Domenica scorsa si è tenuta a Firenze la consultazione referendaria sulla realizzazione di due linee linee della nuova Tramvia. Ieri il Sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha tratto in consiglio comunale le conclusioni: dato che a votare sono andati il 39% degli aventi diritto, non ci sono i presupposti per revocare o mutare il progetto di costruzione della Tramvia. Anche se il responso è stato una vittoria del “Sì” per l’abrogazione dei due nuovi percorsi tranviari (53,8%).In realtà, non è soltanto il sindaco a proclamare la vittoria: entrambe le fazioni si dichiarano vincenti. Il Comitato contro la Tramvia, perchè la maggioranza dei votanti ha votato per l’abrogazione del progetto delle due nuove linee; il Comitato contro l’abrogazione della Tramvia, perchè non è stato raggiunto il quorum del 50% che avrebbe reso valido il referendum, in una città in cui la partecipazione nelle ultime elezioni politiche è stata dell’88%.

In caso di validità, una maggioranza di “Sì” avrebbe portato la giunta comunale a ridiscutere la realizzazione delle linee 2 e 3 e una nuova pianificazione del traffico cittadino. Si trattava di un referendum consultivo, per cui per l’amministrazione fiorentina il risultato non era vincolante, ma di grande valore sia rispetto alle modalità di definizione delle scelte relative alla mobilità della città e all’ambiente, che di ordine politico rispetto alla giunta fiorentina negli ultimi mesi del suo mandato.

Le linee 2 e 3 saranno collocate lungo due correnti di traffico: la 2 che congiunge l’aeroporto di Peretola con Piazza della Libertà, passando per Piazza del Duomo; la 3 tra l’ospedale di Careggi e alcune facoltà con il centro e la stazione di Santa Maria Novella (che arriverà poi fino a Viale Europa nel suo progetto di estensione). I cantieri per la loro costruzione sono già partiti.

Il referendum è arrivato dopo anni di discussioni sull’utilità di una rete tranviaria per la città di Firenze. Ma il progetto di tramvia risale a più di dieci anni fa, da quando, nel 1993, la giunta comunale ne ha deliberato l’avvio. Il primo piano di mobilità in cui compare la Tramvia fu deliberato nel 1999; la prima pietra è stata posta nel 2001, per iniziare la linea 1 che taglia la città nella traiettoria Scandicci – Santa Maria Novella e che sarà terminata entro il 2008.

Fino all’anno scorso, i lavori sono andati avanti a un ritmo un po’ più lento del previsto, accumulando un ritardo di un anno sul programma originario. Il tutto tra le ingiurie degli automobilisti per le code e i continui mutamenti della circolazione stradale. La Tramvia appariva come un disagio, ma inevitabile. Poi nell’opinione pubblica è cominciato a circolare un dubbio: ma la Tramvia, è utile per la città? Sarà capace di risolvere i problemi del trasporto pubblico fiorentino?

I più preoccupati erano coloro che abitano nelle zone in cui passeranno le linee tranviarie, che subiscono i disagi provocati prima dai cantieri, poi dalla riduzione di spazio per i parcheggi. Si sono aggiunte poi le critiche provenienti da una parte del mondo ambientalista più oltranzista e da alcuni esponenti della cultura e dell’arte. La protesta è sfociata quando, nel 2006, sono stati abbattuti 158 alberi centenari che erano situati lungo viale Morgagni, una delle strade principali in cui passerà una linea della Tramvia. Da allora il dibattito si è acceso, con manifestazioni, striscioni appesi alle finestre e animate discussioni pubbliche. Il quesito ha provocato l’insorgere di due movimenti, pro e contro Tramvia, dalle alleanze insolite: a favore, oltre alla giunta cittadina, la maggior parte degli ambientalisti e i partiti di centro-sinistra; contrari i Comitati di quartiere nati ad hoc su iniziativa dei cittadini, il centro-destra (che pure aveva deciso in favore della Tramvia durante il governo Berlusconi) e parte della sinistra. La notizia è rimbalzata anche sui giornali stranieri, generalmente schierati a favore del progetto; come pure l’UNESCO.

