Gas in manette

  • 12 Febbraio 2007

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A Brindisi arrestato anche l'ex sindaco Giovanni Antonino. Le ipotesi di reato sono corruzione e concussione legati alla realizzazione dell'impianto di rigassificazione della British Gas. L'area ora è sotto sequestro.

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Per disposizione della magistratura brindisina, cinque arresti sono stati compiuti stamane da polizia e guardia di finanza per reati legati alla realizzazione a Brindisi di un impianto di rigassificazione da parte della British Gas. L’area di Capobianco antistante il porto di Brindisi è stata posta sotto sequestro. C’é l’ex sindaco di centrosinistra di Brindisi, Giovanni Antonino (sindaco sino all’ottobre 2003), tra gli arrestati stamane per la realizzazione nel capoluogo messapico di un impianto di rigassificazione da parte della British Gas. Sono stati arrestati anche un imprenditore, Luca Scagliarini, e tre dirigenti della Brindisi Gas (società costituita ad hoc da British) che furono coinvolti nel processo autorizzativo dell’impianto.

Sono in corso acquisizioni di documenti nei ministeri delle Attività produttive e dell’Ambiente, a Roma. A Roma sarebbero in corso anche perquisizioni e – a quanto si é saputo – la notifica di informazioni di garanzia per reati legati al procedimento autorizzativo dell’impianto. Sono legati a ipotesi di corruzione e concussione i reati per i quali si è giunti agli arresti, al sequestro dell’area di Capobianco e all’acquisizione di documentazione nei ministeri delle Attività produttive e dell’Ambiente. I provvedimenti sono stati adottati dal gip del tribunale di Brindisi Simona Panzera, che ha accolto le richieste formulate dai pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Silvia Nastasia.

La costruzione del rigassificatore British Gas a Brindisi è una delle questioni che aggrega trasversalmente le amministrazioni locali, da quella di centrodestra del Comune a quelle di centrosinistra di Provincia e Regione, e che divide il governo di centrosinistra nazionale e regionale. Di fronte ai duri ‘no’ pronunciati ripetutamente dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, infatti vari esponenti del governo Prodi hanno spesso affermato, anche di recente, la propria diversa opinione. Delle opposizioni alla costruzione a Brindisi ebbe a lamentarsi lo stesso premier britannico, Tony Blair, con il presidente del consiglio dei ministri, Romano Prodi, il 6 novembre scorso. Quello di Brindisi è uno dei due rigassificatori in costruzione in Italia e si sarebbe dovuto completare per il 2009: un altro è in costruzione in Veneto, nel Rodigino, davanti alle coste del Polesine, e dovrebbe entrare in funzione nel 2008, secondo le previsioni.

Quella del rigassificatore pugliese è la storia più controversa. Oltre alle opposizioni della comunità locale con marce, manifestazioni e sit-in, e ai rifiuti di Vendola, il Comune ha fatto ricorso al Tar e al Tribunale di Brindisi e il sindaco, Domenico Mennitti (Forza Italia, ha anche minacciato le dimissioni. A novembre la Brindisi Lng (società della British Gas) ha avviato, tra le proteste, i lavori. Il 27 dicembre scorso il governo ha deciso di riaprire la Conferenza dei Servizi, riavviando la procedura per la valutazione di impatto ambientale (Via) e la discussione con la popolazione. In conseguenza di tale decisione, tuttavia, non c’é stato un blocco dei lavori di costruzione dello stabilimento, come invece chiedevano le amministrazioni locali e gli oppositori del rigassificatore. Il ministro Bersani in dichiarazioni pubbliche sottolineò, al contrario, che la riconvocazione della conferenza dei servizi “di per sé non significa una sospensione dei lavori”. Nel gennaio 2007 la Regione Puglia, ad ogni modo, ha chiesto e ottenuto la sospensione temporanea dei lavori per la necessità di interventi di bonifica dal momento che nelle acque di falda nelle aree a terra adiacenti le opere di colmata compiute da Brindisi Lng i dati riscontrati dall’Agenzia per l’ambiente (Arpa) avevano superato “valori limite accettabili”.

13 febbraio 2007

L’articolo è tratto da La Nuova Ecologia

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