Obama e Clinton

Obama o Hillary: chi è il più verde tra i due candidati democratici? Il settimanale americano The Nation l’ha chiesto a David Roberts, autorevole giornalista ambientale, tra gli animatori del famoso blog di approfondimento sui temi ecologici Grist.org. La risposta di Roberts: “Quale dei due contendenti scelgano, gli ecologisti democratici questa volta non sbaglieranno”. Le differenze tra i due infatti non sono molte e i programmi di entrambi in materia ambientale sono ben più coraggiosi di quanto Kerry, Gore, o Bill Clinton abbiano osato nelle scorse competizioni per la Casa Bianca. Sia il candidato afroamericano che l’ex first lady, rincorrendo le proposte ambiziose dell’altro pretendente democratico John Edwards (ritirato), taglierebbero sostanzialmente le emissioni di gas serra e darebbero una spinta alle energie rinnovabili, interpretando la sostenibilità ambientale sia come uno sforzo necessario da dividere tra tutti, che come una occasione di sviluppo economico.

Nel programma di entrambi c’è l’impegno per un sistema di emission trading obbligatorio (cap and trade con vendita all’asta del 100 per cento dei crediti) che costringa chi emette anidride carbonica ad acquistare i permessi per inquinare, obiettivo condiviso dai due: la riduzione entro il 2050 dell’80 per cento delle emissioni rispetto ai livelli del 1990, tanto quanto la comunità scientifica ritiene sia necessario per mitigare gli effetti del riscaldamento climatico.
I soldi ricavati dalla vendita dei permessi per emettere CO2 alle industrie, assieme a quelli delle tasse delle compagnie petrolifere (che entrambi vogliono innalzare rinegoziando le detrazioni fiscali di cui queste al momento godono) servirebbero a investire nello sviluppo delle rinnovabili: Obama parla di un investimento di 150 miliardi di dollari in 10 anni per la ricerca sulle fonti energetiche alternative tra cui include, come fa pure Hillary, anche biocarburanti e “carbone pulito”.

Altri ancora sono i punti che accomunano i programmi i due democratici su clima ed energia: promuovere l’efficienza energetica con nuovi standard per la costruzione degli edifici e finanziamenti per chi ristruttura, ridurre la dipendenza energetica dal petrolio, specie quella dal petrolio estero (vista anche come elemento di debolezza in politica internazionale), far passare alla storia le lampade a incandescenza. Anche riguardo alle automobili le proposte dei due pretendenti sono uguali: portare lo standard di efficienza a 17 chilometri al litro entro il 2020 e favorire le case automobilistiche pagando le cure mediche ai loro dipendenti in pensione a patto che queste investano in tecnologie che riducano i consumi.

Le poche differenze tra i contendenti vanno ricercate, spiega Roberts, più in quello che hanno fatto nel passato che in quello che faranno: Obama, senatore dell’Illinois, è sempre stato più morbido nei confronti di carbone etanolo e nucleare (che nel suo stato d’elezione muovono molti soldi) e ha votato a favore dell’Energy Act del 2005, definito dall’opinionista di Grist.org “una mostruosità che ha incanalato sussidi a favore di tutti e tre questi gruppi d’interesse”, mentre Hillary Clinton ha votato contro. Barack Obama è stato anche accusato da molti ambientalisti di avere rapporti sconvenienti con l’industria del nucleare, che per il candidato afroamericano deve continuare ad essere parte del mix energetico nazionale: non gli viene infatti perdonato l’appoggio che Exelon, il più grande operatore del settore ha dato alla sua campagna elettorale attuale e alle precedenti. Alla Clinton, che sul nucleare si dichiara “agnostica ma preoccupata per alcuni aspetti”, invece viene contestato di aver fatto con successo lobbying nei confronti del dipartimento di stato di New York affinché permettesse ad una grossa industria cartiera, la Internatinal Papers di bruciare, seppur in via sperimentale, vecchi pneumatici per ricavarne energia.

Critiche a entrambi i candidati infine arrivano da molti per l’occhio favorevole con cui i due guardano ai biocarburanti e ai finanziamenti che concederebbero al carbone cosiddetto pulito. D’altra parte scrive David Roberts “per chi avesse voluto una politica ambientale veramente verde, ossia nessuna nuova centrale a carbone, niente nucleare e niente etanolo dal mais, le speranze sono morte assieme alla campagna di Edwards e a quella di Kucinich”. Tra i due democratici rimasti né le loro storie né le loro proposte riescono a stabilire nettamente chi sia “il più verde”.
Per decidere chi votare in base alle politiche su clima ed energia bisognerebbe considerare chi riuscirà poi a mettere veramente in pratica la propria agenda in materia, ossia chi riuscirà ad aggregare più consensi al Congresso. Guardando a questo aspetto e “solo se costretto sotto minaccia”, dichiara Roberts, la sua scelta cadrebbe allora su Obama.

Giulio Meneghello

13 febbraio 2008

Per chi volesse approfondire:

 – Articolo su The Nation

– I programmi su energia e ambiente dei candidati alla presidenza su Grist.org

 – I programmi sull’energia dei due candidati democratici dai loro siti: