L’energia efficiente nell’edilizia comunale

  • 17 Ottobre 2008

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I regolamenti edilizi comunali che puntano all'efficienza energetica e alle rinnovabili in un rapporto di Legambiente e Cresme Ricerche. Interessanti esperienze soprattutto nel centro-nord Italia.

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Mentre dalla Commissione Ambiente della Camera arrivano cattive notizie per l’efficienza energetica tanto che – Ermete Realacci, Ministro dell’ambiente del Governo ombra del Pd ha lanciato mercoledì l’allarme per la bocciatura della proroga dello sgravio fiscale del 55% per gli interventi su risparmio energetico e rinnovabili nell’edilizia – pare che la sfida per avere edifici meno spreconi proceda bene in alcuni enti locali.

È quanto emerge dal primo rapporto dell’Osservatorio Nazionale Regolamenti Edilizi per il Risparmio Energetico, nato dalla collaborazione di Legambiente e Cresme Ricerche e presentato ieri a Bologna in occasione del Saie, Salone Internazionale dell’Edilizia 2008, e che ha per titolo “Analisi dei regolamenti edilizi comunali, delle linee guida provinciali e delle normative regionali in materia di risparmio ed efficienza energetica e produzione di energia da fonti alternative a quelle fossili” (vedi in allegato).

L’indagine ha preso in considerazione un campione di 1000 comuni raccogliendo e catalogando 188 regolamenti edilizi, che, attraverso l’obbligo (104) o con i soli incentivi (85), promuovono un’edilizia a basso consumo energetico. Sembra così che sul territorio qualcosa si muova nella direzione dell’efficienza e delle fonti rinnovabili.

Nei 104 comuni che prevedono obblighi, questi riguardano soprattutto la realizzazione di impianti di produzione di energia termica alimentati da fonti rinnovabili, che coprano almeno il 50% del fabbisogno di energia primaria per l’acqua calda sanitaria, e l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica non inferiore a 0,2 kW per ciascuna abitazione. Prescrizioni che, misurate in termini di potenziali, interessano un mercato annuo di 40mila abitazioni, circa il 13% delle 300mila abitazioni realizzate in Italia nel 2008.

Ventiquattro comuni su 104 hanno inserito nei regolamenti edilizi prescrizioni che vanno oltre la produzione di energia solare, inserendo anche altri obblighi di risparmio: sistemi di recupero di acque piovane e grigie; pavimenti drenanti nelle superfici lasciate libere o nei giardini; l’utilizzo di materiali naturali e di tecniche costruttive per incrementare l’efficienza energetica; l’installazione di rubinetterie con miscelatore acqua e aria; il controllo automatizzato dell’illuminazione delle parti comuni; il posizionamento e orientamento degli edifici per utilizzare al meglio il rapporto luce-ombra. In 7 regolamenti edilizi, sui 104 esaminati che prevedono obblighi, è indicata una percentuale di copertura del fabbisogno totale di energia dell’edificio (15-20%) che deve obbligatoriamente provenire da fonti rinnovabili.

Più attivi i comuni del Nord con oltre 132 regolamenti su 188, rispetto ai 48 del Centro; in coda il Sud con solo 8 regolamenti. Le regioni più virtuose Lombardia (59), Emilia (40) e Toscana (27). Dalla Calabria invece non è arrivato alcun regolamento, mentre un solo regolamento è arrivato da Campania, Basilicata e Sicilia.

Tra le province molte sono attive con linee guida per la definizione di regolamenti edilizi comunali sostenibili: è il caso di Parma, Lecco, Varese, Milano, Como, Pavia, Trento e Bolzano. Mentre a livello regionale vengono spesso prevsiti incentivi: alcune stanziano contributi economici (fino ad un massimo del 15% degli investimenti in Friuli, Veneto e Toscana) o concedono vantaggi urbanistici (incremento del volume edificatorio fino al 50% nelle Marche); altre invitano i comuni ad adottare tali indirizzi nei loro regolamenti edilizi entro termini prescrittivi (Emilia-Romagna) o prevedono schede per la valutazione delle prestazioni ambientali degli edifici, al fine di definire una graduatoria in funzione della quale assegnare incentivi economici e urbanistici (Toscana).

17 ottobre 2008

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