Il riscaldamento globale “è una drammatica certezza destinata a portare un regime di precipitazioni quasi tropicale nelle regioni temperate, come l’Europa Meridionale e l’Italia”. È quanto sostiene Antonello Provenzale, dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, interpellato sull’argomento da ‘Geo’, il mensile Gruner+Jahr/Mondadori, in edicola sabato 18 aprile con un ampio servizio dedicato ai cambiamenti climatici che anticipa oggi con una nota.

L’ultimo rapporto dell’Ipcc (International Panel on Climate Change), dice Provenzale, è chiaro: “se fino a ieri il riscaldamento globale era solo un’ipotesi molto accreditata, oggi è una drammatica certezza”. Ad aggravare la situazione, secondo l’esperto del Cnr, la velocità con cui si sta manifestando questo fenomeno: “In passato i mutamenti climatici sono avvenuti quasi sempre nel corso di centinaia o migliaia di anni: oggi si parla di alcuni decenni“.
Un fattore che “mette a dura prova le capacità di adattamento di piante e animali“, come sottolinea nello stesso articolo anche Giuseppe Bogliani, docente di zoologia all’Università di Pavia, secondo cui “oggi tra un’area naturale e l’altra ci sono case, ponti, autostrade, ferrovie, coltivazioni, impianti industriali e infrastrutture, vere e proprie barriere che impediscono materialmente agli animali di spostarsi verso climi più freschi e alle piante di fissare tappe di spostamento”.

Sul fronte delle responsabilità del riscaldamento globale, per Antonio Navarra, direttore del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici, ci sono pochi dubbi: “Le ricerche hanno stabilito che alcuni parametri del clima terrestre non possono essere spiegati solo con la variabilità di alcuni fenomeni naturali, come l’irraggiamento solare – dice Navarra – e poiché le uniche modifiche degli ultimi 50 anni sono state le emissioni umane, possiamo dire con una probabilità alta che il riscaldamento c’è ed è determinato in percentuale elevata dalle attività umane”.

Ma come fare per salvaguardare il clima? A questo proposito ‘Geo’ riporta un recente studio (2008) dell’istituto di consulenza britannico Policy Exchange dal titolo “The Root of the Matter“, che ha calcolato la convenienza economica di alcuni metodi per combattere l’effetto serra. Il risultato è sorprendente: per prevenire l’emissione di una tonnellata di CO2 è sufficiente un investimento di 3 dollari nella riforestazione, mentre lo stesso effetto si può ottenere, in condizioni favorevoli, investendo 10 centesimi di dollaro nella protezione delle zone umide tropicali, un costo 1.460 volte inferiore a quello dell’energia nucleare e 1.330 volte inferiore rispetto all’investimento necessario a ridurre l’emissione di una tonnellata di CO2 attraverso l’uso di biocarburanti“.

14 aprile 2009