La bomba metano sotto il ghiaccio

  • 23 Marzo 2009

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Con il riscaldamento globale il metano intrappolato nei ghiacci dell'Artico viene rilasciato in atmosfera in quantità sempre maggiori, con effetti sul clima potenzialmente disastrosi. Un documento di Greenpeace sintetizza i termini del problema.

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Una bomba per il clima, sepolta sotto i ghiacci dell’Artico. Il metano intrappolato nel permafrost delle regioni più settentrionali del pianeta con l’aumentare delle temperature sta tornando in atmosfera, con conseguenze potenzialmente disastrose per il clima, dato che questo gas trattiene il calore circa 21 volte più di quanto faccia l’anidride carbonica. Abbiamo già parlato in passato di questo particolare conseguenza del global warming che rischia di scatenare un effetto a catena.

Per capire il potenziale impatto sul clima di questo fenomeno, basti pensare che – secondo uno studio pubblicato la scorsa estate su Nature – se la Terra 635 milioni di anni fa si è trasformata dalla palla di neve e ghiaccio che era in un pianeta abitabile, lo si dovrebbe proprio a una grande fuga di metano dai ghiacci che allora si estendevano fino all’equatore. I dati che rilevano come un processo analogo stia accadendo anche ora con il riscaldamento globale non mancano: gli ultimi in ordine di tempo quello dell’Istituto norvegese di ricerca sull’aria, pubblicati una decina di giorni fa, che registrano un aumento preoccupante delle concentrazioni del gas presso le Isole Svalbard.

A questa tematica l’Unep l’anno scorso aveva dedicato un report. Ora un documento pubblicato da Greenpeace Italia (vedi allegato) fornisce un’efficace sintesi in italiano dei termini del problema. La concentrazione del metano in atmosfera – si legge nel briefing – è quasi triplicata rispetto ai livelli preindustriali. Gas che arriva sia da fonti naturali che antropiche: dei 500-600 milioni di tonnellate di metano rilasciati in atmosfera ogni anno, circa 200 vengono dai vari tipi di suolo, di cui 50-60 milioni dai territori attorno al circolo polare artico, soprattutto Siberia (64% delle emissioni di CH4 dall’ex-Unione Sovietica), Canada e Alaska (18%). Per una spiegazione efficace del fenomeno si veda anche il video pubblicato sul sito internet del Los Angeles Times e dall’Univeristà dell’Alaska.

Ad oggi l’area Artica è quella che si sta riscaldando più velocemente di qualsiasi altra del Pianeta, con aumenti delle temperature da due e tre volte più alti rispetto alla media globale di +0,8°C. A causa dei fenomeni di scongelamento in corso, si stima che le emissioni di metano nell’Artico potranno raddoppiare nel corso del secolo, superando i 100 milioni di tonnellate all’anno. Nella sola Siberia si stima che siano “stoccati” 50 miliardi di tonnellate di quesdto gas, una quantità pari a dieci volte il metano presente oggi in atmosfera. Se questa quantità venisse liberata produrrebbe un’amplificazione del riscaldamento del pianeta difficile da quantificare.

23 marzo 2009

 
 
 
 
 
 
 
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