La chiarezza è indispensabile

  • 10 Ottobre 2006

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Italia, energia oggi e domani: una fotografia e una previsione per il nostro Paese

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di Gianni Mattioli e Massimo Scalia

Una fotografia
Prolisso, ripetitivo e perciò incredibilmente noioso alla lettura, il documento conclusivo relativo alla “Indagine conoscitiva effettuata dalla commissione Attività Produttive della Camera dei deputati sulle prospettive degli assetti proprietari delle imprese energetiche e i prezzi dell’energia in Italia” – approvato quasi integralmente all’unanimità in febbraio – è riuscito ad occultare alcuni elementi interessanti emersi dalle audizioni effettuate. L’intento di pervenire ad un testo by-partisan ha ridotto al minimo il compianto sul mancato nucleare, mentre la prospettiva di dover fare, prima o poi, i conti con Kyoto ha contenuto gli entusiasmi per il carbone “pulito”, ma questo terreno di incontro ha portato ad annegare alcuni dati importanti del quadro attuale ed alcune interessanti prospettive individuate per il futuro.
Vediamo dunque alcuni di questi dati.
La disponibilità di potenza elettrica. “E’ sensibilmente ridimensionato il rischio di black-out: la capacità strutturale del sistema nel suo complesso sembra poter garantire un margine di riserva adeguato a soddisfare il fabbisogno di energia elettrica nel rispetto di prefissati livelli di sicurezza e di qualità.” “Le pressoché unanimi previsioni al 2010 mostrano un margine di riserva congruo, che si assesterebbe attorno al 17%, …ma già nel 2004 ci si era portati al 15%, che è il livello “ottimale” secondo il GRTN.”

Il prezzo dell’energia elettrica. E’ forse questo il dato più interessante emerso dai contributi degli esperti ascoltati, anche se la commissione si è limitata ad un accenno sbrigativo nelle sue conclusioni.
Afferma Enzo Gatta (Assoelettrica): “Dalle medie aritmetiche dei prezzi di cinque mercati all’ingrosso (Spagna, Francia, Germania, Olanda e Italia), si nota che, sin dal settembre del 2005, per quanto riguarda l’Italia, il prezzo medio è sensibilmente minore rispetto a quello delle altre borse, con la sola eccezione della Spagna.” E Clavijo Olmos (Endesa): “Dal 2000 l’industria energetica italiana ha potuto avviare un deciso rinnovamento tecnologico…Ciò ha determinato la progressiva convergenza dei prezzi dell’energia elettrica a livello europeo, dimostrata chiaramente dall’inversione di tendenza che spesso negli ultimi mesi ha caratterizzato i flussi di energia tranfrontalieri, con abituali esportazioni dall’Italia verso la Francia.”
Analoghe considerazioni sono state svolte da Umberto Quadrino, da Flavio Cattaneo (Terna SpA) e il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas Alessandro Ortis rileva che “… i margini di profitto dei produttori restano alti, come si riscontra confrontando a livello internazionale … i margini di ricavo di taluni produttori elettrici.”
Sarà necessario ora seguire l’andamento nel tempo del prezzo del Kwh per valutare se la progressiva convergenza del prezzo italiano con quelli degli altri paesi sia un fenomeno sostanzialmente congiunturale, dovuto al temporaneo aumento della domanda in Europa, o sia dovuto ad elementi di carattere strutturale quale la significativa innovazione tecnologica che caratterizza l’ultima generazione degli impianti (turbogas) nel nostro paese, così come il manifestarsi, per la produzione di elettricità in altri paesi, di oneri in precedenza ripianati dallo Stato (ad esempio, i costi del ciclo del combustibile nucleare), oppure per l’emergere nel caso del carbone degli oneri, sin qui sottovalutati, dovuti ai costi per la mitigazione degli effetti sanitari ed ambientali pretesa sempre di più dall’opinione pubblica.

