“La nostra dipendenza dal petrolio non è sorprendente. È il carburante principale per il trasporto, una fonte fondamentale di calorie e un elemento chiave di milioni di prodotti, dal vestiario ai materieli da costruzione, ai prodotti farmaceutici, ai fertilizzanti. Ma siccome è una materia finita, il petrolio e altri carburanti di origine fossile presentano due aspetti inevitabili: alla fine la risorsa si esaurirà e, nel tempo, la domanda supererà la produzione.” Il petrolio, dunque, è diventato una droga per la nostra società e dobbiamo disintossicarci prima della crisi d’astinenza e imparare a vivere senza. Questa la premessa del Manuale di sopravvivenza alla fine del petrolio di Albert K. Bates edito in Italia da Aam Terranuova.

Il libro parte da una riflessione teorica, agile e discorsiva, sul nostro modello di sviluppo per poi scendere a suggerimenti pratici per adottare uno stile di vita che pesi il meno possibile sul pianeta e che permetta, come dice il titolo, di sopravvivere all’eventuale esaurimento del petrolio e di altre risorse. La contraddizione del nostro sistema che Bates evidenzia è quella messa messa in luce da molti ecologisti, la stessa che rilevarono gli studiosi del Club di Roma nel 1972 nel famoso “I limiti dello sviluppo”: un modello economico basato sulla crescita infinita della produttività e dei consumi non può durare su un pianeta dalle risorse finite.

Per prevenire l’esaurimento delle risorse e per adattarsi alla vita in un mondo in cui non vi sarà l’abbondanza insostenibile di cui godiamo ora, secondo Bates, il paradigma culturale da sradicare è quello che sta alla base di questo sistema economico: l’idea della crescita a tutti i costi. Non a caso la prefazione all’edizione italiana è di Maurizio Pallante, il più noto promotore delle idee della “decrescita felice” nel nostro paese. Non sono dunque (solo) decisioni politiche che ci salveranno dalla fine del petrolio ma è prima di tutto un cambiamento dal basso nello stile di vita, una fuga dal consumismo, valore culturale su cui si basa il paradigma della crescita a tutti i costi. “Questo libro – scrive Bates – parla dell’assunzione di responsabilità come individui, famiglie, quartieri e piccole comunità per soddisfare i bisogni umani fondamentali; senza attendere che organizzazioni più grandi comincino improvvisamente a comportarsi in modo sano.”

Nel manuale Bates spiega appunto come vivere riducendo i bisogni e soddisfacendoli nei modi più sostenibili. Tra ricette di piatti sani e nutrienti che si possono fare nell’orto di casa e citazioni di economisti ed ecologisti, Bates dà consigli pratici per cambiare lo stile di vita nei vari aspetti del vivere quotidiano: da come recuperare l’acqua piovana, all’autoproduzione di energia e cibo, fino ai suggerimenti per cambiare il carburante della propria auto o per non averne più bisogno.

Non mancano poi i consigli di vera e propria sopravvivenza su come far fronte ad un eventuale collasso repentino della società petrolio-dipendente, e molto interessante è il capitolo sulle economie e sulle monete comunitarie, viste come strumento capace di mettere al riparo le comunità da fenomeni collaterali della crisi economica come inflazione e disoccupazione. Certo le idee di Bates, che magnifica la permacoltura e le cure con le erbe, suoneranno forse a volte un po’ troppo “hippie” alle orecchie di molti. D’altra parte survivalismo e utopie comunitaristiche sono elementi molto più radicati nella cultura americana che nella nostra. Il libro è comunque consigliato a tutti, lo si può vedere come un vero e proprio manuale di sopravvivenza o come uno spunto critico per riflettere sul nostro stile di vita attuale. O semplicemente attingervi per qualche ricetta vegetariana e qualche trucco su come risparmiare.

Albert K. Bates è uno dei co-fondatori dell’Ecovillage Network of the Americas e del Global Ecovillage Network. Nel corso della sua carriera di 26 anni come avvocato, ha discusso casi legati all’ambiente e ai diritti civili davanti alla Corte Suprema degli Usa e ha scritto numerosi atti legislativi. I suoi libri “Shutdown: Nuclear Power on Trial” e “Climate in Crisis: The Greenhouse Effect and What You Con Do”, hanno anticipato due dei pericoli più grandi che oggi il mondo si trova ad affrontare. È direttore del Global Village Institute for Appropriate Technology dal 1984 e dell’EcovillageTrainingGenter della comunità The Farm a Summertown, nel Tennessee, dal 1994, dove vive tuttoggi.

Scheda libro

GM

13 giugno 2008