Biocarburanti della discordia

  • 31 Marzo 2008

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Aumentano le critiche alla politica europea di definire obiettivi ambiziosi per i biocarburanti. Il presidente dell'IPCC Pachauri invita alla prudenza. Gordon Brown segue gli scienziati inglesi, scettici sui benefici ambientali ed energetici dei biocombustibili.

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Dal primo di aprile in tutti i paesi della Comunità europea benzina e diesel dovranno contenere almeno il 2,5% di biocarburante. Secondo gli obiettivi europei la quota dovrà essere del 5,75% nel 2010 per arrivare al 10% al 2020. Ma l’utilità effettiva dei carburanti derivati dalle piante nella lotta al riscaldamento globale è argomento controverso e diverse voci si sono levate a contestare la politica comunitaria in materia.

L’obiettivo obbligatorio Ue sui biocarburanti è già stato criticato duramente non solo dalle Ong ambientaliste e da quelle, come Oxfam, che lavorano per i paesi in via di sviluppo, ma anche dalla Fao e dall’Ocse (che a settembre ha pubblicato un rapporto dal titolo Biofuels Cure Worse Than Disease? Biocombustibili: un rimedio peggiore del male?). E nell’ultima settimana al coro delle critiche si sono aggiunte altre voci piuttosto importanti.

Rajendra Pachauri, presidente dell’ Ipcc (l’organismo scientifi- co internazionale che studia i cambiamenti climatici) e premio Nobel,  mercoledì scorso, in una conferenza stampa al Parlamento europeo, ha invitato alla cautela “soprattutto per quanto riguarda le colture energetiche che hanno un impatto importante sulla produzione alimentare”. “Secondo me dobbiamo cercare altre soluzioni”, ha dichiarato Pachauri, che ha invitato ad avvalersi piuttosto dei biocombustibili di seconda generazione derivati dai residui agricoli e dalla gestione delle foreste su base sostenibile. Anche una tra le più grandi multinazionali alimentari, la Nestlè, ha preso negli scorsi giorni  posizioni polemiche nei confronti della politica europea: l’amministratore delegato Peter Brabeck ha dichiarato al giornale svizzero NZZ am Sontag: “Se vogliamo sostituire il 20% dei bisogni crescenti in prodotti petroliferi con i biocarburanti non ci sarà più niente da mangiare”.

Ma il dissenso più importante emerso nell’ultima settimana è quello del primo ministro inglese Gordon Brown. Il capo del governo britannico già nei mesi precedenti aveva manifestato dubbi, dichiarandosi preoccupato per gli effetti collaterali dei biocarburanti, quali deforestazione e  perdita della sicurezza alimentare. A novembre aveva chiesto che venissero adottati al più presto degli standard di sostenibilità in materia e aveva dichiarato che la Gran Bretagna non avrebbe sostenuto un innalzamento degli obiettivi comunitari fino a che non questi standard non fossero adottati.
Il governo inglese, che non può fare nulla contro la direttiva europea che scatterà ad aprile, secondo quanto riporta il Guardian, ora potrà decidere di opporsi all’obiettivo fissato per il 2020 ma non ancora divenuto legge . “Avvertiamo la necessità di raccogliere tutti i risultati delle ricerche. Alcuni biocarburanti vanno bene ma ci sono problemi seri con altri. C’è altro lavoro da fare”, ha dichiarato al giornale inglese una fonte governativa.

Lo studio di cui si attende la pubblicazione è il rapporto sui biocorburanti  del professor Ed Gallagher della Renewable Fuels Agency. Ma i maggiori consulenti scientifici del governo britannico hanno già espresso pubblicamente negli scorsi giorni il loro scetticismo verso i biocombustibili: John Beddington, consulente capo per il governo, ha dichiarato in un discorso pubblico che “esistono seri problemi di insostenibilità riguardo ai biocarburanti”. Bob Watson, consulente capo del Dipartimento per l’ambiente e l’agricoltura, e Dave King, che precedentemente ricopriva la stessa posizione, hanno sottolineato i rischi ambientali e sociali dei biocarburanti e hanno ribadito la necessità di introdurre una clausola che valuti la sostenibilità dei carburanti che verranno obbligatoriamente miscelati a diesel e benzina, facendo notare come diversi carburanti di origine vegetale abbiano impronte ecologiche assai differenti.

La Commissione europea replica agli scienziati inglesi, tramite il portavoce per le questioni energetiche Ferran Tarradellas, in un intervento sul Guardian, che “la nuova direttiva mirerà a promuovere solo biocarburanti sostenibili, cioè quelli che fanno risparmiare almeno il  35% in più di CO2 rispetto al petrolio che sarebbe consumato al loro posto” e che il provvedimento includerà misure per “prevenire usi deleteri dei suoli e la distruzione delle foreste pluviali”. Il presidente della commissione José Manuel Barroso, strenuo difensore dell’obiettivo del 10% di biocarburanti nella benzina entro il 2020, a metà del mese scorso aveva rigettato fermamente le accuse mosse ai biocombustibili di esacerbare il problema della fame nel mondo. Ma altri membri della Commissione, come il Commissario all’ambiente Stavros Dimas, si sono dimostrati più preoccupati degli effetti negativi, sia sociali che ambientali, dei biocombustibili e altri paesi membri, come la Germania, hanno assunto posizioni critiche analoghe a quella del premier britannico Gordon Brown.

GM

31 marzo 2008

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