Gli effetti di un processo di privatizzazione accompagnato da un inadeguato processo di liberalizzazione.
E’ il dato che emerge in modo vistoso dal complesso degli elementi raccolti dall’indagine conoscitiva, anche se manca nelle osservazioni conclusive della Commissione una disamina limpida e responsabile del percorso seguito in Italia per le privatizzazioni. Eppure il titolo del paragrafo – “più “Stato” (regole) e più “mercato” (concorrenza)” – dava ad intendere un approfondimento sulla vicenda, che ha portato la situazione del settore dell’elettricità e soprattutto quella del gas a passare da monopoli pubblici ad un insieme di “oligopoli pubblico-privati”, i cui profitti appaiono “funzionali al bilancio dello Stato” (Pieraldo Isolani, Adiconsum) più che alla costruzione di politiche energetiche. Affrontare con rigore questa problematica era evidentemente un compito troppo impegnativo per una commissione in fine di legislatura, che tuttavia ha trovato la sua unità – il testo è stato chiuso nei giorni dell’emergenza gas! – nell’ ascrivere ad ENI ed al ministro tutore la responsabilità dell’emergenza: “La situazione di deficit del gas avrebbe potuto essere evitata per tempo tramite il completamento del processo di liberalizzazione del settore del gas, con l’adozione di adeguati atti di indirizzo nei confronti dell’ENI, mediante l’esercizio da parte del Ministero dell’Economia dei poteri dell’azionista.”
In ogni caso, l’obiettivo di pervenire “entro 5 anni” ad un esubero del 20% dell’importazione di gas rispetto alla domanda nazionale, in modo da fare dell’Italia a sua volta un esportatore di gas viene stressato dalla Commissione come obiettivo strategico.

Fonti rinnovabili ed efficienza energetica. “Il ricorso attuale alle fonti rinnovabili nel nostro paese appare ancora trascurabile. Sulla scorta di quanto avvenuto nei principali paesi industrializzati, fotovoltaico ed eolico presentano le maggiori potenzialità di crescita.” Trascinata da questo netto giudizio di Luigi Paganetto (Enea), la Commissione esprime un deciso sostegno a politiche di sostituzione del petrolio con fonti rinnovabili, di sviluppo su scala industriale dell’idrogeno e di implementazione dell’efficienza energetica. Non si dilunga tuttavia nell’affrontare le implicazioni di questa scelta virtuosa dal punto di vista degli investimenti. Importanti sono tuttavia le raccomandazioni di carattere normativo per l’adozione di queste tecnologie e perché l’Italia operi in sede UE per rendere cogenti le direttive europee. E ci si può attendere un riscontro positivo se si guarda alle volenterose prospettive che il recente scenario energetico predisposto dalla Commissione Barroso disegna per le fonti rinnovabili.

Quanto al nucleare, lamentato il mancato ricorso ed espressa la condivisibile raccomandazione di partecipare nelle sedi della ricerca europea su reattori di nuova generazione e sistemazione di rifiuti radioattivi, avanza la singolare teoria secondo la quale, nel medio periodo potrebbe risultare efficace una azione europea coordinata che diffonda gli eventuali vantaggi di prezzo senza che necessariamente tutti i paesi debbano ospitare impianti! Che provino ad avanzare la proposta.

