La Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici che si è svolta a Poznan (Polonia) a dicembre 2008 ha toccato anche alcune tematiche inerenti il mondo forestale e, nello specifico, i temi oggetto del negoziato sono stati: la riduzione delle emissioni dalla deforestazione e degrado forestale (REDD) nei paesi in via di sviluppo, le future regole per l’utilizzo delle attività agro-forestali da parte dei paesi industrializzati (paesi Annesso 1) e la potenziale modifica di alcune regole di eligibilità e/o addizionalità relative ai progetti forestali (afforestazione e riforestazione) nel CDM.
In sintesi, si riportano i risultati scaturiti dalla Conferenza di Poznan su queste tre tematiche che vedono le attività agro-forestali come protagoniste.

REDD – Riduzione delle emissioni dalla deforestazione e degrado forestale nei Pvs
Il tema della lotta alla deforestazione è uno dei più importanti nel processo negoziale verso la Conferenza di Copenaghen di fine 2009. In termini di emissioni in atmosfera, la deforestazione, per lo più tropicale, contribuisce per circa il 20% sul totale delle emissioni antropogeniche e la rilevanza del tema non risiede, purtroppo, negli evidenti risvolti di natura ambientale e sociale, quanto negli elementi di flessibilità che potrebbe portare a supporto di un negoziato che si profila per il 2009 alquanto critico.
Nel 2005 era iniziato un processo volto ad approfondire la tematica nei paesi in via di sviluppo e in particolare le modalità per ridurre le emissioni causate dalle attività di deforestazione. Dopo due anni di incontri a livello tecnico, si formalizza l’introduzione del tema REDD nel Piano di Azione adottato a Bali nel 2007 con evidenti potenziali vantaggi per i paesi in via di sviluppo (Pvs) che dimostreranno di aver ridotto le loro emissioni da deforestazione e degrado forestale rispetto a dei livelli di riferimento.

I Pvs, in sostanza, potranno ricevere un incentivo economico attraverso dei fondi specifici oppure attraverso l’ingresso nel mercato del carbonio. L’anno 2008 è risultato molto importante per delineare e iniziare ad attuare il programma di lavoro in vista della COP15. Gli incontri negoziali di natura tecnica che si sono svolti nel corso dell’anno (Bangkok, 31 Marzo-4 Aprile; Bonn, 2-13 Giugno; Accra, 21-27 Agosto) hanno confermato la volontà delle Parti di lavorare seriamente per trovare una soluzione ai molti quesiti di natura tecnica e metodologica che risultano al momento aperti e relativi, in estrema sintesi, alle regole e modalità per la contabilizzazione delle variazioni di carbonio contenuto nelle foreste tropicali a seguito della potenziale riduzione della deforestazione (stima delle emissioni derivanti dalla deforestazione e degrado forestale, monitoraggio e reporting) e all’attuazione concreta di attività di capacity-building, assistenza tecnica e raccolta di dati.

Proprio su questi temi si è verificato a Poznan un brusco rallentamento dovuto al fatto che alcuni paesi, in particolare il Brasile, non ritengono che tali aspetti metodologici possano essere affrontati con successo avendo come base esclusiva di riferimento le Linee Guida dell’IPCC, in particolare quelle adottate nel 2003. Il programma di lavoro approvato per il 2009 prevede quindi di continuare ad analizzare tali aspetti metodologici focalizzando l’attenzione: sui livelli di riferimento delle emissioni da adottare per la deforestazione e il degrado forestale; sul ruolo della conservazione, gestione forestale sostenibile, variazione della copertura forestale e carbon stocks associati e i relativi livelli di riferimento delle emissioni.
Il segretariato UNFCCC dovrà, inoltre, preparare un documento tecnico sui costi di attuazione delle metodologie e dei sistemi di monitoraggio relativi alle stime delle emissioni da tali attività. Più in generale, le Parti, cioè i Paesi aderenti alla Convenzione UNFCCC che partecipano ai negoziati per il post-2012, potranno, entro il 15 febbraio 2009, presentare le proprie esperienze e relative posizioni negoziali in merito ai temi sopra indicati ed essendo alcune di queste informazioni già state richieste e, in parte, disponibili si può considerare l’appuntamento di Poznan come una battuta d’arresto, evidenziando il fatto che al posto di una decisione della COP14 che potesse rafforzare a livello politico la necessità di perseguire con maggiore concretezza e velocità il programma di lavoro adottato a Bali nel 2007 ci si sia limitati ad una semplice conclusione dell’organo sussidiario competente (SBSTA) con allegati una serie di indirizzi di natura metodologica.

Un altro tema che ha creato imbarazzo e preoccupazione nell’ambito del negoziato è quello relativo al coinvolgimento delle popolazioni indigene sul tema della REDD. Alcuni paesi, in particolare Nuova Zelanda, Australia, Canada e Usa, hanno mostrato difficoltà, a causa di una stringente legislazione a livello nazionale, nel ravvisare un qualsiasi riconoscimento legale sui potenziali diritti (e, quindi, benefici economici) derivanti dalle attività di REDD verso tali popolazioni. Alla fine, fatto molto grave, non si è potuto far riferimento alla Dichiarazione ONU sui diritti dei popoli indigeni e la loro partecipazione al meccanismo REDD che verrà adottato in futuro dovrà tener conto delle diverse circostanze nazionali.

Si auspica, a questo punto, che, fermo restando l’importanza di continuare a lavorare sugli aspetti tecnici e metodologici sopra richiamati, ci sia, nei prossimi incontri negoziali, una maggiore consapevolezza politica per l’adozione di un meccanismo per la REDD, direttamente e fortemente connesso alla discussione più generale sugli impegni di riduzione delle emissioni dei gas serra per il post-2012. Ancora una volta, si sottolinea il fatto che dal punto di vista tecnico e metodologico sarà molto complicato giungere ad una soluzione perfetta sotto tutti i punti di vista, ma la perfezione in questo caso non risulta necessaria. I benefici di una pronta partenza di un meccanismo per la REDD sono talmente evidenti (dal punto di vista ambientale, sociale ed economico) da tralasciare, per il momento, eventuali imperfezioni che, senza alcun dubbio, ancora permangono.
Proteggere le foreste tropicali con un meccanismo che riconosca un valore economico al carbonio in esse contenuto e legato agli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici di tutti i paesi, in particolare quelli industrializzati, risulta senza dubbio l’azione più concreta e facilmente raggiungibile alla COP15 di Copenaghen.

L’utilizzo delle attività agro-forestali da parte dei paesi industrializzati nel post-2012
Come è ormai noto, il Protocollo di Kyoto permette ai paesi industrializzati di poter utilizzare le capacità di accumulo di carbonio attraverso le attività agro-forestali (LULUCF – Land Use, Land-Use Change and Forestry) per il raggiungimento dei propri impegni di riduzione delle emissioni nel periodo 2008-2012. Tale flessibilità viene richiesta anche per il periodo post-2012 auspicando comunque una semplificazione delle regole e modalità attualmente vigenti.
A Poznan si è iniziato ad analizzare alcune delle questioni più importanti per la definizione delle regole per la contabilizzazione di tali attività nel post-2012. A seguito del testo negoziale prodotto nella precedente sessione, la discussione si è focalizzata su 4 opzioni che includono un ampio range di possibilità e toccano i diversi aspetti LULUCF: definizioni, art. 3.3 e 3.4 (le attività obbligatorie di Afforestazione, Riforestazione e Deforestazione e le attività opzionali di Gestione Forestale, Gestione suoli agricoli, Gestione Prati/Pascoli e Rivegetazione), nuove attività da includere, tutte potenzialmente interessate all’assorbimento di CO2 dall’atmosfera, e relative regole di contabilizzazione.

Anche altri argomenti vengono considerati, come ad esempio l’inclusione o meno dei prodotti legnosi il cui carbonio in esso stoccato non viene al momento considerato (assunzione conservativa delle linee Guida dell’IPCC). Dopo ampie discussioni sulla natura (volontaria o obbligatoria) delle attività da includere e sui metodi di contabilizzazione di alcune attività, in particolare la gestione forestale, si è deciso di continuare la discussione in occasione dei prossimi incontri negoziali invitando le Parti ad inviare ulteriori chiarimenti sulle proprie posizioni entro 15 febbraio 2009. Uno dei punti centrali riguarda il fatto se mantenere la struttura attuale, seppur complessa, di tali regole, come richiesto dai Paesi in via di sviluppo, oppure esplorare nuove opzioni, con regole più semplici, che permettano di massimizzare il ruolo degli ecosistemi agro-forestali nella lotta al cambiamento climatico. L’importante, si ribadisce, è che tali regole vengano definite prima della decisione che dovrà essere presa alla COP15 sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra al fine di evitare il ripetersi dell’errore di fondo fatto a Kyoto nel 1997 ove si decise che le attività agro-forestali potevano essere incluse senza che se ne conoscessero in anticipo le regole. Ciò portò ad un intenso e complesso negoziato finalizzato a limitare il rischio che queste attività diluissero ulteriormente i non proprio ambiziosi obiettivi di riduzione adottati alla COP3 di Kyoto.

Le foreste nel CDM
Nell’ambito del CDM, fino al 2012, le uniche attività consentite per il rilascio di crediti eligibili sono quelle inerenti l’Afforestazione (A) e la Riforestazione (R), tra l’altro con diverse limitazioni sull’utilizzo di tali crediti da parte dei paesi industrializzati. Nell’ambito delle attività di revisione delle regole del CDM, il Brasile ha proposto al Comitato Esecutivo del CDM di estendere i criteri di eligibilità al fine di permettere le attività di A/R del CDM nelle aree precedentemente ospitanti piantagioni forestali arrivate a fine ciclo produttivo e che ci si aspetta quindi siano convertite a breve ad attività non forestali in mancanza di un progetto CDM. Al di là delle possibili interpretazioni sul concetto di addizionalità (come sostiene il Brasile) o eligibilità (come sostengono molti altri Paesi), rimane il fatto che la proposta presentata risulta un’eccezione a delle regole stabilite in sede di Conferenza delle Parti che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto (CMP) e il Comitato Esecutivo del CDM non ha il mandato per avallare una tale eccezione che necessiterebbe, comunque, di un’apposita decisione della CMP.
Come compromesso, a Poznan si è deciso di richiedere al Comitato Esecutivo del CDM di valutare le implicazioni di una possibile inclusione di tali aree (piantagioni a fine ciclo) per progetti A/R CDM tenendo in considerazione gli aspetti tecnici, metodologici e legali. Tale analisi dovrà essere presentata alla quinta sessione della CMP, a Copenaghen, nel dicembre 2009.

Antonio Lumicisi
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

9 gennaio 2009