La British Wind Energy Association (BWEA) è un’associazione molto attiva nell’eolico, in tutte le sue componenti, e il Regno Unito, dal canto suo, ha da sempre manifestato un grande interesse verso la fonte eolica, in ragione delle sue enormi potenzialità. In particolare è sensibile alle due espressioni estreme del settore, l’offshore e la microgenerazione.

Per quanto attiene la microgenerazione la BWEA ha elaborato un documento molto interessante “BWEA Small Wind System UK Market Report 2008“. Le considerazione alla base di questo rapporto sono la consapevolezza che il Regno Unito ha la migliore risorsa eolica europea, un’industria leader nel campo della piccola taglia e, infine, la progressiva confidenza verso la tecnologia e i suoi vantaggi applicativi da parte della popolazione.
Il documento pone in risalto l’ampiezza e la dinamica che hanno caratterizzato l’evoluzione del settore nel paese, evidenziando le prospettive di sviluppo del mercato interno ed estero, oltre che a fornire un supporto all’industria a livello informativo e al governo in merito all’opportunità di adottare e implementare una politica di sviluppo adeguata.

Dalla visione del rapporto emerge chiaramente come un interessante contributo, in termini di energia generata e conseguentemente di un abbattimento significativo dei gas serra, possa provenire dal microeolico con potenza fino a 1,5 kW e, in misura ancora superiore, dal minieolico di bassa potenza, da 1,5 a 10 kW.
Ciò significa una predominanza dell’applicazione domestica che presuppone il coinvolgimento di molte famiglie, soprattutto nel microeolico, che per contribuire in modo significativo alla produzione di energia deve necessariamente fare affidamento su un elevato numero di utenti.
Di grande interesse è anche la modalità di crescita di questo segmento di mercato che, a partire dal 2007, ha assunto un carattere rilevante, con un ulteriore crescita nel 2008 e una previsione di sviluppo ancora maggiore nel corso del 2009.

Dall’andamento della crescita progressiva dal 2005 al 2009, come si vede nel grafico (pdf), si può notare un raddoppio pressoché costante della potenza annuale dell’eolico più piccolo (fino a 1,5 kW), mentre gli aerogeneratori da 1,5 a 10 kW, che presentano comunque una dinamica altrettanto interessante, hanno una previsione di crescita nel 2009 di portata inferiore.
Con valori più bassi di potenza annuale si collocano, invece, le altre due fasce da 10 a 20 kW e da 20 a 50 kW, che evidenziano però uno sviluppo annuale percentuale, benché parzialmente verificato per il 2008 e stimato per il 2009, di notevole rilievo soprattutto per questi ultimi due anni.

Un’altro testimonianza relativa al ruolo dell’eolico di piccola taglia nel Regno Unito proviene dal “Carbon Trust’s report” dove si dichiara che le macchine di questo segmento tecnologico, nei siti migliori, sarebbero in grado di produrre elettricità a un costo inferiore rispetto alla rete. Inoltre, nel loro insieme potrebbero fornire sino a 1,5 TWh all’anno, corrispondenti allo 0,4% del consumo elettrico nazionale ed evitare l’emissione di 0,6 milioni di tonnellate di CO2. Nello stesso rapporto si è riscontrato che circa due milioni di abitazioni e piccole aziende potrebbero ottenere benefici economici dall’utilizzo di sistemi eolici di piccola taglia.

Luciano Pirazzi

20 ottobre 2008