Il Ministro per l’ambiente tedesco Sigmar Gabriel ha presentato al Bundestag, il Parlamento tedesco, un piano d’azione in otto punti per ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra della Germania del 40% – esattamente il doppio rispetto agli obiettivi europei stabiliti dal Consiglio Europeo nel vertice del marzo 2007. Il piano d’azione presentato dal ministro prevede di ridurre entro tredici anni le emissioni di 270 M/t di CO2, rispetto ad oggi, ed è strutturato in otto punti ognuno dei quali fissa dei target precisi sul fronte della riduzione della CO2. Gli otto punti cardine del progetto sono:

  • modernizzazione delle centrali (meno 30M/t CO2);
  • raddoppio della cogenerazione (meno 20M/t CO2);
  • aumento della generazione elettrica da rinnovabili al 27% (meno 55M/t CO2);
  • riduzione consumi elettrici del 11% (meno 40M/t CO2);
  • miglioramento efficienza energetica edifici (meno 41M/t CO2);
  • più rinnovabili per gli utilizzi come il calore e il riscaldamento (meno 14M/t CO2);
  • aumento dell’efficienza nei trasporti con motori che utilizzano una maggiore quantità di biocarburant (meno 30M/t CO2);
  • riduzione emissioni altri gas climalteranti che non sia la CO2 come metano e i gas fluorinati (meno 40M/t CO2).

Forse questa drastica riduzione delle emissioni climalteranti lascia intravedere il ricorso al nucleare come vorrebbero alcuni paesi europei, Francia in testa? No, e su questo punto il piano del Ministro Gabriel è esplicito e altrettanto drastico nella rinuncia all’atomo e conferma l’accordo di coalizione fra SPD (Socialdemocratici) e CDU-CSU (Cristiano-Democratici) per la dismissione graduale del nucleare.

Il piano è stato dichiarato utile per l’ambiente, per l’economia e per l’occupazione, poiché avrà forti ricadute sul piano occupazionale e creerà nuovi posti di lavoro in settori con importanti prospettive e opportunità di sviluppo. Sul fronte finanziario il Ministero stima che le spese aggiuntive per stimolare gli investimenti necessari, da prevedere nel bilancio federale fino al 2010, ammonteranno a circa tre miliardi di euro. Ma questi costi aggiuntivi sono da mettere in relazione, secondo il Ministero, con i danni provocati in Germania dal cambiamento climatico che, secondo il “Deutsche Institut für Wirtschaftsforschung”, l’Istituto tedesco per la ricerca economica, se lasciati incontrastati, in una prospettiva “business as usual”, ammonteranno a circa 137 miliardi di euro fino al 2050. In questa ottica il governo tedesco si sta preparando agli stanziamenti a favore del clima già nella legge finanziaria del 2008.

30 aprile 2007

SF

Si ringrazia l’ing.Alex Sorokin per la collaborazione.