Le tante verità sull’oro nero

  • 26 Luglio 2007

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Secondo Goldman Sachs entro la fine dell'anno il petrolio toccherà quota 95 dollari al barile e nel 2008 potrebbe arrivare a 100. Anche i politici USA di entrambi gli schieramenti chiedono lumi sulla futura produzione.

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Secondo le previsioni di Goldman Sachs entro la fine dell’anno il petrolio toccherà quota 95 dollari al barile e nel 2008 per la prima volta nella storia potrebbe arrivare a 100 dollari.
Le stime di una delle più importanti banche d’affari del mondo non passano inosservate, anche se la nostra stampa è piuttosto distratta su questi temi. Anche se in questi ultimissimi giorni si notano leggerissimi ritocchi al ribasso del prezzo del barile (mentre scriviamo 73,80 $, ma una settimana fa si era anche sopra i 76 $), secondo Goldman Sach siamo però di fronte ad un fuoco di paglia, visto che sulla Borsa dei Future di New York sono stati già raggiunti i 100 dollari e chi investe non esita a comprare.

Alcuni analisti non fanno cenno al picco del petrolio, ma a situazioni congiunturali legate ad eventi particolari, come la crisi nigeriana o al conflitto in Iraq, o alla decisioni dell’Opec di non aumentare la produzione. Tutti sono concordi però nel ritenere che la domanda è in continua crescita, mentre la produzione mondiale non aumenta sostanzialmente da almeno due anni (era in media di 84,16 milioni di barili al giorno nel 2005 e oggi si attesta sugli 84,44 milioni – fonte IEA).

Intanto qualcuno comincia a non credere più ai rapporti dell’industria petrolio, perché li ritiene fin troppo edulcorati. Un caso emblematico è avvenuto pochi giorni fa quando i responsabili del Congressional Peak Oil Caucus (una sorta di riunione ristretta di capi partito), il repubblicano Roscoe Bartlett e il democratico Tom Udall, hanno criticato il recente rapporto del National Petroleum Council (“Facing the Hard Truths about Energy”) (vedi articolo di Qualenergia.it).
Sebbene questo metta in guardia sulla possibile crisi energetica, entrambi hanno spiegato pubblicamente in una conferenza stampa ripresa in TV (vedi video) perché ritengano che il documento nasconda la verità sull’energia mondiale.

Essi ritengono che entro un paio di anni al massimo saremo nel pieno del picco del petrolio con gravissime conseguenze economiche che imporrebbero una reazione immediata ed una riorganizzazione dei consumi energetici a livello mondiale. Per gli Stati Uniti i due congressisti auspicano che il mercato fornisca segnali forti attraverso i prezzi, visto che oggi l’energia è ancora troppo poco costosa (“la benzina è più economica dell’acqua che si acquista in un negozio di alimentari”). L’esempio della benzina è calzante: oggi negli Stati Uniti un gallone costa all’automobilista poco più di 3 dollari, mentre in Europa supera gli 8 dollari. Morale: l’energia fa resa più cara.

Oltre al video, che vale la pena di vedere perché è un esempio di approccio bipartisan su questioni chiave come l’energia, c’è anche il testo dell’intervento di entrambi i politici.

LB

25 luglio 2007

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