“Cos’ è meglio per l’autosufficienza energetica di un paese: una base americana cui possano appoggiarsi le missioni che vanno a colpire gli Stati canaglia, spessp padroni del petrolio o un grande impianto fotovoltaico capace di soddisfare i bisogni di 25 mila famiglie? E per una città, è da preferirsi un progetto da 880 mila metri cubi di cemento, che prevede consumi di acqua ed elettricità (fornite a prezzo di costo) pari a quelli di 25-30 mila persone, aumento del traffico, problemi di ordine pubblico e una spesa (a carico dello Stato) di 126 milioni di euro all’anno, oppure un progetto che si autofinanzia, genera utili per gli investitori e l’azienda municipalizzata ed evita circa 40 mila tonnellate di CO2 ogni anno?”

A parlare così a Qualenergia.it è Davide Marchiani, candidato sindaco alle ultime elezioni con la lista civica “Vicenza comune a 5 stelle”. Come si può capire lui non ha dubbi in proposito. È infatti uno degli autori di un progetto da realizzare a Vicenza sui terreni dell’ex aereoporto Dal Molin, in alternativa al contestato allargamento della base Usa. Una proposta, battezzata “progetto Dal Molin 2.0”, che assume un particolare valore alla vigilia del referendum consultivo del 5 ottobre, in cui ai vicentini si chiederà se vogliono che il terreno resti allo Stato e venga destinato alla base militare o se vogliono che sia acquisito dal Comune, per destinarlo ad usi alternativi, come quelli proposti da Marchiani.

Un progetto ambizioso, ma dettagliato (vedi allegato). Sul terreno, che passerebbe all’azienda municipalizzata vicentina, AIM, verrebbero costruiti 75 impianti fotovoltaici da 1 MWp ciascuno per una produzione complessiva di 86.000 MWh annui, pari appunto ai consumi di 25 mila famiglie. Gli impianti verrebbero installati su pensiline frangisole, permettendo così di usare parte del terreno anche come parcheggio (non asfaltato o cementificato per minimizzare l’impatto ambientale), collegato alla città mediante un servizio di filobus elettrici gommati.

Interessante l’aspetto economico del progetto. Il Dal Molin 2.0, infatti, si autofinanzierebbe completamente. Con il meccanismo del conto energia i 375 milioni di euro necessari per realizzarlo verrebbero ampiamente ripagati: considerando anche il degrado della produzione, al 20° anno il ricavo dalla vendita di elelttricità sarebbe di 744 milioni di euro. Ottenendo i fondi per il progetto tramite un finanziamento bancario al 6% a tasso fisso per 20 anni si riuscirebbe comunque ad avere un saldo positivo di 5 milioni di euro all’anno. Invece, se AIM vendesse obbligazioni al 4% a tasso fisso per 20 anni ai propri  utenti, secondo i calcoli nel progetto, il ricavo annuo salirebbe a 10 milioni di euro e i titolari delle obbligazioni potrebbero godere di un ritorno economico oltre che di sconti in bolletta.

Dunque, nessuna spesa e utili di oltre 10 milioni di euro per la municipalizzata: soldi con cui si realizzerebbero due tratte di filobus elettrici gommati per collegare il “parcheggio fotovoltaico” alla città. E i benefici non sono solo questi: la riduzione delle emissioni associata al progetto (-32% per ogni vicentino) farebbe risparmiare al paese un milione di euro sulla penale per il mancato rispetto del protocollo di Kyoto.

Un progetto che è piaciuto molto anche all’attuale sindaco della città, Achille Variati, che lo ha lodato pubblicamente. “Il progetto ora è a completa disposizione di chi lo voglia realizzare” ci spiega Marchiani, che sioccupa proprio di solare, ma che per fugare ogni sospetto di conflitto di interesse ci tiene a precisare che un’azienda piccola come la sua non vincerebbe mai un appalto del genere. Resta solo un ostacolo: che il terreno in questione è attualmente ancora riservato all’esercito Usa. Vedremo quale delle due opzioni sceglieranno i vicentini e quanto il Governo terrà conto della loro scelta.

Giulio Meneghello

25 settembre 2008