I Conti dell’emissione

  • 14 Luglio 2006

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Un anno dopo l'entrata in vigore della direttiva sulle emissioni è possibile fare un bilancio. Un articolo tratto dal numero 3-2006 di QualEnergia, appena pubblicato. di Michele Villa*

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Al termine del primo anno di conformità della Direttiva 2003/87 sul sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 (Emissions Trading) è tempo di fare bilanci, ma soprattutto di capire il futuro di questo strumento di politica ambientale. Entro il 31 marzo le imprese italiane dovevano dichiarare le proprie emissioni per l’anno 2005, sottoporre i calcoli a enti accreditati per la loro certificazione e inviare la relativa comunicazione al Ministero dell’Ambiente.

Il differenziale tra quanto effettivamente emesso e quanto ottenuto dal Piano di assegnazione italiano, pubblicato nella sua versione definitiva alla fine di febbraio 2006, stabilirà per ogni impianto coinvolto la necessità o meno di acquisire quote sul mercato per rientrare nei limiti stabiliti. Sulla ritardata attivazione del collegamento con il registro comunitario delle emissioni l’Italia ha rischiato la messa in mora da parte della Commissione UE, che invece ha richiamato il nostro Paese in merito alla mancata comunicazione dei dati che dovranno consentirci di partecipare al sistema internazionale di scambio delle quote di emissione a partire dal 2008.

Considerando l’affidamento fatto dal Governo italiano ai crediti ottenibili con gli altri meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto (JI/CDM) per il raggiungimento dell’obiettivo del -6,5% rispetto al 1990, l’ipotesi di un’esclusione dal trading internazionale comporterebbe un drastico cambiamento di politica per la riduzione dei gas serra.

Al di là dei pure importanti aspetti formali del sistema, i ritardi che si sono accumulati rispetto alle scadenze previste dalla Direttiva sull’Emissions Trading, creando incertezze e dilazionando l’adozione di strategie adeguate, rischiano di essere fortemente penalizzanti per l’Italia anche in considerazione di alcuni fatti:

  • circa 300 impianti, prevalentemente concentrati nella categoria “altri impianti di combustione” e nell’industria della carta, hanno avuto un assegnazione di quote inferiore a 10.000 t/CO2 anno;si tratta di soggetti di medie/piccole dimensioni che potrebbero trovare difficoltà ad approvvigionarsi di quote, con costi di transazione sproporzionati rispetto al loro effettivo contributo alle emissioni di gas serra;
  • i grandi produttori elettrici, l’Enel in primis,stanno trasferendo sugli utenti finali l’extra costo derivante dalla copertura dei costi dell’Emissions Trading procurandosi di fatto profitti aggiuntivi e penalizzando ulteriormente il sistema economico, già gravato da alti costi dell’energia;
  • entro il 30 giugno 2006 andrà presentato il nuovo Piano di assegnazione per il periodo 2008-2012; a tal fine la Commissione Europea ha già emesso le linee guida sulla seconda fase di assegnazione delle quote, facendo tesoro delle cosiddette lessons learned. Le indicazioni, sviluppate sulla base dell’esperienza maturata a livello europeo fino a ora, sono orientate a un maggiore utilizzo dell’ET nel raggiungimento degli obiettivi nazionali di Kyoto, a regole più semplici e trasparenti di assegnazione delle quote, a una maggiore attenzione al rispetto delle tempistiche per evitare che le aziende vengano danneggiate dai ritardi di avvio del sistema (come nel caso italiano). La Commissione si aspetta un taglio importante del totale delle quote assegnate (6%) che andrà a ricadere prevalentemente sui Paesi più lontani dagli obiettivi di Kyoto; tra questi, su tutti, Italia (si parla di un taglio del 16%) e Spagna. Solo nei prossimi mesi si potrà compiutamente capire il reale impatto dell’Emissions Trading sul sistema italiano e quindi il rischio di dover affrontare, in vista della seconda fase, un lungo e travagliato periodo di negoziazione per le nuove assegnazioni.

Michele Villa *

14 luglio 2006

*Erm Australia

13 luglio 2006

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