Edifici a confronto

  • 15 Dicembre 2006

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Un confronto tra i consumi di energia delle abitazioni italiane e tedesche. E' vero che gli edifici residenziali in Italia sono tra i meno efficienti energeticamente in Europa e consumano molto di più di quelli tedeschi? Risposta e chiariment1a cura di Uwe Wienke - Miniwatt.it

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Alcuni osservatori si chiedono se sia vero che gli edifici residenziali in Italia siano tra i meno energeticamente efficienti in Europa. Alcuni indicatori ci dicono che in Italia il consumo specifico per il riscaldamento è intorno ai 200 kWh termici annui per metro quadro di superficie abitata. Valore che di norma viene posto a confronto con edifici tedeschi per i quali l’indicatore è di soli 80-100 kWh/m2a, con tendenza alla riduzione. Questa un’opinione è molto diffusa in Italia e, pertanto, vorrei dare alcune informazioni che possano chiarire la faccenda.

Non conosco le fonti dalle quali sono tratti questi indicatori, posso però dire che la loro scelta mi sembra assai casuale, o meglio, di poco significato al di fuori del relativo contesto.
Per quanto riguarda il consumo energetico delle case italiane, ricordo la cifra 13,4 kgep(m2a), riportata sul rapporto ENEA 1999, “La situazione energetico-ambientale del paese”, che considero attendibile e che equivale a circa 160 kWh/(m2a). Di questi 160 kWh/(m2a), circa 125 servono al riscaldamento e alla produzione d’acqua calda. Per quanto riguarda invece il consumo energetico delle case tedesche riporto nella tabella i numeri relativi al consumo d’energia termica destinata al riscaldamento e alla produzione d’acqua calda sanitaria.
Consumi energetici
Stando a queste cifre, nelle abitazioni italiane si consuma per il riscaldamento e per la produzione d’acqua calda la metà (125 kWh/m2a) dell’energia che si consuma in Germania (250 kWh/m2a). Questa differenza ha diverse cause come il clima e le abitudini di riscaldamento (temperature interne, numero di locali riscaldati, ecc.). C’è effettivamente una grande differenza tra riscaldare un intero appartamento fino ad una temperatura di 20-22°C, o solo due stanze fino a 19°C. Le cifre riportate spiegano anche che quando si parla di energia ed edificio, bisogna distinguere tra consumo e fabbisogno energetico. I 250 kWh/(m2a) per la Germania e i 125 kWh/(m2a) per l’Italia indicano il consumo effettivo, mentre altre cifre si riferiscono a valori guida emanati da leggi e decreti.
Bisogna anche considerare che, nei paesi nordici, il riscaldamento è un fattore ben più rilevante che in Italia, non solo per il comfort termico, ma anche dal punto di vista economico. Nei paesi mediterranei, il comfort termico è invece spesso compromesso in estate dalle alte temperature, tanto che il raffreddamento tramite i climatizzatori è ormai diventato uso normale e consuma energia elettrica che dovrebbe poi essere contabilizzata nei consumi energetici globali degli edifici.
Si attribuisce, inoltre, la presunta maggiore efficienza energetica degli edifici tedeschi anche all’età del patrimonio immobiliare, sostenendo che l’80% degli edifici residenziali tedeschi sia stato costruito o completamente ristrutturato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questa affermazione è sostanzialmente giusta, ma non completamente: nel 2002, il 72% delle abitazioni risultava costruito dopo il 1948 e il 28% aveva un’età maggiore; solo il 14,2% del totale delle abitazioni risultava costruito dopo il 1986, cioè dopo l’entrata in vigore della prima “Wärmeschutz-Verordnung” (1984).
La ricostruzione del dopo guerra non ha portato ad uno standard energetico migliore degli edifici, bensì all’applicazione su vasta scala di nuovi concetti architettonici e di nuove tecnologie edilizie (cemento armato, tetti piani, finestre più grandi). Quasi subito si è potuto notare che l’applicazione di questi concetti e di queste tecnologie esigevano migliori conoscenze di fisica da parte dei progettisti.
Un’altra opinione attribuisce la maggiore efficienza energetica degli edifici tedeschi al costume e alla forma mentale dei tedeschi che hanno portato all’emanazione di leggi che tutti rispettano. Vorrei rispondere che nei paesi nordici e nell’Europa centrale si sa per esperienza millenaria che in inverno ci si deve proteggere dal freddo in quanto non si può contare sull’effetto riscaldante del sole. Protezione dal freddo significa “isolamento termico” che, in passato, si otteneva con pareti di legno e d’argilla e, oggi, con l’impiego di materiali termoisolanti. Di isolamento termico minimo necessario, di ponti termici, di calcoli termici, se ne discuteva già negli anni ’50, anche quando non esisteva una legge sul risparmio energetico. Non è un caso però che tutti i materiali termoisolanti siano stati inventati nell’Europa centrale e nei paesi nordici, anche se il loro effetto è stato spesso neutralizzato dalle nuove finestre e da vetrate più grandi.
Concludendo, non è quindi vero che le case tedesche consumino meno energia di quelle italiane. E’ vero, però, che, considerando il clima più mite, le case italiane, di solito prive di un sufficiente isolamento termico potrebbero consumare molto di meno e quindi in Italia sarebbe possibile costruire edifici a basso consumo energetico, (30-60 kWh/(m2a), a un costo molto più conveniente che nell’Europa centrale.

Articolo di Uwe Wienke è tratto da Miniwatt.it dal titolo “Capire i consumi energetici” – 5 ottobre 2006

Ilsolea360gradi, n. 10/2006

15 dicembre 2006

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