Gli aspetti positivi del caro petrolio

  • 2 Agosto 2006

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Vittorio D'Ermo commenta il prezzo del petrolio. Le alte quote del greggio possono essere un sostegno all'uso razionale dell'energia?

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Gli sviluppi dei mercati energetici nei primi sette mesi del 2006 evidenziano un quadro di crescenti difficoltà con prospettive di soluzione che sembrano spostarsi sempre più nel medio termine.
In particolare l’evoluzione del mercato del petrolio, pur alla presenza di una situazione di sostanziale equilibrio tra domanda e offerta, è stata pesantemente condizionata dalle tensioni di tipo geopolitico che hanno interessato una quota assolutamente rilevante dei flussi petroliferi mondiali e da varie strozzature nel settore della raffinazione.

Tra le aree di maggiore criticità spiccano il Medio Oriente, dove al difficile processo di normalizzazione dell’Iraq si è aggiunta la controversia tra Iran e comunità internazionale contraria al progetto iraniano di sviluppare un’autonoma capacità d’arricchimento dell’uranio ed ancora più recentemente il conflitto tra Israele ed il movimento Hezbollah, l’Africa, con la grave situazione nel delta del Niger, l’America latina, dove è riemerso il tema delle nazionalizzazioni dell’industria petrolifera, con possibili negative conseguenze sugli investimenti per lo sviluppo di nuove risorse.
Su questo sfondo il periodo Gennaio–Luglio è stato interessato da un chiaro ciclo rialzista caratterizzato da nuovi record dei prezzi dei greggi marker, il Brent DTD e il WTI, che ha superato la barriera psicologica dei 75$/barile e hanno fatto intravedere la possibilità di nuovi rialzi in territori sconosciuti.

La fase di continui aumenti dei prezzi non ha nemmeno rispettato le regole della stagionalità della domanda in quanto le aspettative di peggioramenti del quadro politico hanno quasi sempre avuto il sopravvento sulle considerazioni di natura tecnica.
Le elevate quotazioni dei greggi e la tenuta della domanda di prodotti finiti a partire dalla benzina, che ha assunto il ruolo di prodotto leader a causa della criticità del settore della raffinazione sul mercato americano, hanno avuto come effetto sensibili aumenti sui mercati dei prodotti.
Sul mercato CIF Genova, da Gennaio a Luglio(media primi 20 giorni) il prezzo medio mensile della benzina 50ppm è passato d 584 $/ton a 784 $/ton raggiungendo punte superiori agli 800 $/ton, il gasolio 0,2% di zolfo è passato da 570$/ton a 642$/ton.
Gli sviluppi del mercato del gas, con la crisi tra Russia ed Ucraina, che ha spinto al rialzo, già all’inizio dell’anno, i prezzi dell’olio combustibile a basso tenore di zolfo hanno conferito un profilo particolare all’andamento dei prezzi di questo prodotto.
Il BTZ a basso tenore di zolfo, con un prezzo a gennaio di 338 $/ton, sempre cif Genova, è stato quotato 341 $/ton nella prima parte di Luglio in apparente controtendenza con i prezzi del petrolio.

L’olio combustile ad alto tenore di zolfo, meno interessato dalla vicenda gas, è invece passato da 283$/ton a 324 $/ton.
Di fronte a questa serie di rialzi dei prezzi dei prodotti petroliferi che si sono trasmessi più o meno automaticamente sui prezzi del gas e anche su quelli dell’elettricità, ci si chiede se l’attenzione ai temi dell’uso razionale dell’energia abbia ricevuto una spinta significativa con ricadute positive sull’ambiente.
Sul piano dei macroindicatori la risposta sembra, però, essere piuttosto deludente. La domanda petrolifera nel primo semestre 2006 è aumentata di circa 0,7 milioni di barili/giorno rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, portandosi al livello record di 84,3 milioni di barili/giorno, a fronte, non solo degli aumenti di prezzo di quest’anno, ma di quelli registrati anche negli anni precedenti, che, ugualmente, non hanno suscitato apprezzabili riduzioni di domanda.

In realtà l’aumento della domanda mondiale di petrolio in questa prima parte del 2006 è il risultato di una leggera riduzione della domanda dell’area OCSE (-0,2 milioni di barili/giorno) e di un aumento di quasi un milione di barili/giorni della domanda dei paesi in rapido sviluppo, ma questo dato non fa altro che sottolineare la scarsa reattività della domanda dell’area OCSE.
Il potenziale di razionalizzazione dei consumi di quest’area è, infatti, molto ampio ma continua, però, a non essere sfruttato: si pensi al tema dell’efficienza del parco auto di cui si parla solo marginalmente.
A fianco di una scarsa reattività dal lato della domanda vi sono anche alcune risposte sul piano dell’offerta che possono addirittura determinare un aumento dei consumi di energia e delle emissioni di CO2.

I nuovi livelli di prezzo dei prodotti petroliferi se da un lato costituiscono un segnale molto importante per il rafforzamento della posizione competitiva di molte fonti rinnovabili, a partire dall’eolico, rappresentano anche un forte incentivo per un maggior uso del carbone, non sempre utilizzato con tecnologie d’avanguardia, e per lo sviluppo d’idrocarburi di tipo particolare come, ad esempio, le sabbie bituminose il cui sfruttamento richiede l’impiego massiccio d’energia oltre a determinare un pesantissimo impatto sul territorio.
In conclusione non sembra che i segnali di prezzo siano sufficienti di per sé a determinare scelte a favore dell’uso razionale dell’energia e dell’ambiente che richiedono interventi e politiche di tipo strutturale. In tal senso i nuovi prezzi dell’energia, tra l’altro con prospettive di rientro non molto incoraggianti, possono rappresentare solo la prima tappa di un processo di riorganizzazione dei sistemi energetici dove il ruolo delle risposte del singolo consumatore finale è molto limitato a fronte di quello delle istituzioni e dell’industria.

Visualizza il grafico: Prodotti a confronto CIF Med Genova
Fonte :elaborazioni su dati Platts

Vittorio D’Ermo
Direttore Osservatorio Energia AIEE (www.assaiee.org)

1 agosto 2006

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