È stato presentato ieri a Roma “Comuni Rinnovabili 2008” il rapporto annuale (siamo alla terza edizione) che Legambiente compie sull’uso delle fonti energetiche pulite nei comuni italiani (vedi documenti allegati). Un’occasione per redigere classifiche di merito e premiare le realtà locali più ecologiche, ma soprattutto per rendersi conto di quanto e come si stanno sviluppando le energie rinnovabili nel nostro paese. E pare che stiano crescendo bene: sono 3.190, più del doppio rispetto all’anno scorso, i comuni nei cui territori sono stati realizzati investimenti in energie rinnovabili, particolarmente virtuosi i piccoli comuni, al sud come al nord, quelli con meno di 5.000 abitanti (1664 sui 3190), mentre i grandi centri sono più in ritardo.
Il comune più all’avanguardia sul fronte dell’energia pulita è Dobbiaco (Toblach) in Val Pusteria (BZ), unico completamente autosufficiente grazie alle rinnovabili sia dal punto di vista elettrico che da quello termico. Soddisfa completamente il fabbisogno di elettricità dei suoi poco più di tremila abitanti con il fotovoltaico e gli impianti minidroelettrici (quelli che hanno potenze inferiori ai £ MW), e con un impianto a biomasse abbinato al teleriscaldamento garantisce il calore anche al vicino comune di San Candido (Innechen). In Italia sono 172 i comuni autosufficienti dal punto di vista elettrico grazie alle rinnovabili ( considerando solo eolico e minielettrico, mentre sono 16 quelli che riescono a scaldare tutti i propri abitanti con teleriscaldamento da rinnovabili.

Il fotovoltaico, emerge dal rapporto, va bene: sono 90 i megawatt di sistemi installati in un solo anno. A conquistare il primato è Prato nello Stelvio (Prad am Stilfserjoch) che soddisfa con il fotovoltaico il fabbisogno di elettricità del 76% delle famiglie residenti. Altoatesino anche il comune con solare termico: è Selva di Valgardena (Wolkenstein in Gröden). Sono 25 i comuni che hanno già raggiunto l’obiettivo europeo di 264 mq di solare termico ogni 1000 abitanti.

L’eolico, secondo l’indagine di Legambiente, soddisfa il fabbisogno elettrico di 2milioni e 225mila famiglie. I comuni che producono energia dal vento sono 157 in Italia e in ben 128 si produce più energia di quanta ne venga consumata, il comune con la maggiore produzione è Troia in provincia di Foggia. Le biomasse invece, si legge nel rapporto, hanno prodotto nel 2006 3.828GWh, pari al fabbisogno elettrico di 1milione e 531mila famiglie. In forte crescita il teleriscaldamento: sono 267 i comuni che hanno impianti di questo tipo e tra questi 216 utilizzano solo biomasse “vere” e locali.

La geotermia invece è sfruttata solo in 28 comuni, situati quasi tutti tra le province di Siena, Grosseto e Pisa, ma produce energia pari al fabbisogno di 2,21 milioni di famiglie. Di questi 28 comuni ben 10 hanno iniziato a usare la geotermia solo nell’ultimo anno e i megawatt installati sono 30 in più rispetto all’anno scorso.
Riguardo all’idroelettrico Legambiente ha scelto di considerare solo il “mini”, ossia quegli impianti che producono meno di 3 MW perché, spiegano nel rapporto, per quanto riguarda il grande idroelettrico (che è la fonte rinnovabile che fornisce più energia in Italia) sono evidenti i limiti di sviluppo in termini di nuovi impianti. A disporre di impianti mini idroelettrici (che sfruttano ad esempio i dislivelli negli acquedotti) sono 114 comuni per 72 MW installati, pari al fabbisogno di 115.200 famiglie.

“I numeri mostrano come le opportunità per rinnovare la politica energetica dell’Italia (che dipende attualmente dall’estero per il 90% del proprio fabbisogno energetico), liberandola dalle fonti fossili siano nelle mani del territorio” ha detto Edoardo Zanchini, responsabile nazionale energia di Legambiente. Per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea, continua Zanchini “l’Italia deve puntare su un modello di generazione distribuita con un forte ruolo delle fonti pulite.”
L’ostacolo maggiore, secondo Legambiente, è la normativa: “Siamo il paese in Europa con le migliori possibilità d’investimento nelle rinnovabili e quello in cui è più complicato realizzare i progetti. Ogni regione ha, infatti, un quadro normativo diverso (e spesso ostile ai progetti) perché non sono state emanate le linee guida previste dal DL 387/2003”. Per l’associazione occorre semplificare le procedure per l’approvazione e la realizzazione degli impianti, ma anche imporre obblighi quali quello di un contributo minimo di fonti rinnovabili, per il fabbisogno elettrico e termico, in ogni edificio di nuova costruzione.

GM

20 marzo 2008