Se l’emissione è da rivedere

  • 3 Ottobre 2006

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I dati diffusi dall'UE impongono una revisione dell'Emissions trading. di Gianni Silvestrini

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I dati sulle emissioni relative ai comparti assogettati alla direttiva Emissions Trading di 21 paesi europei, resi pubblici dalla Commissione il 15 maggio, evidenziano un quantitativo di 44,2 milioni di tonnellate di CO2 in meno rispetto alle 1.829 milioni di tonnellate che erano state assegnate in questi paesi. In sostanza le emissioni reali sono state inferiori del 2,4% rispetto al tetto proposto dai governi, con notevoli differenziazioni tra i vari paesi. Tra le realtà che hanno emesso meno di quanto i governi avevano proposto si evidenziano i paesi dell’Est, la Germania, la Danimarca, la Finlandia, la Francia, l’Olanda e la Svezia. Al contrario, il consuntivo delle emissioni è risultato maggiore rispetto ai tetti governativi per Austria, Italia, Irlanda, Spagna e Gran Bretagna.
In assoluto lo sforamento maggiore si è avuto in Gran Bretagna (33 Mt), mentre l’Italia ha superato le assegnazioni per otto Mt.
E’ chiaro che questo risultato segnala la posizione tutta difensiva di diversi governi nella prima fase 2005-2007, fatto che ha svuotato in gran parte il valore del meccanismo che doveva servire a minimizzare i costi complessivi di Kyoto.
Consentire emissioni elevate nei comparti energivori nel periodo di Kyoto comporterebbe l’acquisto di crediti all’estero con costi che inevitabilmente verrebbero scaricati sulla collettività.
La Commissione ha intenzione di essere molto più rigorosa nell’analisi dei Piani che verranno predisposti entro la fine di giugno per la fase 2 (2008-12).
In Italia la definizione del nuovo Piano di allocazione rappresenterà quindi una sfida importante del nuovo governo.

Gianni Silvestrini

Visualizza il grafico sulle Differenze tra emissioni 2005 e tetti nazionali dei comparti ET

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