I contrari argomentano le loro tesi con due questioni principali: la necessità di un piano del traffico più complessivo, non basato soltanto sulla Tramvia, quanto più su altre direzioni del traffico automobilistico e una riformulazione del trasporto pubblico; e il desiderio di preservare l’antico aspetto di una città storica come Firenze. Anche il timore di perdere posti auto e spazi per i residenti ha avuto un ruolo importante nell’accrescere le fila di questa fazione; nonché i gravi disagi quotidiani per i cantieri aperti. La Tramvia è, difatti, il terrore di ogni automobilista, che ogni giorno incontra code e nuovi cambi alla mobilità.

I favorevoli rispondono che le nuove linee tranviarie apporteranno un miglioramento della fruibilità del trasporto pubblico e una riduzione dello smog cittadino. Per loro la Tramvia costituisce un punto di inizio per realizzare un nuovo assetto del traffico cittadino, verso uno stile di vita ambientalmente più sostenibile. Infatti, le emissioni derivanti dal trasporto urbano danneggiano sia gli abitanti, che i monumenti e gli edifici storici. Inoltre, aumentano i gas serra che, per il loro effetto sul clima, sono state comprese nel Protocollo di Kyoto e il caso ha voluto che il referendum si svolgesse proprio il giorno dopo l’anniversario della sua entrata in vigore (il 16 febbraio 2005).

Dal punto di vista visivo, coloro che sono a favore della Tramvia mettono in evidenza come i tram siano già in uso in alcune grandi e piccole città storiche europee, come Parigi, Berlino, Siviglia, Lisbona e Brema. A Roma, il tram passa a breve distanza dal Colosseo dall’inizio del secolo e nessuno ha mai protestato. Inoltre, il tratto più contestato, quello che da via Cerretani passa a dieci metri dal Duomo, verso via Martelli, andrà a batteria, per cui non ci saranno né pali né inestetici fili elettrici. Adesso, lungo lo stesso percorso transitano ogni giorno più di 2.300 autobus.

Dopo il referendum, i cantieri andranno avanti secondo quanto pianificato. Parte dei cittadini saranno soddisfatti, altri subiranno dei disagi. Su una cosa tutti concordano: la costruzione della Tramvia non può essere un’azione isolata, ma deve andare ad integrarsi in una strategia complessiva per la definizione di un nuovo assetto della mobilità. Un assetto che dovrà necessariamente coniugare le necessità dei fiorentini con una sostenibilità ambientale e una riduzione delle emissioni inquinanti collegate trasporto urbano. Questo sembra essere anche il proposito del Sindaco Domenici, secondo il quale la politica di concertazione futura dovrà andare in due direzioni: verso “l’obiettivo di arrivare entro tempi ragionevoli, ma rapidi, alla definizione del Piano Integrato della Mobilità con il coinvolgimento attivo anche delle realtà dell’area metropolitana fiorentina”; attraverso le istituzioni, ma con il supporto di un tavolo sulla mobilità composto da associazioni economiche, sociali, sindacali e di altra natura.

Una valutazione definitiva su questa strategia e sul contributo fornito dalla Tramvia sarà possibile solo al termine dei lavori. Per ora, si rileva come l’intento di realizzare una mobilità più sostenibile passi attraverso un’innovazione promossa dall’amministrazione comunale e sostenuta da una parte degli abitanti; contro l’altra parte che pensa ad altri sviluppi possibili della città Firenze, con una serie variegata di alternative che va dai mini bus elettrici alla metro. In una città, come Firenze, fortemente ancorata al suo glorioso passato, la lotta tra guelfi e ghibellini continua; eppur qualcosa si muove.

Veronica Caciagli

19 febbraio 2008