Meno petrolio nelle viscere della terra

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La notizia è una vera bomba, ma in molti se l'aspettavano: le riserve di petrolio sono molto al di sotto delle stime attuali. Un'indiscrezione dal rapporto che la IEA pubblicherà a novembre.

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Ormai non fa più notizia l’ennesimo record del petrolio che ha sfiorato i 135 $/barile. Come pure gli annunci sempre più frequenti di esperti del settore o di rinomati istituti finanziari che si lanciano in previsioni di 150-200 $/barile.

Come sono lontani i tempi, solo pochi anni fa, quando è iniziata la corsa dei prezzi dai livelli inferiori ai 20 $/barile e le principali società petrolifere sostenevano che prezzi alti (40 $/barile) non sarebbero durati a lungo. La stessa invasione dell’Iraq aveva fatto ritenere che l’accesso alle enormi riserve di quel Paese avrebbe fatto crollare i prezzi del greggio.
Il trend al rialzo invece continuerà. E non per l’intervento della speculazione, che pure c’è, o per cause occasionali come le interruzioni delle estrazioni in Nigeria per l’assalto armato a un’installazione, ma per motivi strutturali molto profondi.

Uno è dato da una domanda che continua a crescere incurante degli aumenti, per la forte spinta di India e dei Paesi arabi produttori che compensano il leggero calo statunitense.
L’altro elemento, decisivo, nasce dalle preoccupazioni sul lato delle riserve. Come è noto la loro entità esatta è sempre stata una realtà misteriosa, in particolare nei Paesi arabi. Questo è il motivo per cui non si sa dove situare il picco di produzione: fra 5, 10, 20 anni?

Ma un’indiscrezione sul rapporto che l’Agenzia Internazionale dell’Energia rilascerà a novembre è giunta ieri come una bomba. Un’analisi dettagliata sui 400 più grandi giacimenti del mondo avrebbe portato a rivedere decisamente verso il basso le attuali stime. Come alcuni sostenevano da tempo, sarebbe confermato il fatto che le stime di diversi giacimenti erano sopravvalutate.

Questa preoccupante analisi spiega le recenti dichiarazioni di Fatih Birol, chief economist della Iea «Non sappiamo quando, ma il petrolio finirà: meglio che lo abbandoniamo noi prima che sia lui, il petrolio, ad abbandonarci». E ancora «Abbiamo lanciato l’allarme lo scorso novembre e, con il World Energy Outlook 2008, lo grideremo ancora più forte. Adesso la palla è ai Governi: noi li abbiamo avvisati».
Insomma, la rivoluzione energetica in atto è destinata a subire un’accelerazione. E i destini delle strategie per rispondere ai rischi climatici e per affrontare l’emergenza petrolifera si intrecceranno sempre più solidamente.

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