Il Ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, ha inviato una lettera al Commissario europeo per l’energia Andris Piebalgs per trasmettere il position paper del governo italiano dal titolo “Energia: temi e sfide per l’Europa e per l’Italia”. Il documento, approvato dal governo il 7 settembre (articolo “Avanti verso il 20%“), contiene la posizione del governo italiano sul potenziale massimo di fonti rinnovabili raggiungibile dal nostro paese e gli elementi per l’avvio della discussione in sede comunitaria sugli obiettivi concordati nel Consiglio di Primavera dell’8 e 9 marzo relativamente ai nuovi target della politica europea in materia di fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni di gas serra e risparmio energetico, il cosiddetto 20-20-20 al 2020.

Il documento è stato predisposto grazie ad una collaborazione tra tutti i ministeri coinvolti nelle politiche energetiche e ambientali e segue il piano nazionale sull’efficienza energetica per conseguire un risparmio del 9% di energia al 2016, inviato dal ministro Bersani a Bruxelles a luglio (articolo “L’energia efficiente ha un piano in Europa“).
Il ministro per le Politiche europee, Emma Bonino, presenterà ufficialmente oggi, 18 settembre, il position paper dell’Italia al Commissario Piebalgs.

E’ interessante leggere che le fonti rinnovabili vengono considerate il centro del triangolo Lisbona-Mosca-Kyoto, cioè contribuiscono a realizzare allo stesso tempo i tre obiettivi, rispettivamente, per l’innovazione tecnologica e la competitività, l’indipendenza energetica dai Paesi terzi e la riduzione delle emissioni di gas serra.
Il documento ritiene, inoltre, essenziale la costruzione di roadmaps per l’UE e i diversi Stati che dovrebbero indicare come raggiungere nel corso di questi anni gli obiettivi nei diversi settori (elettricità, riscaldamento/raffreddamento, biocarburanti), includendo un quadro coerente per gli incentivi.

Determinanti saranno quindi per i singoli Stati gli strumenti utilizzati per l’attuazione di tali obiettivi. Si indica una possibilità, come quella di introdurre un meccanismo automatico che preveda l’eliminazione degli oneri amministrativi rimanenti o delle barriere al mercato. Ampio spazio viene dato ai principi che dovrebbero, secondo il nostro paese, sottostare ai meccanismi di incentivazione, ma è chiaro la richiesta che viene fatta di armonizzarli non sarà facilmente ottenibile.

Il documento, che Qualenergia.it sottoporrà nei prossimi giorni agli esperti per un parere, indica il potenziale massimo ottenibile al 2020 dalle fonti rinnovabili, suddiviso per le diverse fonti e tecnologie. In estrema sintesi questo viene distinto per il contributo al settore elettrico, al settore del riscaldamento/raffredamento e al settore dei trasporti.
Il potenziale aggiuntivo al 2020 per il settore dell’elettricità viene stimato in 54 TWh/anno, per un totale massimo teorico di 104,18 TWh/anno, equivalente a 8,96 milioni di tep. La potenza totale installata di “rinnovabili elettriche” supererebbe i 46.000 MW (nel 2005, anno di riferimento, era di poco inferiore a 21.000 MW).
Invece per i settori del riscaldamento, raffreddamento e biocarburanti è stimato un potenziale nazionale massimo teorico di 12 milioni di tep, di cui solo 0,6 Mtep relativo ai biocombustibil prodotti a livello nazionale.
Pertanto il potenziale nazionale massimo teorico per le rinnovabili al 2020 è stimato in totale in 20,97 Mtep, quando al 2005 era valutato in 6,71 Mtep.

Ora bisognerà anche lavorare per definire una roadmap che stabilizzi i consumi di energia, in sintonia con gli obiettivi del 20% di rinnovabili, ma anche con la riduzione delle emissioni al 2020. Servirebbe allora un vero piano energetico nazionale e intanto bisognerebbe far capire che l’Italia non ha tanto fame di energia, quanto invece di un suo uso più razionale.

18 settembre 2007