Falconara dice no alle centrali Api

  • 8 Settembre 2006

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Api-Falconara Sedici associazioni e comitati lanciano la crociata in difesa del Piano energetico regionale, e contro le proposte del gruppo industriale

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Si allarga il fronte del No alle due nuove centrali in progetto all’Api di Falconara. Legambiente Marche, Wwf Marche, i comitati Quartiere Villanova, Quartiere Fiumesino e 25 agosto, il Circolo Legambiente Martin Pescatore, Greenpeace Ancona, l’Associazione Pionieri Rocca mare, il Comitato Città Viva, l’Associazione il Facocero, il Csa Kontatto, il Comitato Giù le mani dal galoppo, Ambasciata dei diritti, Comunità resistenti Marche, Medicina Democratica Falconara e La città in Comune–Ancona si sono riuniti in un coordinamento con lo scopo di difendere il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) da qualsiasi tentativo di modifica che ne stravolga le linee strategiche spianando la strada a nuove mega centrali come quelle proposte dall’Api a Falconara. L’annuncio oggi, nel corso d’una conferenza stampa alla quale sono intervenuti Loris Calcina Presidente Comitato Villanova, Massimo De Paolis Presidente Comitato Fiumesino, Onorino Maiolatesi del Comitato Città Viva, Luigino Quarchioni Presidente Legambiente Marche, Enea Neri Presidente Circolo Legambiente Falconara e Roberto Sgroi in rappresentanza del Comitato Giù le Mani dal Galoppo.

Tutto ciò in vista della verifica del Pear in Regione e dell’avvio a Roma della conferenza dei Servizi per le Centrali Api. «L’unilaterale tentativo della raffineria Api di Falconara di costruire due nuove centrali elettriche per complessivi 580 Mw alimentate con combustibili fossili (metano e gpl ricavato dalla raffinazione del petrolio) non può che trovarci in rotta di collisione – sostiene il coordinamento – poiché non tiene il alcun conto e squalifica a priori il Pear, uno strumento di programmazione energetica estremamente approfondito e tra i più avanzati d’Italia, frutto del lavoro d’un team di docenti dell’Università Politecnica delle Marche, amministratori regionali ed esperti di spessore nazionale».

Una pianificazione, quella approvata dal Consiglio regionale delle Marche il 16 febbraio 2005, che ha escluso a chiare lettere il ricorso a poche grandi centrali per la produzione di energia elettrica, tracciando invece un percorso fatto di risparmio energetico, fonti rinnovabili (biomasse, biodiesel, solare ed eolico) e generazione distribuita, ovvero centrali di piccola taglia di poche decine di Mw- di trigenerazione e cogenerazione per le aree industriali, proprio sul modello dei distretti produttivi marchigiani. «Ma – continua il coordinamento – l’elenco di ragioni contro le Centrali proposte dall’Api è ancora lungo: vanificherebbero tutti gli obiettivi più illuminati del Pear. Continueremo ad essere più dipendenti dal petrolio e dal metano, con prezzi in continuo aumento, forniture condizionate da guerre e ricatti commerciali, altissimi costi ambientali e sanitari. Investimenti, innovazione tecnologica, sviluppo delle fonti rinnovabili e di nuova occupazione subirebbero un’irreversibile battuta d’arresto, proprio mentre il resto d’Europa ha già imboccato questa direzione».

Un piccolo elenco delle ragioni che il coordinamento avanza contro le centrali. Insisterebbero su un territorio già classificato come Aerca (Area ad Alto Rischio di Crisi Ambientale) che annovera, tra le altre cose, la insalubre e pericolosa presenza di una raffineria di petrolio e di 3 centrali elettriche a combustibili fossili in appena 12 chilometri (Sadam Jesi a metano – Igcc API con scarti petroliferi/tar – Enel Camerata Picena a metano). Territorio per il quale il Consiglio Regionale ha già approvato uno specifico piano di risanamento. La popolazione di Falconara, già oggetto d’una indagine epidemiologica sui casi di decesso per leucemia e “per valutare un eventuale eccesso di rischio nelle popolazioni esposte agli inquinanti emessi dalla raffineria”, della quale non sono ancora noti i risultati, non accetta più di mettere a rischio la propria salute. Il progetto delle due nuove centrali elettriche non sarebbe “un’ evoluzione del sito Api di Falconara”, ma soltanto un altro modo di produrre energia da fonti fossili tradizionali come il metano e il gpl, il cui carico inquinante si aggiungerebbe a quanto già grava sull’Aerca. A poco più di un anno dall’approvazione, il Pear delle Marche ha già prodotto risultati incoraggianti: sommando tutti gli interventi per efficienza energetica e fonti rinnovabili già finanziati dalla Regione, gli impianti ancora in iter autorizzatorio e il fotovoltaico finanziato dal Conto Energia al 30/09/2005, la potenza elettrica installabile da fonte rinnovabile potrà incrementarsi nel giro di pochi anni di ben 212 MW per una produzione elettrica pari al 31% di quella prevista nel PEAR fino al 2015.

«Uniremo le nostre forze – conclude il coordinamento – per mettere in cantiere tutte le iniziative utili a contrastare la possibile revisione del Pear lasciapassare alle centrali Api. Sulla scia delle posizioni di contrarietà già espresse formalmente dai Comuni di Falconara M.ma, Chiaravalle, Montemarciano e Monte San Vito, lanciamo un appello anche a tutti gli altri Enti Locali (Comuni dell’AERCA, Provincia di Ancona e Regione), associazioni di categoria e forze sociali a fare altrettanto, assumendo presto una posizione chiara, coerente e univoca sul fronte del no».

8 settembre 2006

Fonte: La Nuova ecologia
www.lanuovaecologia.it

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