L’approvazione nel Consiglio dei Ministri dello scorso 9 giugno del disegno di legge (ddl) proposto da Bersani sull’energia è stato, significativamente, uno dei primi atti del nuovo Governo Prodi.
Vi sono contenute misure di buon senso, come la sterilizzazione dell’Iva in presenza di aumenti del costo del greggio e altre, volte a garantire maggiore concorrenza al mercato dell’energia (incluso il maggior peso dato all’Autorità dell’energia elettrica e il gas).
Uno spazio specifico è inoltre dedicato al risparmio energetico e alle fonti rinnovabili. Alcuni criteri direttivi su questi temi sono stimolanti, anche se le proposte risultano assemblate in maniera incoerente. Soprattutto manca un chiaro quadro di insieme e manca soprattutto un obiettivo complessivo (Kyoto) cui tendere.
Vediamo alcune delle tematiche che verranno sviluppati nei prossimi mesi.

Aumentare l’efficienza energetica degli usi finali
Si punta a incrementare gli obiettivi di risparmio energetico attribuiti ai distributori di energia elettrica e gas. Si tratta di un’indicazione quanto mai necessaria in considerazione del fatto che il mercato dei certificati bianchi è partito molto bene con un risparmio certificato di 280.000 Tep, contro i 156.000 Tep previsti per il 2005 (+80% rispetto all’obiettivo stabilito).
L’esigenza di innalzare e prolungare nel tempo gli impegni di risparmio erano stati sottolineati da più parti. Il Kyoto Club, ad esempio, ha proposto di innalzare da 2,9 Mtep a 3,5 Mtep l’obiettivo del 2009 e di fissare a 10 Mtep l’obiettivo del 2012. Se venissero adottati questi obiettivi si ridurrebbero di 85 milioni di tonnellate le emissioni di CO2 nel quinquennio di Kyoto, evitando in tal modo di spendere una cifra pari a 1,7 miliardi di Euro (nell’ipotesi ottimistica di un costo medio di 20 €/t CO2) per l’acquisto all’estero dei crediti di CO2.
Un altro punto importante indicato nel ddl riguarda la possibilità di introdurre standard minimi di efficienza energetica e meccanismi atti a indirizzare la domanda verso prodotti come elettrodomestici e pompe di calore a basso consumo di energia. Se si considera l’enorme successo che ha avuto nel nostro Paese l’etichettatura dei firgoriferi si capisce l’importanza di queste misure.
Solo 7 anni fa la percentuale dei frigoriferi di classe A (i migliori, secondo la etichettatura della UE che seleziona i prodotti in relazione alla loro efficienza energetica) era assolutamente marginale in Italia, mentre le vendite raggiungono ora quasi due terzi del totale.
Se le cose non vanno male nel settore dei frigoriferi, non altrettanto si può dire nel comparto della climatizzazione. Si consideri che dal 2000 sono stati venduti nel nostro Paese oltre 9 milioni di condizionatori, spesso di bassa efficienza energetica, per capire l’importanza di estendere la pratica della certificazione e più in generale l’informazione all’utenza.

Fonti rinnovabili
L’attenzione alle fonti rinnovabili nel ddl è settoriale in quanto, al di là del titolo, vengono citati solo provvedimenti per il solare e per i biocarburanti. Sarebbe invece utile una rivisitazione dell’attuale meccanismo di incentivazione della produzione di elettricità verde, imbastardito dall’inserimento del teleriscaldamento e dell’idrogeno e con obiettivi di crescita troppo bassi.
Sul solare termico vengono previsti incentivi e semplificazioni amministrative, sottolineando correttamente le enormi potenzialità di diffusione di questa tecnologia e la possibilità di creare in tempi brevi un’industria nazionale.
In verità sarebbe più efficace per il raggiungimento di questi obiettivi la semplice introduzione dell’obbligo dell’installazione di questa tecnologia in tutti i nuovi edifici. Un simile provvedimento, adottato dalla Spagna e dal Portogallo negli scorsi mesi, consentirebbe di decuplicare in un paio di anni l’attuale mercato del solare termico, dai 55.000 metri quadrati venduti annualmente a oltre mezzo milione.

Autoveicoli
Con un salto mortale, il ddl passa poi alla promozione dei veicoli ad alta efficienza. Anche in questo caso si tratta di un indirizzo importante, in considerazione del fatto che le emissioni climalteranti del settore dei traporti sono quelle in maggiore controtendenza rispetto agli obiettivi di Kyoto (+25% tra il 1990 e il 2005). L’indirizzo andrebbe esteso anche verso autocarri e verso i motocicli (non citati nel provvedimento).

Obiettivi verdi per le Regioni
Infine viene riportato un punto molto importante che riguarda i soggetti attuatori delle varie politiche. Si cita infatti la necessità di arrivare a una ripartizione degli obblighi sulle fonti rinnovabili tra le varie Regioni. La responsabilizzazione delle Regioni è un passaggio estremamente importante se si vogliono ottenere obiettivi ambiziosi di energia verde.
In realtà si dovrebbe fare di più. Con le Regioni andrebbero concordate delle quote di riduzione delle emissioni climalteranti, riproducendo cioè l’approccio di “burden sharing” con cui l’Europa ha diviso tra gli Stati membri il proprio obiettivo assunto a Kyoto.

Gianni Silvestrini

12 giugno 2006