Volare con il petrolio alle stelle

  • 13 Maggio 2008

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Il trasporto aereo inizia a soffrire per il caro greggio. Le compagnie aeree prendono contromisure e si studiano alternative. Cosa sarà dei voli quando il barile arriverà a 200$?

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Il settore del trasporto aereo è un po’ il canarino nella miniera riguardo al caro petrolio: un comparto in cui i costi del carburante sono la maggior voce di spesa e che per primo sta subendo le conseguenze del costo del greggio, che ha superato ieri i 120 dollari al barile e secondo molti non tarderà ad arrivare a 200.

Nelle ultime settimane compagnie aeree in tutto il mondo hanno riportato perdite, dichiarato bancarotta o chiuso completamente: secondo gli analisti il carburante, che prima dei rincari costituiva circa un quarto delle spese ora pesa per circa la metà dei costi di una compagnia aerea. Per fare l’esempio di Alitalia, sulle pagine di Finanza&Mercati, Patrizio Pazzaglia, direttore finanziario di Bank Insinger de Beaufort, afferma che le perdite per il vettore italiano, a causa della mancata copertura assicurativa sul caro carburante, sono di 200-300 milioni di euro.

Se l’anno scorso, con il barile ancora attorno agli 80 solo 13 compagnie aeree nel mondo hanno ottenuto profitti per più del 10%, si può capire come ora tutte stiano correndo ai ripari. Si applicano rincari sui biglietti per il caro carburante e le compagnie low cost, che basano la loro competitività sui prezzi bassi, per non aumentare troppo i costi dei biglietti sono costrette ad applicare tariffe salate sui bagagli: una soluzione che permette anche di ridurre il peso in volo degli aerei e, dunque, i consumi.

C’è anche chi, come la Brussel Airline, per risparmiare carburante fa volare più lenti i propri velivoli: secondo i calcoli della compagnia belga, in questo modo potrà fare economia per 1,1 milioni di euro sulla spesa per il carburante. Si parla poi di ridurre il peso in volo degli aerei, ad esempio, utilizzando sedili più leggeri. Altre compagnie puntano a rinnovare la flotta con mezzi più efficienti, come Finair che entro la fine di marzo 2010 rinnoverà la sua flotta a lungo raggio con nuovi aerei Airbus A340 e A330 che consumerebbero il 20% in meno rispetto ai velivoli di cui dispone attualmente (la compagnia finlandese tra l’altro permette anche ai propri passeggeri di conoscere la quantità di CO2 emessa per farli viaggiare).

Ma anche le varie contromisure cui le compagnie stanno ricorrendo rischiano di servire poco se il petrolio continuerà ad aumentare. Con il greggio a 200 dollari il mondo del trasporto aereo cambierà radicalmente. Secondo il giornalista americano Tom Whipple “l’era del viaggio a 500 miglia orarie per quasi tutti sta per finire. Le tariffe continueranno a salire. Le città minori perderanno i loro servizi aerei. Le tratte più corte saranno eliminate perché troppo costose. Tra 10-15 anni i viaggi aerei saranno riservati a chi viaggia per affari o ai molto ricchi e limitati ai voli transoceanici o comunque sulle lunghe distanze”.

Una speranza, ancora in fase embrionale, per salvare i viaggi aerei dal caro petrolio a dire il vero c’è: la ricerca sta lavorando alla possibilità di alimentare gli aerei con altri carburanti. Un piccolo velivolo sperimentale della Boeing alimentato a idrogeno ed equipaggiato con celle a combustibile ha già assaggiato l’aria a metà del mese scorso.
Ma l’alternativa al petrolio più realistica pare essere il metano (che comunque ne rincorre il prezzo). Su questo carburante sta investendo molto la Qatar Airways, assieme a Shell e Qatar Gas, che è in trattativa con case di produzione come la Rolls Royce e la General Electrics per sviluppare un motore per velivoli commerciali capace di funzionare esclusivamente con la forza del gas. Nella Royal Navy inglese intanto il nuovo cacciatorpediniere Type-45 già vola avvalendosi di una propulsione a gas avanzata con recuperatore di energia e un consorzio anglo-franco-americano composto da Rolls-Royce, Alstom e Northrop Grumman sta approntando un sistema elettrico ancora più efficiente.

GM

7 maggio 2008

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