Sulla strada per il post Kyoto

  • 7 Aprile 2008

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Nell'incontro UNFCC di Bangkok, fissato il calendario per discutere delle strategie post Kyoto. Resterà centrale l'emissions trading e si conteranno anche quelle di navi e aerei. La proposta giapponese di un approccio settoriale non piace ai Pvs.

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Si sono conclusi venerdì 4 aprile i “Climate Change Talks” di Bangkok, la conferenza organizzata dalle Nazioni Unite per discutere di cambiamenti climatici, in cui hanno partecipato 162 paesi. Il primo incontro dopo quello di Bali del dicembre scorso. Un piccolo passo avanti per decidere cosa fare nel dopo Kyoto. L’incontro ha affrontato la complessa tematica per “decidere come decidere”. Risultato, un accordo sul programma di lavoro dei negoziati, che dovranno concludersi per la fine del 2009 con un incontro finale a Copenhagen.

Oltre a fissare il calendario delle discussioni, l’incontro UNFCC di Bangkok ha comunque lanciato qualche segnale su come sarà il post Kyoto: il mercato mondiale delle emissioni sarà un punto fermo che resterà anche dopo il 2012 e rimarrà anche il Clean Development Mechanism, ossia la possibilità per le nazioni che devono rispettare limiti di emissioni di compensarle con investimenti volti a ridurle in paesi in via di sviluppo.

Novità rispetto agli accordi legati al Protocollo di Kyoto, invece, la volontà di includere nel conteggio delle emissioni anche il settore dei trasporti internazionali. Aerei e navi, che incidono per il 3% sulle emissioni mondiali, non erano considerati nel protocollo di Kyoto e ora, entro il 2009, si dovranno stabilire specifiche regole per far pagare alle nazioni i gas serra che i trasporti producono.

Ha fatto discutere poi la proposta avanzata dal Giappone di affrontare il problema delle emissioni ragionando per settori produttivi, anziché solamente per nazioni, stabilendo degli standard di efficienza energetica che ogni comparto produttivo, in ciascun paese, è tenuto a rispettare. Un’idea, quella giapponese, che è stata contestata duramente dalle associazioni ambientaliste e dal blocco dei paesi in via di sviluppo che vi hanno visto un tentativo di scaricare sui paesi emergenti il peso della lotta al global warming, una sorta di protezionismo volto a penalizzare le nazioni con tecnologia meno avanzata.

All’orizzonte, dunque, il maggiore contrasto che si delinea è tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo, che secondo il protocollo di Kyoto per ora non sono tenuti a rispettare limiti nelle emissioni e che temono che eventuali restrizioni decise per il post 2012 possano compromettere la loro crescita economica.
Di tutto ciò e di altro ci sarà occasione di discutere nei prossimi tre appuntamenti del 2008, che sono stati fissati proprio nell’incontro di Bangkok: in giugno a Bonn si parlerà di finanza e tecnologia e degli aiuti che i paesi più ricchi dovranno dare a quelli in via di sviluppo per combattere il cambiamento climatico; ad agosto in Ghana si affronterà il tema della deforestazione (ritenuta responsabile del 20% delle emissioni globali); in questa sede si discuterà anche la proposta giapponese dell’approccio settoriale alla riduzione delle emissioni; l’ultimo incontro dell’anno sarà a Poznan, in Polonia, dove si parlerà oltre che di strategie a lungo termine, anche di gestione e riduzione del rischio.

GM

8 aprile 2008

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