Martedì 4 marzo il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha presentato l’ultima versione del Piano Nazionale di Allocazione (PNA) delle emissioni di gas serra relativo alla seconda fase di applicazione dell’Emissions Trading Europeo, 2008-2012 (vedi documento allegato). Adesso la Commissione Europea dovrà procedere alla sua valutazione per verificare la sua coerenza rispetto agli obblighi previsti dal Protocollo di Kyoto e rispetto ai principi guida stabiliti dall’Unione Europea.

Il PNA è il documento con cui ogni Stato membro dell’Unione Europea indica il limite massimo di emissioni di anidride carbonica derivanti dai quattro settori coperti dalla Direttiva Europea 2003/87/CE sull’Emissions Trading europeo (produzione di energia, produzione e trasformazione di metalli ferrosi, industria dei prodotti minerari, produzione di carta e cartone). Questo limite è espresso come numero di quote di European Emissions Allowances (EUA) che si intende allocare, ciascuna rappresentativa di una tonnellata di anidride carbonica. Il limite complessivo è poi ripartito tra gli oltre 1.000 impianti italiani compresi nei quattro settori considerati.

Il Piano, sottoposto martedì scorso, è la seconda versione proposta dall’Italia: la prima era stata presentata a dicembre 2006. La Commissione Europea lo aveva accettato con riserva, con decisione del 15 maggio 2007, rilevando alcune difformità sia riguardo agli impegni di Kyoto, che rispetto alle linee guida dell’Unione Europea. Il Piano italiano non è stato il solo a essere richiamato all’ordine: la Commissione ha mosso rilievi anche su altri 9 PNA degli Stati membri. Le osservazioni della Commissione riguardano principalmente il numero complessivo di quote assegnate nei PNA, rimarcando la necessità di un effettivo taglio alle emissioni nella seconda fase dell’Emissions Trading europeo.

Il primo PNA italiano prevedeva 209 milioni di quote complessive. La Decisione della Commissione sottolineava come questo limite non fosse coerente con la situazione italiana, che vedeva, nel 2004, un aumento delle emissioni del 12,2% rispetto al livello del 1990, mentre l’obiettivo di Kyoto per il periodo 2008-2012 è una diminuzione del 6,5%.
Si chiedeva, quindi, un’ulteriore diminuzione di 13,25 milioni di tonnellate. Altri rilievi riguardavano: la mancata previsione di regole per “i nuovi entranti”, ovvero per gli stabilimenti che entreranno in operatività nel quinquennio 2008-2012; la necessità dell’aggiunta dei cosiddetti “impianti di combustione addizionale” (come, ad esempio, la combustione in torcia, i forni di riscaldo e di ricottura, il cracking, ecc.); la percentuale di crediti derivanti da progetti di collaborazione internazionale utilizzabile per il raggiungimento degli obblighi.

La seconda versione del PNA è arrivata dopo un lungo periodo di consultazione tra il Ministero e le industrie italiane. La maggiore modifica riguarda la quantità totale di quote da assegnare, che è stata ricalcolata in 201,63 milioni di tonnellate di CO2. Al settore termoelettrico sono state assegnate 85,29 Mt, con un taglio di circa il 15% rispetto al primo Piano. Vi è stato anche un lieve decremento alla riserva per i nuovi entranti, a cui andranno 16,93 Mt. Riguardo alle modalità di assegnazione delle quote ai nuovi stabilimenti, è stato stabilito il rilascio gratuito (in controtendenza rispetto agli orientamenti europei, che vanno verso un sistema di assegnazione a titolo oneroso su asta). Inoltre, seguendo quanto richiesto dalla Decisione della Commissione Europea, sono stati inclusi gli impianti di combustione addizionale.

Cambia la percentuale derivanti dai meccanismi flessibili di utilizzabile per l’assolvimento degli obblighi. Infatti, vi è la possibilità di utilizzare crediti di riduzione delle emissioni di anidride carbonica realizzati all’estero tramite progetti di energia rinnovabile ed efficienza energetica: il meccanismo Clean Development Mechanism (CDM) riguarda progetti localizzati nei Paesi in via di sviluppo; il meccanismo Joint Implementation (JI) si riferisce a progetti sviluppati in Stati industrializzati o con economie in transizione. I crediti così generati possono essere utilizzati nella misura del complessivo 15% (25% nella versione del Piano precedente) rispetto al totale delle quote assegnate; questa percentuale è differenziata per settori: dal 7,5% dell’industria e della carta, al 19,3% del settore termoelettrico.

Adesso, la Commissione Europea dovrà decidere se le proposte indicate nel nuovo PNA italiano saranno sufficienti a ripartire gli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 tra le imprese coperte dalla Direttiva sull’Emissions Trading, responsabili del 39% delle emissioni italiane. In ogni caso, se l’Italia vorrà prendere seriamente in considerazione la necessità di raggiungere l’obiettivo di Kyoto, alle riduzioni previste nei settori industriali si dovranno sommare altre, incisive, iniziative relative a risparmi energetici, energie rinnovabili, mobilità e foreste. Perché, va detto, la situazione delle emissioni italiane non è affatto buona.

Veronica Caciagli

10 marzo 2008