dI GIANNI SILVESTRINI, Direttore scientifico del Kyoto Club

Che cosa sono le energie alternative?
Dall’inizio della rivoluzione industriale i combustibili fossili dominano la scena energetica. Prima il carbone, poi il petrolio, adesso il gas. Nell’arco di secoli verranno così utilizzate risorse che si sono formate nel corso di milioni di anni. Le “alternative” ai combustibili fossili sono le fonti rinnovabili e il nucleare, tecnologia che però ha subito una battuta d’arresto negli ultimi due decenni a causa degli allarmi dell’opinione pubblica e della levitazione dei costi.

Spesso si parla indistintamente di energie alternative o rinnovabili, ma qual è la differenza?

Le fonti rinnovabili hanno la caratteristica della non esauribilità, in quanto utilizzano direttamente o indirettamente l’energia solare. Questa loro origine garantisce anche l’assenza di emissioni di anidride carbonica, ragione per cui rappresentano una soluzione efficace contro i cambiamenti climatici. Il nucleare non si può invece considerare rinnovabile in quanto dipende da risorse finite di uranio. Il termine di “alternativo” applicato al nucleare viene inoltre contestato dagli ambientalisti che considerano questa tecnologia omogenea al sistema centralizzato dell’energia.

Qual è il grado di maturità delle fonti rinnovabili?
Il miglioramento dei rendimenti e la riduzione dei costi delle tecnologie verdi è stato molto significativo negli ultimi 15 anni. Per l’eolico, ad esempio, l’elettricità prodotta è passata da 1 a 5 centesimi €/kWh. Oggi gli aerogeneratori hanno una potenza dell’ordine di 1-3 MW (megawatt) e i rendimenti sono molto aumentati. Non stupisce quindi che questa tecnologia abbia conosciuto i maggiori successi nell’ultimo decennio. Basti dire che l’obiettivo di 40mila MW fissato dalla Ue per il 2010 è stato raggiunto nel Vecchio continente già lo scorso anno. Il solare fotovoltaico parte solo ora, ma con un tasso di crescita ancora più rapido dell’eolico (45% annuo). Questa tecnologia potrà vedere ancora notevoli miglioramenti con il passaggio ai film sottili e la riduzione dei costi. Eolico e biomassa saranno le tecnologie leader nei prossimi 20 anni mentre per il resto del secolo la supremazia sarà del solare, in combinazione con l’idrogeno.

Con l’utilizzo di fonti rinnovabili abbandoneremo le grandi centrali per una struttura di produzione più distribuita con piccoli impianti diffusi sul territorio?
Siamo in effetti entrati in una fase di profonda revisione del modello energetico. Nella seconda metà del secolo scorso la taglia delle centrali era costantemente cresciuta fino a oltrepassare i 1.000 MW, mentre adesso si intravede un’inversione di tendenza. La generazione elettrica distribuita (inclusa la cogenerazione, ma escludendo il grande idroelettrico) quest’anno supererà a livello mondiale la produzione di elettricità nucleare. In alcuni Paesi, come la Danimarca, la generazione diffusa già rappresenta oltre il 40% della produzione totale. E dunque probabile che il futuro vedrà un mix bilanciato di grandi centrali e di migliaia di miniimpianti sul territorio.

Entro il 2020 la Svezia eliminerà il petrolio a favore di fonti rinnovabili. È un obiettivo realistico?
La Svezia utilizza già ora le rinnovabili su larga scala. Nel 2003 queste coprivano il 26% dei consumi totali. La sostituzione dei prodotti petroliferi nel riscaldamento sarà fattibile, considerando l’ampia disponibilità di biomasse. La vera sfida sarà invece nei trasporti, dove i biocarburanti potranno dare un grande contributo, ma bisognerà fare un salto di qualità anche nell’efficienza energetica dei veicoli. A livello internazionale, la fuoriuscita dal petrolio entro il 2020 mi sembra decisamente ambizioso ed è più probabile che l’obiettivo vada traslato di un paio di decenni.

Per l’Italia sarebbe possibile una soluzione simile?
L’Italia potrà coprire sul medio termine il 25% dei suoi consumi elettrici con le energie verdi,
idroelettrico, biomassa, geotermia ed eolico. Sul fronte dei trasporti, il 5% dei consumi dovrebbe essere coperto da biocarburanti entro il 2010. Contributi più sostanziosi potranno venire solo sul lungo periodo con la riduzione dei costi delle tecnologie solari.

Qual è l’impatto ambientale delle rinnovabili?
Le fonti rinnovabili solitamente hanno un impatto decisamente inferiore rispetto alle altre tecnologie. Nel caso dell’eolico occorre però fare attenzione all’inserimento degli aerogeneratori nel paesaggio. La valutazione estetica è comunque molto soggettiva: c’è chi apprezza molto gli impianti eolici e chi li detesta.

Il mercato delle emissioni di CO2 previsto dal protocollo di Kyoto e in funzione da un anno anche in Italia sta stimolando gli investimenti nelle rinnovabili?
Il mercato delle emissioni, avviatosi lo scorso anno, può comportare un aumento dell’uso delle rinnovabili sia in Italia, con l’utilizzo di biomasse nella combustione (centrali a carbone cementifici cartiere), sia all’estero grazie ai meccanismi flessibili previsti da Kyoto. I progetti già approvati su scala mondiale garantiranno una riduzione di oltre 1 miliardo di tonnellate equivalenti di CO2 entro il 2012, anche se solo una parte limitata ha riguardato finora le rinnovabili.

Le riduzioni fissate da Kyoto per il 2012 sono un traguardo raggiungibile?
Le emissioni climalteranti nel 2004 sono state del 13% più alte rispetto al 1990. In totale nei 5 anni previsti da Kyoto (2008-2012) dovremmo gestire un eccesso di 600 milioni di tonnellate. Considerando ottimisticamente un valore di mercato pari a 15 €/tCO2, sarebbero necessari 9 miliardi di euro per soddisfare gli obblighi. In realtà una parte di questo gap sarà colmato con programmi già avviati e con quelli che il nuovo Governo potrebbe lanciare. una politica intelligente consentirebbe tra l’altro la creazione una forte industria nazionale delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Paesi a fortissima crescita industriale, come Cina e India, hanno altissimi consumi di combustibili fossili. È pensabile che anch’essi puntino su fonti rinnovabili?
La crescita della Cina ha raddoppiato l’anidri carbonica prodotta rispetto al ’90 e le emissioni supereranno quelle Usa prima del 2010. Per comprendere l’evoluzione in atto basti dire che l’incremento del solo 2004 (+14%) equivale al contributo totale italiano della CO2. Lo stesso dinamismo si riscontra in India. La fame di energia sta portando però questi Paesi a spingere molto anche sulle fonti rinnovabili. Così la Cina ha fissato un obiettivo del 15% energie verdi al 2020 e l’India già adesso è la quarta potenza mondiale nel campo dell’eolico.

Testo raccolto da Guido Romeo

24 luglio 2006