Nella Finanziaria sono a un bivio i finanziamenti per Kyoto e i relativi adempimenti delle imprese italiane.
L’articolo 70 del ddl, infatti, prevede l’istituzione di un fondo, alimentato dall’uscita dalla legge 488/92 sugli incentivi alle imprese, che consenta l’acquisto di quote di emissione alle imprese “nuove entranti” nel quadro dell’Ets europeo per la Fase 2 del protocollo (2008-2012).
I Verdi, invece, insieme a tutti i gruppi di sinistra, presentano un emendamento che si propone di modificare l’articolo in questione (al punto c) dotando piuttosto il governo di fondi per alimentare l’Italian carbon fund istituito presso la Banca Mondiale a favore delle aziende italiane.

L’Italian carbon fund nasce da un accordo tra il ministero dell’Ambiente e la Banca Mondiale, e prevede la possibilità di acquistare riduzioni di emissioni investendo in progetti che apportino benefici all’ambiente o impieghino tecnologie sostenibili nei Paesi in via di sviluppo o con economie in transizione. L’Italian carbon fund è stato progettato come un fondo fiduciario amministrato dalla Banca Mondiale tramite la sua Fund management unit (Fmu).

L’orientamento emerso dalla riunione del Comitato nazionale di attuazione della direttiva Ets era nel senso di utilizzare lo strumento offerto dall’attuale formulazione dell’articolo 70 del ddl. I fondi confluirebbero nel “Fondo per la gestione delle quote di emissione di gas serra di cui alla direttiva 2003/87/CE” in virtù di una progressiva uscita dalla 488/92.
Questo il meccanismo: prima del versamento dell’ultima tranche del finanziamento assegnato alle aziende si effettua un “collaudo” per verificare che siano state svolte le attività indicate nel progetto. Se l’esito è positivo, parte l’ultimo versamento e si conferma il finanziamento. Se è negativo, salta l’ultimo versamento e si revoca il finanziamento e le risorse vanno ad alimentare il fondo.
Problema di aiuti di stato? Non esisterebbe, secondo gli esperti. Infatti, spiegano i tecnici dello Sviluppo economico, questo tipo di meccanismo è stato già messo in atto dalla Germania per il piano relativo al primo periodo e lo sta facendo anche nel secondo.

Per quanto riguarda l’emendamento presentato dai Verdi, invece, il senso è la proposta “di prevedere la piena partecipazione all’Italian carbon fund”. Nell’emendamento si ritiene “preferibile dotare il Governo degli strumenti per accedere al sistema dei certificati di emissione, anche attraverso interventi coordinati a livello internazionale”. Una strada “che integra l’azione per la riduzione delle emissioni a livello nazionale e che consentirà di rispettare le imminenti tappe fissate dall’Unione Europea in materia di gas climateranti”. La strada sarebbe quindi quella di finanziarie il fondo – che garantisce l’acquisto di quote di CO2 alle aziende italiane a prezzi convenienti – con un apporto stimato in 175 milioni di euro l’anno per tre anni. La cifra non è espressa perché nello stesso articolo 70 non era indicata la copertura (trattandosi di una misura “dinamica” legata all’uscita dalla 488), e indicando un ammontare vi sarebbero stati problemi di ammissibilità dell’emendamento.

19 ottobre 2007