Clima, l’Italia tra chi fa meno

  • 11 Dicembre 2008

CATEGORIE:

Presentato anche quest'anno il CCPI, la classifica dei risultati e dell'impegno dei paesi nella lotta al cambiamento climatico. Male nel complesso e pessima figura dell'Italia, che retrocede anche per la mancanza di politiche coerenti e decise contro i gas serra.

ADV
image_pdfimage_print
Nessun paese sta facendo abbastanza per fermare il global warming. A livello globale le emissioni crescono e cresce anche la quantità di CO2 rilasciata per unità di Pil. In questo panaroma l’Italia è tra i paesi che stanno facendo meno per ridurre le emissioni. È quanto emerge dalla quarta edizione del Climate Change Performance Index (CCPI), il documento in cui Germanwatch, assieme alle associazioni ambientaliste riunite nel Climate Action Network Europe, mette a confronto le prestazioni e le politiche in materia di lotta al global warming dei 57 paesi che assieme sono responsabili del 90% delle emissioni.

Nella classifica di quest’anno – è stato spiegato alla presentazione del documento, avvenuta ieri a Poznan – il podio è stato lasciato volutamente vuoto proprio perché nessun paese si sta impegnando a sufficienza nel taglio della CO2. I paesi che stanno facendo di più per ridurre le loro emissioni – Svezia, Germania e Francia – sono così rispettivamente al 4°, 5° e 6° posto nella graduatoria. Oltre che dei risulti raggiunti nella riduzione delle emissioni in termini assoluti, l’indice CCPI tiene conto del trend (che conta per il 30% del punteggio) e delle politiche interne e internazionali di ogni paese in materia di lotta al global warming (20%). Anche ai 3 paesi “più virtuosi”, specialmente alla Germania, CAN-Europe rimprovera  l’arretramento nei negoziati europei per il pacchetto clima: recentemente la premier tedesca Angela Merkel sta cercando di ottenere sconti sulle emissioni per l’industria tedesca.

Ultima nella classifica l’Arabia Saudita, preceduta da Canada e Stati Uniti. Gli Usa, rispetto all’anno scorso, hanno scavalcato il vicino per alcune politiche attuate a livello statale, mentre la speranza dei redattori del CCPI è che il nuovo corso annunciato da Obama aiuti il paese che emette più CO2 al mondo a risalire decisamente la graduatoria per l’anno prossimo. Progressi significativi vengono invece dai paesi emergenti. La Cina – secondo emettitore mondiale – pur non avendo modificato sostanzialmente il trend delle emissioni ha avuto un ottimo punteggio per quel che riguarda le misure adottate e anche l’India è stata premiata per il basso livello di emissioni pro capite e le politiche intraprese.

L’Italia, al contrario dei paesi emergenti citati, peggiora e perde 3 posizioni rispetto all’anno scorso, scivolando dal 41° al 44° posto, per arrivare, guarda caso, proprio accanto all’altra nazione che più si sta adoperando per ostacolare i negoziati europei sul pacchetto clima-energia che si stanno svolgendo ia Bruxelles. Una performance, quella italiana, disastrosa – sottolinea Legambiente, una delle associazioni del Can-Europe che hanno collaborato a stendere il rapporto – che rispecchia il cronico ritardo del nostro paese nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto”.

Oltre al fatto che, a 11 anni dal protocollo di Kyoto, anziché ridurre le emissioni del 6,6% rispetto ai livelli del 1990, l’Italia le ha aumentate del 9.9%, a spingere il paese così in basso nella classifica c’è l’assenza di una strategia complessiva per abbattere le emissioni di CO2, una politica energetica che punta sull’aumento dell’uso del carbone e la carenza di trasporti a basse emissioni.

“A salvare l’Italia dagli ultimissimi posti della classifica – sottolinea Legambiente – le poche ma importanti misure adottate in questi anni, come il conto energia per la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55% per l’efficienza energetica. Misure che paradossalmente sono proprio quelle finite nel mirino dell’attuale governo, che dopo aver eliminato l’obbligo della certificazione energetica degli edifici, ha tagliato anche la detrazione fiscale del 55%”.

Si pensa che per la prossima edizione del CCPI l’Italia possa andare ancora peggio, a causa della sua politica internazionale. Lo fanno temere le dichiarazioni rilasciate ieri da Berlusconi sul pacchetto-clima: “Domani esamineremo le proposte e io avrò la responsabilità di dire sì o no: se gli interessi italiani saranno colpiti, io opporrò il diritto di veto e non avrò nessuna esitazione a farlo”, ha chiarito il premier, identificando probabilmente gli interessi italiani con quelli dei grandi emettitori e non con quelli di gran parte delle piccola e media impresa e del paese intero che dovrà affrontare gli effetti del global warming, effetti che per l’Italia paese, come spiegato dall’European Environment Agency, saranno, tra gli altri, desertificazione delle zone più secche, alluvioni e intensificazione degli eventi metereologici estremi.

GM

11 dicembre 2008
Potrebbero interessarti
ADV
×