Basterà bruciare un quarto dei combustibili fossili attualmente disponibili per allontanare definitivamente la possibilità di contenere il riscaldamento globale entro livelli non catastrofici. Un modo nuovo di stimare l’ andamento che le emissioni globali dovranno avere per evitare il peggio porta ancora brutte notizie sulla possibilità di rallentare il global warming. Due nuovi studi, usciti entrambi la settimana scorsa su Nature, hanno fatto molto rumore nella comunità scientifica e – soprattutto – hanno ribadito l’urgenza che il mondo prenda decisioni rapide e coraggiose per tagliare le emissioni di gas serra.

Ad accomunarli, come anticipato, un approccio nuovo: per stabilire il punto che non bisogna sorpassare per evitare di andare oltre i 2 gradi centigradi di aumento non hanno considerato la concentrazione di CO2 che non bisogna superare, né la percentuale di cui si devono far calare le emissioni rispetto a un dato momento, bensì la quantità assoluta di gas serra che si possono rilasciare. I due lavori – uno coordinato da Myles Allen dell’Università di Oxford, l’altro da Malte Meinshausen del tedesco Potsdam Institute for Climate Impact Research – partono infatti da altri studi che hanno mostrato come, anche se la concentrazione di CO2 si stabilizzasse a un determinata concentrazione, ci sarebbe una certa inerzia prima che ciò si rifletta sull’andamento delle temperature, che potrebbero continuare ad aumentare anche per un secolo. Al contrario la relazione tra quantità totale di carbonio immesso in atmosfera e innalzamento delle temperature sarebbe relativamente prevedibile e lineare.

Secondo Allen e colleghi per fermarsi ad un aumento attorno ai 2 gradi a fine secolo (obiettivo riconosciuto dalla maggior parte dei Paesi, ma insufficiente secondo altri) il mondo può emettere in totale 1 trilione (milione di milioni) di tonnellate di carbonio (circa 3,7 trilioni di CO2 equivalente). Metà del budget è già stato usato, al livello di emissioni attuali l’altra metà verrebbe usata entro il 2040. Dopo di che, per restare sotto i due gradi, l’unica improbabile opzione sarebbe quella di azzerare completamente le emissioni.

Lo studio del team di Meinhausen si concentra invece sulla quantità che è possibile emettere dal 2000 al 2050, sempre per avere possibilità di restare sotto la soglia dei 2 gradi: sarebbe di 1 trilione di tonnellate di CO2 equivalente ( cioè 0,27 se si ragiona in carbonio). Di questo budget nei primi 9 anni ne abbiamo già consumato un terzo, ai ritmi attuali useremo anche il rimanente entro il 2030, ancora prima se le emissioni continuano ad aumentare secondo lo scenario “business as usual”. Per avere il 75% delle probabilità di non mancare l’obiettivo, da qui al 2050 sarebbero rimasti 190 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente da emettere. Per farcela non si può bruciare più di un quarto dei combustibili fossili disponibili ed estraibili a i costi attuali.

Logicamente abbiamo riassunto e semplificato all’estremo, ma quello che conta è la conclusione, identica per i due lavori: il nuovo modo di porre gli obiettivi di riduzione rende ancora più evidente la necessità di agire con urgenza. Solo iniziando a ridurre le emissioni già in questi primi anni si avrà la possibilità di non sforare il budget individuato dagli scienziati. “Nessuno – scrive Allen nel commento allo studio – può ragionevolmente ipotizzare di continuare a emettere così fino al 2040 e poi in qualche modo smettere di usare i combustibili fossili, passare al 100% di carbon capture o semplicemente fermare l’economia da un giorno all’altro. Più a lungo il mondo lascia crescere le emissioni, più arduo sarà ridurle per restare dentro al trilione di tonnellate. Se si lasciano crescere oltre il 2020 bisognerà affrontare riduzioni dell’8% annuo per restare dentro al budget”. Parole e dati che si spera troveranno orecchie aperte quando il mondo dovrà decidere, a dicembre, a Copenhagen.

GM

6 maggio