E all’improvviso sbuca l’Italia che arriva quarta, spalla a spalla con gli Usa e subito dopo Spagna e Germania, nella classifica mondiale delle installazioni fotovoltaiche del 2008. Il dato finale per il nostro paese è stato infatti rivisto ad aprile dal GSE a 338 MW a seguito della elaborazione delle domande pervenute nei primi mesi di quest’anno, ma riferite ancora agli impianti installati nel 2008. Nel solo mese di dicembre si era infatti registrato un rush di 130 MW in previsione del leggero calo dell’incentivo.

A livello mondiale lo scorso anno la potenza installata è stata più che doppia rispetto ai valori del 2007. Una crescita formidabile, condizionata però dal boom irripetibile della Spagna. Per comprendere la rapidità della diffusione del fotovoltaico, basta osservare che i MW connessi in rete nel 2008 in Italia sono stati superiori alla potenza che veniva installata annualmente in tutto il mondo all’inizio del decennio (334 MW nel 2001).  Mentre a lungo siamo stati nelle posizioni di coda nella diffusione delle rinnovabili, adesso il recupero è netto. Oggi, infatti, possiamo affermare di aver superato la soglia dei 500 MW fotovoltaici totali, considerando anche gli impianti realizzati prima del conto energia. ma la crescita riguarda anche il solare termico e l’eolico, rispettivamente con 350-400.000 metri quadrati e 1.010 MW installati lo scorso anno.

Cosa ci aspetta ora? Se si considerano gli scenari sul medio termine, l’Italia dovrebbe mantenere il secondo posto in Europa, visti i tetti massimi imposti al mercato spagnolo (grafico 1). L’ultima elaborazione dell’Epia, resa pubblica ad aprile in piena crisi, indica un mercato mondiale in continua crescita che nel 2013 dovrebbe garantire installazioni comprese tra 12,5 e 22,5 GW.
Il boom di dicembre, il maltempo dei primi mesi 2008 e gli effetti della crisi hanno rallentato la crescita in questo primo scorcio di anno, ma la corsa è destinata a riprendere grazie alle forti diminuzioni dei costi (grafico 2) e alla progressiva entrata in funzione di impianti multi MW.

Oltre agli effetti della crisi finanziaria, i due elementi che condizioneranno la diffusione del fotovoltaico nel nostro paese nei prossimi anni sono le modalità e l’entità della riduzione dell’incentivo da un lato e il governo delle domande degli impianti su larga scala dall’altro.
Ogni tanto circolano voci su possibili ritocchi del conto energia prima della scadenza della fine del 2010 e questo fatto è molto negativo perché genera incertezza. Già la pessima uscita sulla revisione delle detrazioni fiscali del 55% aveva, impropriamente, generato onde d’urto anche sul mercato del fotovoltaico inducendo dubbi sulla certezza del diritto. Il solo comparire di annunci di revisione delle tariffe, peraltro non da fonte ufficiale, rischia di far desistere non solo piccoli e grandi operatori, ma anche di rallentare gli investimenti sul lato della produzione delle tecnologie.
Detto questo, occorre un ampio confronto per fare in modo che la riduzione del conto energia nei prossimi anni sia tale da rendere sostenibile la connessione in rete di una potenza annua superiore al GW (sul modello tedesco, per intenderci, sia come contenimento dell’incentivo che come entità delle installazioni).

E veniamo al secondo punto di riflessione. Si sa che sono state presentate richieste per diverse migliaia di MW nelle regioni del sud, in alcuni casi per centrali di potenza superiore ai 100 MW. Ora, non si tratta di essere pregiudizialmente contrari agli impianti a terra. Per raggiungere targets come quelli che propone l’Epia, 390 GW alla fine del prossimo decennio in grado di coprire il 12% della domanda europea di elettricità, o anche “solo” gli 8,5 GW indicati nel position paper italiano, è ovvio che occorrerà un mix bilanciato di tipologie, con una prevalenza di milioni di edifici solarizzati, ma dando spazio anche ad impianti a terra.
La spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo di energia aiuterà molto la diffusione del fotovoltaico. In Gran Bretagna si sta discutendo la legge che prevede che dal 2016 tutti i nuovi edifici residenziali debbano essere “carbon neutral” e l’esempio dilaga perché anche Francia, Germania e Olanda stanno definendo analoghi obbiettivi al 2020. Per finire, la Commissione industria del Parlamento europeo lo scorso 31 marzo nelle raccomandazioni sulla revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici ha inserito la proposta che tutti i nuovi edifici siano ad emissioni zero a partire dal 2019.
Dunque, tutto fa pensare che si aprirà un mercato di milioni di impianti FV nella nuova edilizia che si aggiungeranno agli interventi sull’esistente.
Sul fronte degli impianti a terra, la sfida è quella di progettare interventi di dimensioni accettabili in aree marginali. In alternativa, andrebbero integrati con la produzione agricola che rendano gradevole la loro presenza. Per esempio, campi con file di inseguitori solari intervallate tra di loro da coltivazioni, recinzioni di alberature … Se non passa una concezione intelligente per gli impianti a terra, il rischio di una reazione negativa a livello locale è probabile, come insegnano le polemiche degli ultimi anni sui campi eolici.

Un’ultima riflessione sull’attuale situazione di crisi economica. Ovviamente questa si riflette anche sul settore delle rinnovabili principalmente per la difficoltà dell’accesso al credito.
Mentre confortano i dati 2008 della Germania che risentono ancora limitatamente della crisi, con un aumento da 250.000 a 280.000 del numero degli occupati nelle rinnovabili e con investimenti cresciuti del 20% a 13 miliardi di euro, sono sempre più diffusi in questo inizio di anno i segnali di difficoltà con licenziamenti e ridimensionamenti. I dati del primo trimestre 2009, con 13,3 miliardi $ di investimenti su scala mondiale, indicano un dimezzamento delle attività nelle rinnovabili rispetto allo stesso periodo del 2008. La situazione dovrebbe però migliorare significativamente quando diverranno operativi i finanziamenti anticiclici predisposti dall’Amministrazione Obama e da altri governi.

In questo contesto di difficoltà, l’Italia, che presenta ottimi livelli di incentivazione e di insolazione, dovrebbe reggere meglio di altri dal punto vista delle installazioni ed offrire interessanti opportunità anche nella fase della produzione delle tecnologie. E infatti diversi produttori di celle e moduli stanno incrementando la loro capacità produttiva. E’ il caso, tra gli altri, di X-Group, Helios Technology, Solarday, Pramac e per finire del grande progetto sui film sottili di Enel e Sharp. Dunque, mentre in altri paesi ci sono ripiegamenti, la nostra industria cresce. Proprio per questo è importante garantire certezze sul conto energia fino alla fine del 2010. In questo modo l’Italia si presenterà, alla ripresa del mercato, con una capacità produttiva autonoma in grado di reggere la concorrenza.