Bioenergie sostenibili

  • 14 Maggio 2007

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L'Onu in un rapporto rivolto ai politici di tutto il Mondo fornisce un quadro intersettoriale sugli effetti positivi e negativi del nascente mercato delle bioenergie

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La bioenergia offre molte opportunità, ma comporta anche rischi e compromessi, afferma l’Onu in un rapporto, pubblicato lo scorso otto maggio e rivolto ai politici di tutto i mondo, che fornisce un ampio quadro intersettoriale sugli effetti del nascente mercato delle bioenergie.
Il documento, “Sustainable Energy: A Framework for Decision Makers”, redatto da UN-Energy, un gruppo di esperti energetici di tutte le agenzie e programmi delle Nazioni Unite, è stato realizzato con il patrocinio della FAO.
L’elemento chiave della pubblicazione è dato dalla seguente affermazione: “poter valutare con attenzione l’impatto economico, ambientale e sociale delle bioenergie prima di decidere se e quanto rapidamente sviluppare l’industria e quali tecnologie, politiche e strategie d’investimento seguire sono aspetti di vitale importanza”.
Nel rapporto si mettono in evidenza i vantaggi delle bioenergie per quanto riguarda la riduzione della povertà, l’accesso ai servizi energetici, lo sviluppo rurale e le infrastrutture rurali. Ma si esaminano anche i possibili effetti della bioenergia in termini di sicurezza alimentare, di cambiamento climatico, di biodiversità e di risorse naturali, occupazione e commercio.

Il rapporto mette in guardia sul fatto che lo sviluppo delle bioenergie in alcuni casi potrebbe non essere sostenibile e procurare danni socio-economici che supererebbero i benefici. Ad esempio, per quanto riguarda la produzione di biocarburanti, l’UN-Energy chiede che vengano evitate colture che necessitano di un alto apporto di energia fossile (come i fertilizzanti convenzionali) e di terra agricola di qualità e che hanno un rendimento energetico per ettaro relativamente basso.
Per minimizzare l’emissione di gas serra associati alla produzione di bioenergia, i responsabili politici dovranno salvaguardare i pascoli silvestri, le terre vergini, le foreste primarie e tutto il territorio che ha un alto valore naturale, raccomanda il rapporto UN-Energy.
I governi dovrebbero anche incoraggiare una produzione e una gestione sostenibili della bioenergia. Si dovrebbe istituire un programma internazionale di certificazione, che includa anche una verifica riguardo ai gas serra, per assicurare che i prodotti bioenergetici, in particolare i biocombustibili, soddisfino le normative ambientali lungo tutto il ciclo produttivo, dai campi alle taniche di carburante.

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, secondo il rapporto la produzione di biocombustibili potrebbe minacciare l’approvvigionamento alimentare, dal momento che terra, acqua e altre risorse sarebbero sottratte alla produzione alimentare. Analogamente, l’accesso al cibo potrebbe essere compromesso dai prezzi più alti che avrebbero le derrate come conseguenza dell’aumentata domanda di materie prime per le bioenergie, con gravi ripercussioni per le popolazioni povere che soffrono di insicurezza alimentare.
A livello globale il documento critica le barriere tariffarie attualmente erette contro le importazioni di etanolo da parte di alcuni paesi: “impedire l’importazione dall’estero di biocarburanti prodotti in modo più efficiente, mentre nel contempo si richiede a livello nazionale di mischiare i biocarburanti con quelli fossili, potrebbe distogliere più terra del necessario dalla produzione alimentare”,

Un aspetto rilevante nello sviluppo della bioenergia è il coinvolgimento degli agricoltori. Una concentrazione della proprietà nel settore dei biocombustibili “potrebbe condurre i contadini poveri ad abbandonare le proprie terre, con il rischio di peggiorare la loro condizione economica”.
Su questo punto l’analisi del rapporto è la seguente: “l’economia bioenergetica del futuro sarà caratterizzata da una combinazione di tipi produttivi, alcuni dominati da grandi imprese ad alta concentrazione di capitale, altri caratterizzati da cooperative agricole che competono con le grandi compagnie… ed altri ancora in cui si producono carburanti liquidi su scala più ridotta da usare localmente. Comunque, a prescindere dalle dimensione della produzione, una cosa è chiara: più gli agricoltori sono coinvolti nella produzione, nella trasformazione e nell’uso dei biocombustibili, maggiore è la probabilità che essi possano condividerne i benefici”.

Qualenergia continuerà a seguire questa tematica riportando documenti, pareri , best practise e cattivi esempi, per analizzare gli effetti dello sviluppo di un settore in grande crescita a livello mondiale.

Fonte: tratto da documento Ufficio stampa FAO

11 maggio 2007

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