Miliardi raccolti dalla vendita dei diritti ad emettere che vanno a finanziare le energie pulite e riduzione del trattamento fiscale di favore ai petrolieri. Il marchio verde del progetto politico di Barack Obama non manca neanche nel primo documento di programmazione finanziaria, il budget fino al 2019, presentato la settimana scorsa.
Obama, ricorderete, è stato eletto con un programma elettorale in cui prevedeva di ridurre le emissioni tramite un sistema di tipo “cap and trade”, con messa all’asta del 100% dei permessi: un mercato delle emissioni senza quote assegnate gratuitamente. Il budget presentato sembra mostrare che l’intenzione di mettere in piedi il meccanismo già nei prossimi anni, per averlo operativo nel 2012, è alquanto seria.
Da questo meccanismo, cioè dalla vendita dei permessi ad emettere, infatti, già dal 2012 dovranno venire 79 miliardi di dollari all’anno, che aumenteranno fino a diventare 83 all’anno nel 2019: nei primi  anni l’emission trading raccoglierà così 646 miliardi di dollari.
Interessante anche il capitolo “Eliminate oil and gas company preferences”, cioè l’abolizione dei privilegi delle compagnie petrolifere, che taglia sussidi e agevolazioni ai petrolieri per un totale di 32,7 miliardi di dollari nel periodo 2010-2019. Si punta pertanto a ridurre i vari sussidi indiretti al settore: ad esempio le deduzioni fiscali per le compagnie (dalla cui eliminazione si prevede di ricavare 13,3 miliardi di dollari) o le agevolazioni allo sviluppo dei giacimenti maturi (8,25 miliardi di dollari). Una tassa del 13% sulla produzione di idrocarburi nel Golfo del Messico, invece, porterà alle casse pubbliche federali circa 5,3 miliardi di dollari. Altro che “robin tax” italiana!

Insomma, soldi prelevati dalle fonti energetiche sporche che andranno reindirizzate a quelle pulite: il budget, mantenendo fede alla promessa fatta in campagna elettorale, destina per i prossimi dieci anni 15 miliardi all’anno del ricavato della vendita delle emissioni allo sviluppo di fonti rinnovabili, efficienza energetcia e automobili più sostenibili. Il resto dei fondi raccolti con l’emission trading (63,7 miliardi nel 2012) andrà nel capitolo “sgravi fiscali” per i lavoratori, dando così un argomento in più per controbattere a chi obietta che i limiti sulle emissioni sono fuori luogo in tempo di crisi.

Nel documento anche un registro delle emissioni di gas serra che costerà 19 milioni e più soldi alla ricerca sul cambiamento climatico: 1,3 miliardi alla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e 1,5 mld di $ nei prossimi 2 anni alla Nasa, per creare un sistema di monitoraggio del clima del pianeta. Un’ iniezione anche alle casse dell’Epa (Environmental Protection Agency): 10,5 miliardi per il prossimi due anni. Sarà l’agenzia per la protezione dell’ambiente a dover mettere in piedi il sistema di scambio delle emissioni che ha un ruolo così importante nel budget di Obama. Ora il documento di programmazione finanziaria dovrà affrontare il Congresso, che lo esaminerà ad aprile.

GM

3 marzo 2009