Una previsione
Ed ora, dopo gli elementi di quadro forniti dalla “fotografia”, proviamo a proporre alcuni elementi di prospettiva sul futuro, che siano insieme virtuosi e ragionevoli.
E’ finita la “bella epoque”, quando Enel e Eni recitavano: “Noi siamo i fornai e il nostro interesse è vendere più pagnotte possibile”? Vi ricordate il presidente dell’Enel, Corbellini, che valutava la richiesta in rete di elettricità al ’90 in 364 TWh, ma solo “a seguito di una politica rigorosa di contenimento dei consumi”, o il Pen che prevedeva, sempre al ’90, un’Italia da 220 MTep? Oggi, quindici anni dopo il ’90, il fabbisogno energetico del Paese non ha ancora raggiunto i 200 Mtep e quello elettrico viaggia intorno ai 330 TWh.
Purtroppo la filosofia di offerta delle società di produzione o distribuzione dell’energia è rimasta la stessa, ma quando l’utente si è ingozzato di pagnotte è difficile fargliene trangugiare altre. Un solo esempio: l’ “Italietta” del contatore da tre kW, in fascia sociale protetta, non esiste quasi più dopo che la forsennata campagna Enel per “promuovere” tutti ai 4,5 o 6 kW ha avuto pieno successo; e così se un italiano vent’anni fa consumava circa 3500 kWh all’anno oggi ne consuma quasi 2000 di più e, tenendo conto del fattore climatico, si è uniformato agli sprechi, se non dell’utente francese, sicuramente di quello tedesco.
In questa strage termodinamica permanente le cifre di previsione che vengono avanzate non sono però più quelle, stragonfie, di una volta. Il MAP presenta un documento – per la Conferenza sull’energia, poi saltata – di una cartellina, striminzita, dove al 2010 prevede 212 Mtep; e solo un naso raffinato potrebbe fargli presente che anche in terza media sanno tirare una retta che meglio approssima i punti del diagramma “fabbisogno energetico / anni”. Certo, il lupo perde il pelo…, e quella povera retta che al 2020 dovrebbe passare per 225 schizza invece, misteriosamente, a 243,6 Mtep (si, anche la cifra decimale!).
Ancor più pelosa la previsione per la domanda elettrica: il tasso medio annuo di crescita registrato nel periodo 1992 – 2004 viene generosamente maggiorato (dall’ 1,8% al 2,25%), l’evoluzione della curva di crescita viene tranquillamente ignorata a favore della consueta “estrapolazione lineare” per arrivare a una previsione di 464 TWh per il 2020. Ben il 44% più del 2004 (322 TWh)! Continuiamo pure a vendere pagnotte, anche se qualcuno si dovrebbe essere accorto che la dinamica del picco estivo della domanda che supera di poco quello invernale non potrà essere amplificata a volontà. Certo, se non si stabilizza a livello globale la CO2 e se noi diamo questo bel contributo, serviranno per davvero tutti quei TWh per tenerci al fresco con le temperature che si raggiungeranno. O forse no, perché ci penserà direttamente il livello delle acque sciolte dalle calotte polari.
Ma allora, quale futuro e quali cifre per il nostro Paese? Uso efficiente dell’energia e promozione delle fonti rinnovabili sono state recepite, dopo tante insistenze, come priorità nel programma politico dell’Unione. Automatico quindi il riferimento all’ottimo lavoro preparatorio svolto, nei “tavoli” dell’Unione, dal gruppo di lavoro ad hoc e presentato a Roma nel novembre scorso: “Energia e Ambiente”, d’ora in avanti E & A. Condividiamo la gran parte delle valutazioni e delle cifre e ci permettiamo di avanzare alcune previsioni, articolazioni e sottolineature, limitandoci al traguardo del 2011, cioè al quinquennio nel quale speriamo che le politiche proposte si realizzino davvero col governo di Romano Prodi.
A quella data la nostra previsione sui consumi finali, tendenziale, senza interventi, è di 151 MTep, cui corrisponde un fabbisogno di 207 Mtep. Tale fabbisogno è ovviamente inclusivo della quota elettrica per far fronte a una richiesta in rete che prevediamo in 350 TWh.
E’ proprio questo comparto che vogliamo analizzare con maggior dettaglio, poiché è quello da cui ci si possono attendere risultati significativi, e migliorando la bassa efficienza media di generazione termoelettrica e intervenendo sugli impieghi finali dei grandi settori di consumo. Le conversioni delle centrali da gasolio a carbone su cui l’Enel insiste vanno decisamente respinte; gli sberleffi a Kyoto del governo Berlusconi caricano infatti il Paese di una sfida difficilissima: la riduzione di 100 MTon di CO2 entro il 2012.
La sostituzione in 5 anni di 4400 MW di potenza alimentata a olio combustibile con cicli combinati gas vapore comporta un risparmio complessivo di circa 15 TWh e una riduzione di oltre 5 MTon di CO2, che diventano 6 Mton se 3000 dei MW sostituiti sono a carbone. Un miglioramento del 5% dell’efficienza elettrica dei dispositivi di processo e di utilizzo negli impieghi industriali dei settori di maggior consumo – chimica, meccanica, siderurgia, agroalimentare – dà 5 TWh. La richiesta elettrica del settore domestico (terziario e residenziale) è quella che ha avuto il più elevato ritmo di crescita a un tasso medio del 3,4% negli ultimi 12 anni: un miglioramento solo del 3% dell’efficienza di impiego in 5 anni corrisponde a un risparmio di 4,5 TWh. La riduzione complessiva del 10% degli usi impropri in tutti i settori è stimabile in 4 TWh. La somma di questi contributi è 13,5 TWh, cui corrisponde una riduzione di 5MTon di CO2.
Come si vede siamo ai 30 TWh previsti da E & A; e la modestia degli obiettivi assegnati rende l’articolazione e la realizzazione del tutto credibile. Certo, ottenere quei tanti piccoli risultati comporta l’uso del “cacciavite”; ma non è questo che Prodi ha ripetutamente promesso?
La riduzione di 13,5 TWh abbassa la previsione di richiesta elettrica a meno di 337 TWh e, quindi, l’incremento di 15 TWh rispetto al 2004 può essere coperto dalla metà degli obiettivi per le fonti rinnovabili contabilizzati in E & A (27,9 ÷ 37,1 TWh). Non è davvero un’indicazione, ma una riprova della cautela delle azioni proposte.
Due altri comparti meritano un’analisi dettagliata delle azioni di risparmio e di ricorso alle fonti rinnovabili per il prossimo quinquennio: impieghi domestici, in particolare il settore residenziale, e i trasporti. Ci torneremo.

14 aprile 2006

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