Con le sue prime decisioni Obama sembra voler lanciare messaggio chiaro sulle sue intenzioni ecologiche. È partito dalle automobili, firmando l’ordine esecutivo che impone all’EPA di riconsiderare la richiesta della California e di altri 13 Stati di poter stabilire standard di emissioni più severi di quelli federali. Sempre sull’efficienza delle automobili ieri ha poi sollecitato il Dipartimento del Trasporto a stabilire entro marzo requisiti più stringenti a livello federale, da applicare per i modelli prodotti dal 2011 in poi. Al 2020 – ha auspicato il neopresidente – si dovrà arrivare a un limite di 35 miglia per gallone (circa 14 km al litro).

Tutte misure fortemente avversate dalla lobby dell’auto: se gli Stati più verdi riusciranno ad imporre i propri limiti, l’industria si troverà a produrre di fronte ad un mercato interno differenziato. I limiti di emissioni voluti dalla California, ad esempio, farebbero sì che nel Golden State si possano vendere solo auto che fanno almeno 18 km al litro: secondo fonti dell’industria questo significherebbe dover investire, almeno inizialmente, circa 5mila euro per auto prodotta. Obama, insomma, dimostra di voler fare rispettare le condizioni poste nel maxi finanziamento all’industria automobilistica (50 miliardi di dollari) inserito nel “pacchetto stimolo”. Le auto efficienti del futuro, aveva annunciato, dovranno essere prodotte in America.

Sempre ieri, il presidente democratico ha ribadito gli altri impegni inseriti nel pacchetto, come quelli per l‘efficienza energetica negli edifici. Secondo Obama questi sono i primi passi verso l’indipendenza energetica: “ridurranno di 2 miloni di barili al giorno la dipendenza dal petrolio estero”, ha detto, ripetendo che il concetto chiave della campagna per cui l’efficienza è fondamentale, sia da un punto di vista geopolitico (“il petrolio estero paga dittatori, proliferazione nucleare e alimenta entrambi i fronti della guerra al terrore”), che per prevenire gli effetti del riscaldamento globale. Su questo punto la conferenza di ieri è stata anche l’occasione per ribadire che esiste la volontà di far assumere agli Usa un ruolo attivo nello sforzo internazionale per fermare il global warming.

Tutto ciò sembra un buon inizio per il mandato di Obama. Certo, come fa notare Zucconi su La Repubblica, gli annunci di Obama sono indubbiamente studiati in modo da sfruttare la cassa di amplificazione dei media, per trasmettere il senso di cambiamento, ma dietro le parole non si può dire che non ci siano i fatti. L’EPA dell’era Bush, ad esempio, aveva negato agli Stati più verdi la possibilità di essere più severi sulle emissioni: la decisione di ieri, seppure non immediatamente, cambierà diverse cose spingendo magari altri Stati sulla strada dei 13 più ecologici. Anche perché a capo dell’EPA Obama ha messo Lisa Jackson, democratica molto propensa a tagliare decisamente le emissioni: fu lei a far adottare il sistema “cap and trade” al New Jersey.

Giustificata, dunque, la grande soddisfazione per questa decisione di Schwartzenegger, governatore repubblicano della California che dal 2005 spinge per norme più severe sulle emissioni delle auto. Commenti positivi anche dalle maggiori associazioni ambientaliste americane come la League of Conservation Voters e Environment America. Le promesse verdi per ora, dunque, non si rivelano delusioni. Se chi ben comincia è a metà dell’opera, ci sono buone speranze di vedere messe presto in opera le proposte più ambientaliste del “pacchetto stimolo”, che contiene idee interessanti e coraggiose ma, proprio per questo, anche di non facile realizzazione.

E’ il caso della proposta inserita dal democratico californiano Henry Waxman: introdurre una regolamentazione che faccia in modo che i guadagni dei fornitori di elettricità non siano più direttamente proporzionali alla quantità di energia venduta. Un sistema, detto decoupling, già adottato da tempo in California e che è stato fondamentale per migliorare l’efficienza energetica dello Sato, permettendo alle utility di guadagnare anche sull’energia fatta risparmiare ai propri clienti. Una strategia che merita di essere approfondita in un nostro possimo articolo.

GM

27 gennaio 2009