Ad oltre due anni dall’approvazione (giugno 2006) il Piano Energetico e Ambientale della Sardegna (PEARS) è ancora bloccato. L’eolico, che secondo dati ANEV potrebbe arrivare, nel rispetto del paesaggio, a 1.750 MW entro il 2020, creando circa 7mila posti di lavoro, è al momento fortemente limitato dalla normativa regionale, che permette di realizzare impianti eolici solo nelle zone industriali.
 
Domenica scorsa un gruppo di attivisti di Greenpeace occupava la centrale a carbone di Fiume Santo in Sardegna, di proprietà di E.ON, per protestare contro i piani di espansione del carbone della Regione e chiedere invece di rilanciare l’eolico nell’isola e ottenendo dall’Assessore all’Ambiente della Regione Sardegna, Cicitto Morittu, la dichiarazione che il governo regionale intende rivedere il piano regionale per renderlo coerente con gli obiettivi europei in materia di rinnovabili e td emissioni. Almeno nelle dichiarazioni, dunque, sembra che la Regione Sardegna voglia intraprendere un cambio di rotta. Abbiamo raggiunto telefonicamente a bordo dell’Artic Sunrise, la nave di Greenpeace in tour contro il carbone, Francesco Tedesco, responsabile nell’associazione della campagna clima ed energia.

Tedesco, con la protesta di domenica scorsa Greenpeace ha raccolto un primo successo. Quali sono le prossime tappe affinché la Sardegna abbia un futuro energetico più sostenibile?
La prossima verifica sarà la stesura del piano energetico regionale. Ci sarà una consultazione a cui potranno partecipare tutti soggetti interessati. Noi parteciperemo sicuramente al tavolo e chiederemo che il PEARS venga rivisto profondamente. Vogliamo un cambio di rotta a 180 gradi della politica regionale, che fino a oggi prevede di raddoppiare le emissioni da qui al 2020; chiederemo che l’obiettivo del piano sia almeno di stabilizzare queste emissioni. Continueremo a seguire da vicino le mosse del governo regionale che si avvicina ad un momento politico importante come le elezioni regionali. Vogliamo vedere se sanno accogliere questa sfida per l’occupazione e per il rilancio dell’energia pulita sull’isola. E’ una cosa altamente probabile dato che anche Terna ha dichiarato che la rete elettrica non è affatto un limite per lo sviluppo dell’eolico. Fondamentale sarà la rimozione dei vincoli attuali all’eolico per far decollare questa fonte rinnovabile in quella che è la regione più ventosa d’Italia.

Voi avevate chiesto anche a E.On. di non procedere con l’ampliamenti degli impianti a carbone. Qual è stata la risposta finora?
La società ci ha dato una risposta molto negativa e non ha voluto trovare una linea d’accordo. Avevamo chiesto loro di fare delle dichiarazioni a favore delle rinnovabili in Sardegna, ma non ci hanno dato risposta. Noi restiamo aperti al dialogo anche se per ora registriamo una certa distanza. Anche altri uffici di Greenpeace in Europa hanno conflitti aperti con E.On., in Olanda, Germania, e Gran Bretagna. Staremo a vedere.

Per quanto riguarda la situazione nazionale quale ruolo dovrebbe avere il carbone per rimanere coerenti con gli obiettivi europei del 20-20-20?
La produzione di energia da carbone rende impossibile essere coerenti con gli obiettivi di riduzione delle emissioni. In Italia abbiamo diversi progetti di espansione del carbone e di conversione a carbone di vecchie centrali a olio. I progetti più importanti sono quelli dell’Enel. Una cosa è la riconversione della centrale di Civitavecchia, che è già stata autorizzata e che presto entrerà in funzione, un’altra cosa è quella della centrale di Porto Tolle: solo con queste due centrali verranno immessi in atmosfera 20 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, mentre invece l’Italia per raggiungere gli obiettivi di Kyoto al 2012 dovrebbe ridurre le emissioni di quasi 100 milioni di tonnellate di CO2. Questo fa capire che, guardando sia agli impegni internazionali che a quelli europei, la politica italiana sul carbone è inconcepibile.

GM

 
24 ottobre 2008