Lo mattina del 12 aprile Greenpeace ha chiesto ironicamente a Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, di vendere il palazzo per due pacchi di sale, 18 barre di sapone, quattro pacchetti di caffè, 24 bottiglie di birra e due sacchi di zucchero, quello che le multinazionali del legno offrono alla gente dei villaggi del Congo in cambio dell’accesso alle loro preziose foreste.
In vista dell’incontro della Banca Mondiale, che si terrà a Washington nei prossimi giorni, Greenpeace ha consegnato a Draghi, che è anche il Governatore italiano della stessa Banca Mondiale, un rapporto che rivela come gli sforzi di quest’istituzione di controllare l’industria del legno stiano fallendo mentre la foresta scompare nell’illusione che, estraendo il legno, si possa combattere la povertà.
A preannunciare l’azione dimostrativa nei giorni precedenti erano comparsi in alcuni parchi romani e di altre città numerosi cartelli sugli alberi che ne annunciavano l’abbattimento. Una sorta di scherzo che voleva però riprodurre in scala ridotta quello che avviene dall’altra parte del nostro negozio di mobili o parquet.

Greenpeace ha presentato in questi giorni il rapporto “Sos Congo”, denunciando come la foresta pluviale del Congo, la seconda per estensione dopo quella Amazzonica, una delle principali difese del pianeta contro i cambiamenti climatici, sia a rischio.
“Immaginate una ruspa che entri in casa nostra sfondando le pareti, i quadri, i mobili. È quello che accade ogni momento ai popoli indigeni della foresta, quando le motoseghe e le ruspe si fanno spazio devastando la loro casa, il loro supermercato, la loro biblioteca” afferma Sergio Baffoni,
responsabile foreste di Greenpeace. “Per questo oggi siamo entrati in azione a Roma e in altre città e abbiamo fatto appello al governatore della Banca d’Italia e ai ministri degli esteri e dell’ambiente perché intervengano. La Banca Mondiale che si riunisce nei prossimi giorni può fare molto per fermare questo saccheggio delle foreste”.
Ogni due secondi un’area di foresta grande quanto un campo da calcio viene distrutta per sempre. In Africa foreste millenarie vengono saccheggiate per portare via legni pregiati come iroko, wengè, afrormosia. A rischio è la sopravvivenza stessa di numerose specie animali, come i nostri più vicini
parenti nel mondo animale, gorilla, bonobo e scimpanzè. Un’area di foresta africana grande una volta e mezzo l’Italia è stata già data alle aziende del legno.
Greenpeace chiede al governo italiano e alla Banca mondiale di non promuovere in Congo un modello economico basato sull’industria estrattiva, che non ha portato sviluppo ma solo povertà e devastazione ambientale.

Fonte: Comunicato di Greenpeace Italia (12 aprile 2007)

17 aprile 2007