Il settore edilizio è responsabile di più del 40% dei consumi energetici nell’Unione Europea. La penetrazione di tecnologie innovative per il risparmio energetico e il ricorso a fonti di energia rinnovabile sono azioni ritenute a gran voce indispensabili per concorrere alla sostenibilità energetico-ambientale, e si è anche diffusa la consapevolezza delle grandi opportunità offerte dai benefici economici derivanti dalla loro adozione.
Perchè quindi non assistiamo, come sarebbe logica conseguenza di tale presa di coscienza, ad un ampio ricorso a tali tecnologie e fonti energetiche?

E’ una delle questioni a cui ha cercato di dare una risposta il progetto BRITA in PuBs,
attraverso un’indagine socio-economica che ha coinvolto decision makers e operatori del settore di nove Paesi dell’Unione Europea partecipanti al progetto. (BOX)
Dall’indagine è emerso un aspetto comune che risulta estremamente significativo: per avviare strategie di intervento su edifici pubblici le decisioni sono fortemente dipendenti dall’ammontare dei costi di investimento iniziali invece che da una lungimirante valutazione di costi/benefici nel tempo, come diversamente è auspicato dagli stessi soggetti coinvolti nell’indagine. Questo ovviamente si traduce in un grosso ostacolo alla diffusione di tecnologie innovative che, in molti casi, comportano una più alta spesa iniziale a fronte di risparmi significativi a medio-lungo termine.(Grafico 1)

Sul tema della qualità dell’informazione relativa alle tecnologie efficienti, tra gli operatori della pubblica amministrazione è emerso lo squilibrio tra la grande quantità di “consigli verdi”, forniti da fonti più o meno attendibili, e la carenza di informazioni tecniche referenziate.
Sono state rilevate, inoltre, forti lacune di informazione su aspetti economici di base, quali i costi di investimento e di gestione delle possibili soluzioni innovative e gli incentivi finanziari (sovvenzioni, sgravi fiscali, etc.) messi a disposizione dalle diverse amministrazioni, a scala europea, nazionale e locale.
La mancanza di informazioni attendibili su questi aspetti porta inevitabilmente ad un ripiegamento verso l’utilizzo di soluzioni tradizionali, avvertite come più tranquille, prive di incognite e con rischi contenuti.(Grafico 2)

Per quanto riguarda più da vicino la situazione italiana in particolare, i diversi enti che gestiscono parchi di edifici pubblici registrano spesso l’adozione di soluzioni innovative per il risparmio energetico applicate ad alcuni edifici altamente rappresentativi e la contraddittoria persistenza di enormi sprechi dovuti ad una pessima gestione del restante patrimonio immobiliare: la riorganizzazione della gestione energetica degli edifici, attraverso l’adozione estesa di soluzioni avanzate per il monitoraggio e per un uso più efficiente delle tecnologie già in uso, viene in questi casi invocata quale soluzione prioritaria. Tra gli ostacoli emergono anche gli extra costi affrontati dai progettisti per lo sviluppo di soluzioni non tradizionali che, generalmente, non sono recuperabili perché non previsti dai bandi di progetto.

Infine è risultata problematica la eccessiva frequenza dei “cambi al vertice”: i decision makers hanno mandati relativamente brevi per cui preferiscono raggiungere risultati immediati e di immagine piuttosto che risultati più importanti a lungo termine.
Alla luce dell’indagine condotta, ad oggi le gestioni immobiliari pubbliche italiane non risultano purtroppo brillare per pratica di sostenibilità, nonostante si registri una diffusa e crescente sensibilità ambientale. 

Simone Ferrari, Francesca Plantamura

Visita il sito http://www.brita-in-pubs.com/

 

In allegato, box e grafici 1 e 2