Rinnovabili da sogno?

  • 5 Dicembre 2006

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In un articolo uscito su "The Economist" si sostiene la tesi che il boom delle rinnovabili nei paesi industrializzati potrebbe bloccarsi all'improvviso. La principale causa di ciò potrebbe essere un abbassamento dei prezzi petroliferi. di Edgardo Curcio

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Nelle scorse settimane l’autorevole rivista inglese “The Economist” ha titolato un importante articolo che tratta del futuro delle energie rinnovabili con “Green Dreams” ossia sogni verdi.
Il giornalista avanzava la tesi che il mercato delle fonti rinnovabili nei paesi industrializzati sta crescendo a tassi sostenuti, ma potrebbe bloccarsi improvvisamente con un brusco risveglio da un sogno iniziato qualche anno fa con l’impennata dei prezzi del petrolio.
Secondo l’articolista lo sviluppo delle fonti rinnovabili è sostenuto essenzialmente dagli incentivi statali che trovano ragione di essere da tre principali fattori: alti prezzi del petrolio; sicurezza energetica; surriscaldamento del pianeta.
Pertanto se ci fosse, come sembra probabile, dice l’Economist, un forte ribasso del prezzo del petrolio, i governi potrebbero ridurre o eliminare i finanziamenti alle fonti rinnovabili, come successe a metà degli anni ’80 e quindi far “sgonfiare” la bolla speculativa che si sta creando intorno alle energie verdi; bolla che – dice sempre l’Economist – ricorda quella dell’e-economy della fine degli anni ’90 che bruciò in borsa 3 mila miliardi di dollari.

Poiché l’Economist non è nuovo a delle prese di posizioni polemiche su argomenti attuali, vorrei commentare, ed in qualche modo contestare, l’opinione del giornalista inglese.

Innanzitutto vorrei ricordare che secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia che ha recentemente pubblicato il WEO, l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (escluso l’idroelettrica) raggiungerà circa 3.000 TWh nel 2030 e cioè 8 volte l’attuale livello.
Il tasso di crescita previsto è del 10% l’anno con uno scenario più virtuoso e del 7% l’anno in uno scenario tendenziale.
Questi aumenti che riguardano tutte le fonti rinnovabili (biomasse, fotovoltaico, eolico, solare, geotermico) sono sostenuti sopratutto da due componenti. La prima è la forte riduzione attesa dei costi come risultato della curva di apprendimento tecnologico; la seconda dal fatto che queste energie hanno un effetto nullo sulle emissioni di gas serra e quindi possono essere utilizzate in qualsiasi condizione, ma sopratutto sono accettate in tutti i paesi, anche in quelli, come il nostro, dove è difficile realizzare infrastrutture energetiche .
Ricordo anche che nel luglio 2004 la società finanziaria Crédit Lyonais condusse un esauriente studio sul settore fotovoltaico che mise in luce un mercato del valore di oltre 7 miliardi di dollari con un tasso di crescita del 30%. Entro il 2010 lo stesso studio prevede ricavi per 30 miliardi di dollari ed un profitto di 3 miliardi (10%) per lo stesso settore. Inoltre, sempre a partire dal 2004, un numero sempre maggiore di istituzioni finanziarie ha iniziato a creare fondi di investimento per le energie rinnovabili. Questi fondi hanno avuto in Borsa una crescita del 182% dal 2004 ad oggi mentre le società petrolifere solo del 18%.
Oggi tutte le principali società petrolifere (ad eccezione dell’ENI e di qualche altra multinazionale asiatica) investono massicciamente nel settore delle fonti rinnovabili, per non dire dei due giganti dell’elettronica Sharp e Sanyo che hanno piani ambiziosi nel settore del fotovoltaico.
Quindi mentre tutti investono ed il fattore di crescita riduce i costi delle fonti rinnovabili, le altre fonti continuano a presentare molte incognite e costi elevati.
Per rispondere poi, in modo puntuale alla tesi proposta dalla rivista inglese credo che bisogna partire da alcune constatazioni abbastanza obiettive.

  1. Il problema della sicurezza degli approvvigionamenti è e diventerà sempre più importante per l’Europa e le altre economie industrializzate; quindi la necessità di diversificare le fonti è una priorità per tutti i paesi consumatori.
  2. Sul riscaldamento del pianeta a causa dell’effetto serra, oggi tutti i governi e gli scienziati sono in genere d’accordo (v. rapporto Stern ed altri documenti presentati a Nairobi ), quindi c’è la necessità di bruciare fonti più pulite rispetto ai combustibili fossili con un maggior sviluppo delle fonti rinnovabili.
  3. In base ai dati più recenti, sembra poco probabile un calo del prezzo del greggio, che, secondo la dichiarazione dei maggiori esperti e sopratutto dell’OPEC dovrebbe rimanere a lungo tra i 60 ed i 70$/bl.

Personalmente poi non credo ci siano similitudini tra gli shock petroliferi degli anni 80 che portarono ad una forte recessione economica, e quindi come conseguenza, ad un forte ribasso dei prezzi del greggio e la situazione odierna, che è molto più solida in quanto le economie dei paesi consumatori sono molto meno vulnerabili al caro-petrolio (v. Convegno AIEE su petrolio ed economia).

Inoltre oggi c’è il timore che il petrolio possa iniziare a mancare (si parla di picco del petrolio) perché non si trovano più grandi giacimenti mentre la domanda continua a crescere a ritmi elevati trainata dallo sviluppo delle economie di grandi paesi in via di transizione (Cina, India, Sud Est asiatico etc)).
Pertanto non vedo analogia tra la bolla speculativa del e-economy di fine anni 90 e la crescita economica dei titoli e degli investimenti nel settore delle fonti rinnovabili che ha fondate basi economiche e tecnologiche come sopra indicato.

Ultima considerazione.
Oggi tutti i governi dei paesi occidentali, incluso gli Stati Uniti d’America, sono convinti che bisogna investire e sostenere le fonti rinnovabili e ciò, non solo per le ragioni obiettive da me indicate, ma anche per ragioni politiche, perché la componente ambientalista nei parlamenti di questi paesi è diventata più forte e più determinata. Quindi è molto difficile che ci sia una marcia indietro nella attuale politica di incentivazione alle fonti rinnovabili; piuttosto – come appare anche nel nostro Paese – questa politica potrebbe risultare sempre più incisiva facendo diventare i “sogni verdi” solide realtà.

Edgardo Curcio

5 dicembre 2006

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