A Milano nel corso di un convegno organizzato da Assolombarda a Milano, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha oggi affermato di essere contraria alle misure presentate dal governo nel pacchetto anti-crisi che vanno ad ostacolare pesantemente le detrazioni fiscali del 55% per interventi di efficienza energetica in edilizia. Misure, ha detto Marcegaglia, che rischiano di frenare lo sviluppo di diversi comparti industriali, molti dei quali presenti anche all’interno di Confindustria. Per questo motivo chiederà al Governo di rivedere l’articolo 29 inserito nel decreto legge 185.
Inoltre, Marcegaglia chiede che ci siano agevolazioni fiscali per le imprese che investono in risparmio energetico e riduzione delle emissioni, agevolazioni che potrebbero arrivare da una rimodulazione dei fondi strutturali.

Sul pacchetto energia-clima al 2020, se da una parte la Presidente della Confindustria si dice in linea generale d’accordo, non cambia invece la sua richiesta di modificare la parte che contiene il pagamento delle quote di emissioni da parte delle industrie. Una posizione più volte ribadita dall’associazione degli industriali che in pratica chiede “l’allocazione gratuita dei permessi di emissione di CO2, con riferimento ad un benchmark per i vari settori manifatturieri, che si basi sulla capacità di efficienza delle produzioni”.
Il timore, dicono da Viale dell’Astronomia, è di “pagare sotto forma di una tassa occulta la possibilità di emettere CO2 in processi in cui è necessaria, rendendo i nostri prodotti meno competitivi rispetto a imprese delocalizzate in Paesi dove questo non avviene”.

Presente al convegno presso l’auditorium Assolombarda anche Martin Broughton, Presidente della Confederation of British Industry, cioè l’omologo britannico della Marcegaglia. La posizione degli industriali in questo caso è chiara e completamente favorevole al pacchetto 20-20-20 e con gli obiettivi governativi di ridurre le emissioni dell’80% al 2020. Le misure per combattere i cambiamenti climatici e al tempo stesso la crisi economica-finanziaria per Broughton ricalcano esattamente quelle di Barack Obama per gli Usa, cioè ingenti investimenti in efficienza energetica, rinnovabili e mobilità sostenibile.

Intanto tra le imprese e le associazioni di categoria è dura la critica nei confronti del decreto legge 185 e dell’art. 29 in particolare. Il presidente di Ancab/Legacoop, l’Associazione nazionale delle cooperative di abitanti di Legacoop, Luciano Caffini, lo ha definito un provvedimento “anti risparmio energetico”, visto che le misure previste dall’esecutivo “ribaltano il percorso, che diventa difficile o addirittura impossibile, per ottenere le detrazioni del 55% per il risparmio energetico”.
“Un fatto assolutamente negativo – dice Caffini – che va in controtendenza rispetto alle aspettative del paese in campo energetico”. Le cooperative, ricorda Caffini, “avevano già ricevuto un primo colpo nell’agosto scorso, con la risoluzione dell’Agenzia delle entrate che riconosceva la detrazione solo alle imprese a carattere strumentale; adesso, con questo ulteriore provvedimento non si consente ai soci, e ai cittadini più in generale, di innovare nel campo del risparmio energetico”. “Se si aggiunge – conclude il presidente di Ancab/Legacoop – che per il 2008 e 2009 la crisi economica si farà più dura, allora si creerà una grave situazione di incertezza a fronte degli investimenti e delle spese già sostenute da cooperative e imprese così come dai cittadini di questo paese”.

Dove è significativa la presenza delle imprese artigiane e delle Pmi del settore delle costruzioni, dell’impiantistica e delle manifatture, imprese coinvolte dal decreto 185, è nella CNA. Il segretario generale, Sergio Silvestrini, della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (CNA) ha ovviamente attaccato il decreto governativo, dichiarando che “è sorprendente che un decreto legge varato in funzione anticrisi dell’economia nazionale disponga, di fatto, la forte riduzione dell’attività per il 2009 ed il 2010 di un settore innovativo e trainante come quello del risparmio energetico”. E ha rincarato la dose di critiche affermando che “per sapere se si ha diritto all’agevolazione fiscale del 55% è necessario attendere il mese di giugno 2009 o 2010 potendo presentare, da parte dei contribuenti interessati, solo a tale data l’apposita domanda disposta con il decreto legge, significa affossare l’attività di un intero settore”.

Anche sul fronte del solare termico, che ha registrato in Italia tassi di crescita mai avuti nella storia di questa tecnologia, c’è molto sconcerto. Secondo il presidente Assolterm, Sergio D’Alessandris, “questo pacchetto anticrisi del governo avrà l’effetto contrario e aprirà una grossa crisi per le aziende italiane del solare termico”. Assolterm parla di rischio per acquirenti ed imprese del settore. I primi, ai quali sono stati garantiti dai venditori gli sgravi secondo legge, si vedranno negare le agevolazione promesse. Le seconde, di fronte ad una possibile rivalsa da parte dell’acquirente per la mancata agevolazione garantita, si troverebbero senza liquidità. Assolterm trova, inoltre, strana formula del “silenzio dissenso”, cioè quella per la quale l’Agenzia dell’entrate che vaglierà e giudicherà le richieste ha a disposizione 30 giorni per comunicare l’accettazione delle richieste, richieste vagliate in base all’ordine cronologico di invio. La mancata comunicazione da parte dell’Agenzia significa automaticamente la bocciatura della richiesta senza possibilità di appello o di spiegazioni in proposito. Il presidente D’Alessandris comunque confida in un’apertura da parte del governo per chiarire le ambiguità presenti nel decreto e per rilanciare il settore che sarà importante per ottenere gli obiettivi europei al 2020.

2 dicembre 2008