Riparte Kyoto nel nostro Paese. A sbloccare il processo di contenimento dei gas serra è stato  l’accordo tra i ministri dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, e dello Sviluppo Economico, Bersani. Il nuovo Piano prevede l’assegnazione delle quote di emissione e, secondo l’accordo raggiunto, un taglio di 24 più 6 milioni di tonnellate di CO2 fissando un tetto annuale di 200 milioni di tonnellate contro le 224 del periodo 2005-2007.

Partivamo da un piano che applicava alla lettera quello della Comunità Europea, mentre ora l’ accordo raggiunto è proiettato verso il futuro, poiché è fondato su una lettura dei nuovi impianti che entreranno in funzione tra il 2008 e il 2012, ai quali tra elettrico e non elettrico erano assegnati circa otto milioni di tonnellate di emissioni. – afferma Fabrizio Fabbri, capo segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente – Abbiamo verificato come solo il settore termoelettrico avesse bisogno di una quota maggiore per evitare una perdita di competitività. L’aumento di dodici milioni è dovuto a ciò, però sei di questi dodici milioni andranno ad asta  e questi fondi saranno utilizzati dallo Stato per implementare altri interventi in direzione di Kyoto. In pratica i tagli saranno di 24 milioni di tonnellate più i sei a titolo oneroso”.

Il Piano consentirà di rispettare gli obblighi previsti dalla direttiva 2003/87/CE, Emissions Trading, e di tutelare la competitività delle imprese italiane, in momento in cui la Ue, nella giornata di ieri, aveva aperto una procedura di infrazione  contro l’Italia per i ritardi nella presentazione del piano.

“Assegneremo le quote di emissione ai singoli impianti in modo tale da favorire l’impiego delle tecnologie più efficienti. – prosegue Fabbri –  Ma la novità dell’accordo non è solo in questo. La cosa più rilevante è, rispetto all’Unione europea che oltre al fatto di aver risposto alla procedura d’infrazione in tempi rapidi potremo partecipare al primo gruppo di valutazione in sede europea che è quello nel quale si va a contrattare meglio e dal quale saremmo stati esclusi, senza questo Piano”.

Le imprese del settore termoelettrico potranno utilizzare i ”crediti” derivanti dai progetti di cooperazione internazionale, nell’ambito del Clean Development Mechanism e di Joint Implementation del Protocollo di Kyoto, nella misura del 25% rispetto alla quantità assegnata. In questo modo, considerando che il prezzo dei crediti e’ mediamente inferiore del 50% rispetto a quello delle quote di CO2 sul mercato europeo, le imprese potranno ridurre significativamente i costi.

Ora la parola spetta al Comitato nazionale di gestione e attuazione della direttiva 2003/87/CE, che svolge le funzioni di Autorità Nazionale Competente, per procedere rapidamente all’ elaborazione del documento finale del Piano per la trasmissione alla Commissione Europea entro la fine della prossima settimana.

Sergio Ferraris

13 ottobre 2006