ll fronte del porto

  • 31 Ottobre 2006

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Il gas naturale è una scelta necessaria per la transizione alle rinnovabili. Ma la localizzazione degli impianti deve essere fatta in maniera avveduta. di Sergio Ferraris

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Due pesi due misure? In fatto di gas, se si fa il confronto tra l’installazione del rigassificatore di Brindisi e quello di Livorno, si direbbe di sì. Il progetto pugliese, voluto dal precedente Governo, dovrebbe trovare posto all’interno del porto turistico di Brindisi, mentre quello toscano, che deve essere comunque verificato perchè si tratta di un impianto unico al Mondo, sarà posto off-shore a ben quindici miglia dalla costa. Il progetto ha suscitato le proteste degli abitanti di Brindisi che convivono da anni con un territorio martoriato a livello ambientale. Vediamo i numeri del progetto. Nella richiesta della Lng, presentata al Ministero delle attività produttive il 9 novembre 2001, si trova la costruzione di un terminale per la rigassificazione del gas naturale liquefatto (Gnl) per una capacità di quattro miliardi di m3, espandibile fino a otto.
Si tratta di un’opera “importante” dal punto di vista dell’impatto ambientale. Solo a livello di opere preliminari dovranno essere realizzati un dragaggio per l’ormeggio e la manovra delle navi metaniere e una colmata per circa 980mila m3 che produrrebbe un avanzamento sulla linea costiera per 140mila m2. Il tutto per realizzare un terminale di ricezione, stoccaggio e vaporizzazione del Gnl della capacità di sei milioni di tonnellate l’anno; un nuovo molo riservato all’attracco delle navi metaniere, circa cento l’anno con una capacità lorda tra i 70mila e le 140mila m3; due condotti di collegamento al terminale della lunghezza di un chilometro; un impianto di stoccaggio composto da due serbatoi fuori terra da 160mila m3, con una previsione di raddoppio; impianti per la gestione vapori di boil-off, rigassificazione ed erogazione del metano ad alta e media pressione; una serie di impianti accessori quali prese d’acqua a mare per la vaporizzazione, sistema torcia e stoccaggio dell’azoto liquido.

Problemi da gas
I problemi legati ai rigassificatori sono diversi e presentano aspetti di particolare complessità. Gli impianti di questo tipo non sono inquinanti, poiché il metano non è tossico e sono utili nel quadro di una politica energetica di diversificazione delle fonti. I rigassificatori, inoltre, possono sviluppare un indotto economico, legato alla catena del freddo, in quanto restituiscono energia criogena a una temperatura di – 160 °C che può essere utilizzata dall’industria della surgelazione per magazzini frigoriferi, da quella alimentare e per la produzione di azoto liquido.
Non è detto, però, che con la costruzione del rigassificatore si mettano in moto sinergie industriali che potrebbero, come è capitato spesso al Sud, rimanere sulla carta. Viceversa gli aspetti negativi sono parecchi a cominciare dall’impatto sull’attività del porto – a causa dei frequenti blocchi dovuti al transito delle navi gasiere – continuando con il raffreddamento delle acque circostanti, ma soprattutto la presenza di un impianto di tali dimensioni e con un alto tasso di pericolosità metterebbe la parola fine ai tentativi di riqualificazione socioeconomica del porto brindisino che è, peraltro, tra i siti inquinati di interesse nazionale da bonificare ai sensi del Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale” approvato da Governo il 10 settembre 2001.

L’impianto, tra le altre cose, se fosse posto nell’area di Capo Bianco, oltre a essere vicino al porto e alla città, sarebbe anche nei pressi di sette impianti elettrici e chimici e nel cono d’atterraggio dell’aeroporto.
Altra particolarità dell’impianto di Brindisi è quella di non essere stato sottoposto alla valutazione d’impatto ambientale, al contrario di ciò che è successo per tutti gli altri progetti per i quali è stata richiesta l’autorizzazione presso il Ministero delle attività produttive.
È auspicabile che il rigassificatore pugliese sia realizzato, ma non in un’area già provata come quella scelta. È necessario far si che l’impianto vada a portare benefici territoriali impattando in maniera positiva sulle zone interessate, attraverso sinergie industriali che valorizzino le attività preesistenti anziché deprimerle. Ma la battaglia sul rigassificatore ha un’importanza strategica anche dal punto della politica energetica nazionale. Non è escluso, infatti, che difficoltà nella realizzazione di questi impianti spianino la strada ai “falchi del carbone” la cui lobby auspica un fallimento delle politiche energetiche legate all’utilizzo del Gnl.

Sergio Ferraris

L’articolo è stato pubblicato sulla rivista QualEnergia

22 maggio 2006

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