Pacchetto clima in dirittura d’arrivo?

  • 10 Dicembre 2008

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Tra compromessi e punti fermi si definisce la bozza finale del pacchetto clima-energia 2020 che sarà presentata ai capi di governo degli Stati Membri. Accettata la clausola di revisione al 2014 della direttiva, ma i target al 2020 non si toccano. L'Italia ancora non è soddisfatta.

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In sede europea si sta definendo la bozza finale del pacchetto energia-clima 2020 che sarà presentata giovedì e venerdì al Consiglio dei Capi di Stato e di Governo.
Nel Consiglio Energia di ieri l’Italia è riuscita a ottenere la clausola per la revisione nel 2014 della direttiva sulle fonti rinnovabili. Attraverso una sessione negoziale tra Parlamento europea, Consiglio e Commissione, si è raggiunto un accordo sulle nuove regole per poter assicurare che comunque il target medio del 20% al 2020 per le rinnovabili resti un punto fermo.
Il Parlamento Europeo ha tenuto a mettere in primo piano il concetto che le nuove regole siano effettive e verificabili. Quindi gli Stati Membri avranno obiettivi nazionali vincolanti e dovranno essi stessi definire chiaramente come assolverli attraverso dettagliati piani nazionali da redigere entro il giugno del 2010. Gli obiettivi intermedi saranno tuttavia indicativi e non obbligatori.
La Commissione Europea avrà pieni poteri nel monitoraggio di questi piani e potrà avviare procedure di violazione contro gli Stati che non applicheranno la nuova direttiva.
Secondo Claude Turmes, negoziatore del Parlamento e rappresentante dei Verdi, questo accordo è motivo di soddisfazione ed è un buon viatico per far sì che l’Europa possa continuare a mantenere la sua leadership e credibilità sulla politica climatica. Vedremo cosa succederà questa settimana.

L’Italia, nonostante il compromesso, non sembra però ancora soddisfatta. Per il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ci sono ancora alcune richieste imprescindibili come quella di voler “proteggere certi settori della nostra industria manifatturiera” che non verrebbero tutelati dalla direttiva (vedi articolo Qualenergia.it).

Ma per Turmes, il successo di questo accordo è da vedere anche nel fatto che gli schemi di sostegno nazionali esistenti non dovranno essere rivisti e che una revisione nel 2014 non toccherà né i target né i meccanismi di sostegno nazionali. Il Parlamento ha inoltre introdotto e rafforzato alcuni punti chiave: le rinnovabili dovranno avere facilità di accesso alle reti elettriche e del gas, i procedimenti autorizzativi dovranno essere più rapidi e di rendere obbligatoria l’installazione di fonti rinnovabili in edilizia.

Sull’annosa questione dei biocombustibili, il Parlamento sembra aver convinto il Consiglio e la Commissione ad accettare un principio importante che riguarda il porre un limite ai cambi di “uso indiretto” dei terreni ai fini della produzione di biofuel. Si è ridotto anche il contributo di agrocombustibili sull’obiettivo del 10%; verranno dati, infatti, speciali premi alle autovetture elettriche (alimentate da rinnovabili) e ai biocaburanti di seconda generazione prodotti da colture non alimentari. Comunque resta aperta in sede europea la battaglia su questo target, secondo molti eccessivo e da rivedere secondo un’ottica di maggiore sostenibilità.

Intanto, la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha annunciato per il 2009 un aumento dei finanziamenti ai progetti legati all’energia (in particolare fonti rinnovabili, efficienza energetica, ricerca e sicurezza degli approvvigionamenti), secondo le linee definite dal piano anti-recessione lanciato dalla Commissione (vedi articolo Qualenergia.it). Nel 2009 la Bei erogherà dunque risorse per 18 miliardi di euro (+ 50% rispetto al 2008).

9 dicembre 2008

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