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Fine corsa

  • 13 Giugno 2007

Il BP Statistical Review of World Energy dice che con le riserve provate di petrolio è possibile soddisfare la domanda solamente per i prossimi 40 anni. Segnaliamo anche una recente analisi sul picco del petrolio.

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Secondo il BP Statistical Review of World Energy il mondo ha ancora abbastanza riserve provate di petrolio per soddisfare la domanda per i prossimi 40 anni ai tassi attuali di incremento. Detta così non sembra però un’informazione molto confortante. A peggiorare il quadro, la pubblicazione di BP, una delle fonti di riferimento dell’industria energetica che oggi viene citata dal Financial Times, ci dimostra che, nonostante il recente rialzo dei prezzi di petrolio e gas naturale, il consumo mondiale di energia è cresciuto molto più rapidamente negli ultimi 5 anni rispetto alla seconda metà degli anni ’90, producendo un’ulteriore impennata nelle emissioni di anidride carbonica.
Peter Davies, capo economista della BP, ha dichiarato però che il picco del petrolio non è prossimo come ritengono molti studiosi del settore, ma poi fa notare che per le grandi industrie petrolifere saranno necessari grandi sforzi per riuscire ad avere l’accesso alle risorse che restano, due terzi delle quali sono in Medio Oriente.

Questo documento sembra volere rassicurare l’opinione pubblica, però appare inquietante. Come è preoccupante il dato sulle riserve provate di gas naturale (leggermente in salita, secondo l’analisi): ci sarebbe, ai livelli di consumo attuali, una disponibilità di questa fonte ancora per 60 anni.
Forse il problema sta proprio nella frase “ai consumi attuali”, quando molti studi come quelli della IEA, già prevedono per quest’anno, ad esempio, un incremento della domanda di petrolio dell’1,8% rispetto al 2006. Quei 40 anni quanto dovrebbero invece essere ridimensionati? E a che prezzo per barile?
E poi, 40 o 60 anni cosa significano rispetto ad un assetto energetico ormai consolidato? Il rischio che l’umanità non sia pronta a reagire di fronte ad una crisi energetica globale, probabilmente prossima, è sempre più concreto.
Intanto, in previsione di questo collasso, il carbone è il combustibile fossile che cresce più rapidamente nel mondo. Secondo il BP Statistical Review, la Cina, che sta investendo moltissimo in centrali termoelettriche a carbone, ha visto aumentare in un anno la sua domanda interna del combustibile dell’8,7%. Ma bruciare carbone a questi ritmi significa che, mentre la crescita media annua dei consumi energetici va dall’1,2% (1996-2001) al 3% (2001-2006), quella relativa alle emissioni accelera molto di più e ormai sta aumentando ad una media annuale del 3,4%.
L’International Energy Agency, riporta il quotidiano economico britannico, ha recentemente fatto notare come la domanda di petrolio stia crescendo molto di più di quanto si pensava, mentre l’offerta proveniente dai paesi Opec sta crescendo molto lentamente.

Alla luce di quest’ultimo aspetto è interessante scaricare, come caldamente consigliamo, una presentazione di Chris Skrebowski, un giornalista petrolifero inglese, indipendente e non pessimista come lui stesso si definisce. Il documento, dal titolo “How close to peak oil are we?” (Quanto siamo vicini al picco del petrolio?), parte da due concetti fondamentali: il primo è che ogni analisi seria debba basarsi su ciò che le società fanno e non su quello che dicono; l’altro è che molto più importante vedere quali sono i flussi reali di oro nero che non le riserve (“Molti parlano di riserve e si dimenticano dei flussi”). Secondo Skrebowski siamo molto vicini al picco e per comprenderlo basta fare una semplice, quanto banale, osservazione: “la produzione globale crolla quando la perdita nell’offerta proveniente dai paesi in fase di declino eccede gli incrementi dell’offerta proveniente da quelli che stanno espandendo la produzione”. Ed è un po’ quello sta avvenendo in questi anni.
Skrebowski stima che l’offerta di petrolio raggiungerà il suo picco tra il 2011 e il 2012 a quota 92-94 milioni di barili/giorno. Secondo lui “una grande sfida e una grande opportunità”, ma se affrontata per tempo, aggiungiamo noi.

LB

13 giugno 2007

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