Nell’ultimo discorso programmatico tenuto l’8 gennaio scorso prima dell’insediamento alla Casa Bianca, il neo presidente ha presentato le linee-guida del suo “Piano per la ripresa e i nuovi investimenti” (American Recovery and Reinvestment Plan) che associa parte degli interventi anti-crisi economica alle misure anti-riscaldamento globale, e avvia così la realizzazione del piano presentato in campagna elettorale “Nuova energia per l’America”.   … … …

Questo piano servirà a creare o a mantenere in vita entro la fine del 2010 tra i tre e i quattro milioni di posti di lavoro, ha calcolato lo Studio sull’impatto occupazionale del piano, (The job impact of the American Recovery and Reinvestement Plan), presentato dai suoi esperti il giorno dopo.
Non del solito piano di lavori pubblici si tratta, bensì, “di un piano che riconosce il paradosso e l’opportunità offerte insieme in questa fase: che ci sono milioni di americani in cerca di lavoro mentre in tutto il paese c’è un sacco di lavoro da fare”, ha detto il neo presidente Usa. Per questo le priorità saranno l’energia e l’istruzione, la sanità e nuove infrastrutture necessarie per mantenere forza e competitività nel XXI secolo. La stragrande maggioranza (il 90%) dei nuovi posti di lavoro sarà creata nel settore privato, mentre in quello pubblico saranno preservati dai tagli i posti degli insegnanti, dei poliziotti, dei vigili del fuoco e delle altre categorie che garantiscono servizi essenziali.
Per dare vita ad un sistema energetico pulito, nei prossimi tre anni sarà raddoppiata la produzione di energia da fonti non fossili.  … … …

Ma quanto ha pesato il programma energetico verde sulla vittoria elettorale di Obama?
Per il Presidente dei Friends of the Earth Usa, Brent Blackwelder, l’elezione di Obama e di molti candidati ambientalisti in tutto il paese ha espresso al contempo il rigetto per le politiche energetiche fallimentari dell’era Bush e un mandato storico per realizzare cambiamenti su larga scala, in profondità. Secondo l’analisi delle dichiarazioni raccolte all’uscita dai seggi, per più del 60% è stata invece l’economia a orientare il voto. Se i cambiamenti climatici possono non aver dominato le intenzioni di voto degli elettori, le strategie complessive di Obama in materia di politiche energetiche hanno però contribuito a delinearne l’immagine di portatore del cambiamento, commentava Ben Block del Worldwatch. E resta il fatto che gli elettori hanno largamente premiato i candidati al Congresso che avevano chiesto interventi più incisivi in materia di lotta ai cambiamenti climatici: al Senato e alla Camera dei Rappresentanti sono stati eletti 92 dei 116 candidati ambientalisti sostenuti dalla League of Conservation Voters .

E gli ambientalisti d.o.c cosa pensano delle politiche energetico-ambientali di Obama?
Per Flavin “siamo a un punto di svolta per le questioni ambientali, in cui il progresso in campo ambientale è legato strettamente all’economia. Conta meno il controllo dei livelli di inquinamento rispetto alla creazione di nuove industrie, sia che si tratti di uso fonti rinnovabili, efficienza energetica, nuovi sistemi di trasporto, o nuovi edifici verdi”.
Con la realizzazione del sogno di Martin Luther King – un presidente nero alla Casa Bianca – l’America buona ha rilanciato nel mondo la sua promessa carica di aspettative, fortemente tinte anche di verde. La domanda, ora, è se (come speriamo) Obama ce la farà a mantenerla. Sarebbe una svolta di valore mondiale.

Silvia Zamboni

tratto da articolo pubblicato sul n. 2/09 di QualEnergia (di prossima uscita)

20 gennaio 2009