Energia: l’Autority fa il punto

  • 6 Luglio 2007

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Nella relazione annuale dell'Autorità presentata dal presidente Alessandro Ortis, spicca il peso del CIP6 sulla bolletta degli italiani: 3,5 miliardi di euro pagati nel 2006, per gran parte destinati alle assimilate e poco alle vere rinnovabili

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Oggi è stato il giorno della presentazione della Relazione annuale dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Il presidente Alessandro Ortis, nel corso del suo intervento in un aula del Parlamento, ha fornito un ampio quadro del mercato dell’energia in Italia. Alcuni punti, tra i molti affrontati, vanno sicuramente citati.
In primo luogo riguardo alla questione del CIP6, Ortis afferma che nella bolletta degli italiani la componente A3, destinata a finanziare le fonti rinnovabili, è invece in gran parte destinata alle cosiddette “assimilate”, cioè alle “fonti sporche”. Secondo i dati forniti da Ortis, nel 2006 per questa voce sono usciti dalle tasche degli italiani circa 3,5 miliardi di euro. Questa cifra rappresenta il 70% degli oneri di sistema, che nel loro insieme sono stati pari a 5 miliardi di euro. Essi, a loro volta rappresentano il 13% del prezzo medio finale dell’energia pagate dalle famiglie.
Visto che solo un quarto delle risorse CIP6 va alle vere fonti rinnovabili (per il 2006 molto meno di 1 miliardo di euro), potremmo ritenere che esse incidano ancora pochissimo sui prezzi dell’energia.

Ortis ha spiegato che gli obblighi imposti ai produttori in materia di fonti rinnovabili (certificati verdi) ed Emission Trading oggi “pesano complessivamente sui prezzi per circa 1 euro/MWh e sono destinati a crescere, fino a oltre 5 euro/MWh, vale a dire il 7% circa del prezzo medio all’ingrosso”.
Per quel che riguarda il settore elettrico, “è possibile valutare in circa 0,53 euro/MWh il costo medio unitario, nel triennio 2005-2007, per l’acquisto di permessi di emissioni finalizzati a coprire la differenza (pari a circa 44 milioni di tonnellate di anidride carbonica nel triennio) tra emissioni effettive e quote assegnate dal Piano di allocazione nazionale”.

Sul sistema dei certificati verdi, il presidente dell’Autority chiede che, affinché questo possa assicurare più efficienza e affidabilità, sia ripristinato l’originario meccanismo competitivo basato su principi di mercato, visto che in questi anni il sistema è stato “distorto e forzato”.
Ortis non mette in dubbio la necessità di sviluppare decisamente le fonti rinnovabili (“rilevanti per motivi di sicurezza, diversificazione energetica e tutela”), ma ritiene che tale sviluppo deve prendere in considerazione anche gli oneri, immediati e futuri, conseguenti alle singole scelte. E aggiunge: “Le fonti rinnovabili non sono tutte uguali ne’ per costo addizionale ne’ per ricadute sul sistema industriale italiano, quindi anche l’impatto sui prezzi energetici e sull’economia del Paese è molto differenziato”.

Una nota positiva viene riservata, invece, al meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica, poiché i risparmi totali realizzati fino ad oggi, pari a circa 900.000 tep (con circa 2000 interventi), hanno permesso di evitare emissioni per circa 2,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica” (pari alla produzione elettrica annua di una centrale da circa 510 MW). L’obiettivo per il biennio 2005-2006, stabilito pari a 468.000 tep è stato quindi ampiamente superato.

Sull’esperienza dei primi due anni della Direttiva che disciplina il sistema di scambio dei permessi di emissione, Ortis fa sapere che i risultati sono ancora insoddisfacenti: l’eccesso di quote a livello europeo nel biennio 2005-2006 “ha determinato un crollo del prezzo della CO2 da circa 30 euro/tCO2 (aprile 2006) agli attuali 50 centesimi di euro con potenziali risvolti negativi in termini di segnali di prezzo per i nuovi investimenti in tecnologie a minore impatto ambientale”.
Ortis mette in luce anche che “sono emerse alcune criticità con riferimento alla posizione competitiva delle imprese e dei singoli Stati”. Ad esempio, distorsioni vi sono state, in particolare, “tra impianti esistenti e nuovi entranti nell’ambito di uno Stato membro, tra impianti appartenenti a settori diversi nell’ambito dello stesso Stato membro (ad esempio tra impianti termoelettrici e altri impianti soggetti alla Direttiva o non) e impianti appartenenti allo stesso settore, ma ubicati in Stati membri diversi”.
Secondo l’Autorità sarà “necessario, armonizzare, meglio superare, i piani di assegnazione nazionali eventualmente con un tetto unico a livello europeo”.

Alessandro Ortis, nella sua relazione, spiega che nella produzione elettrica bisognerà continuare a puntare sul gas: oggi il peso del gas è del 50%, contro il 35% del 2002; in Italia sono stati prodotti con le centrali a gas circa 158.000 GWh sui 315.000 complessivi.

Relazione Annuale e video di presentazione di Alessandro Ortis

5 luglio 2007

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