Il petrolio

  • 3 Ottobre 2006

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La posizione di QualEnergia.it su una delle fonti fossili più diffusa e discussa

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Se le crisi energetiche degli anni ’70 e ’80 erano state di natura politica, oggi diversi analisti intravedono come molto prossimo il “picco di petrolio”, il momento in cui la produzione globale inizierà a declinare e i prezzi a salire sensibilmente secondo la ben nota “curva di Hubbert”. Il grande aumento dei consumi dovuto anche ai Paesi emergenti, le notizie sulla reale consistenza delle riserve petrolifere di alcuni giganti come Shell e BP, e la mancanza di scoperte di grandi giacimenti, corroborano le analisi più preoccupanti.
Il settore maggiormente colpito dall’inevitabile declino della risorsa crisi petrolifera sarà quello dei trasporti, quasi interamente dipendente da questa fonte.
Oggi più che mai è necessaria una forte politica rivolta all’efficienza nei consumi finali – motori più efficienti, coibentazione delle case, miglioramenti nei processi produttivi – di cui non si colgono i segnali. Al contrario, si spinge verso prodotti a più alto consumo di risorse come i SUV e si punta sempre sull’industria dell’auto come volano principale dello sviluppo economico.
La crisi petrolifera strisciante nella quale ci troviamo ha dunque una doppia natura, politica e di finitezza delle risorse. Il rischio di ulteriori futuri conflitti per le risorse energetiche dovrebbe essere combattuto modificando radicalmente il nostro modo di consumare energia a partire dalla mobilità.
Se in linea di principio l’aumento del prezzo del petrolio dovrebbe rendere più attraenti gli investimenti nelle alternativi più compatibili con l’ambiente, la realtà potrebbe prendere una strada opposta, come mostra l’analisi di Hirsch et. al.  che analizza le possibilità di produrre benzina dal carbone, dagli scisti bituminosi da trattare con elettricità da nucleare, o dalla conversione chimica del gas naturale (questa opzione appare l’unica non peggiorativa). Il futuro potrebbe forse essere peggiore del presente.

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