A fine aprile la Spagna ha spento i generatori della centrale nucleare ‘Jose Cabrera’ di Zorita (Guadalajara), la più vecchia di Spagna e la prima a terminare in modo programmato la sua esistenza.

La chiusura anticipata della centrale, inaugurata nel 1968, era stata decisa dal governo di Jose Maria Aznar nel 2002 dopo un’energica campagna guidata da Greenpeace. Il Governo di Madrid ridurrà ad otto le centrali nucleari ancora funzionanti in Spagna che producono il 20% dell’energia elettrica.
La centrale dopo la chiusura operativa subirà un processo di raffreddamento graduale che si concluderà entro il 2009 mentre lo smantellamento definitivo avverrà nel 2015 e costerà 150 milioni di euro.

La chiusura di Zorita coincide con i 20 anni della tragedia di Chernobyl ed ha spinto il partito Sinistra Unita (Iu) a chiedere al premier Jose Luis Rodriguez Zapatero di mantenere le sue ”promesse elettorali” e che si progetti la chiusura graduale e concertata di tutte le centrali nucleari in Spagna.

Stessa richiesta viene avanzata dagli ambienti ecologisti, mentre osservatori e stampa sollevano interrogativi alla luce soprattutto del forte aumento del prezzo del petrolio.
Zapatero ha detto che la questione deve essere ”analizzata in profondità” da tutti i punti di vista compreso quello dei rifornimenti energetici. Questo in un momento in cui il Brent ha superato i 70 dollari e la produzione alternativa sarebbe affidata soprattutto al ciclo combinato di gas, che produce CO2 in contrasto con il Protocollo di Kyoto sulla diminuzione di tali emissioni per ridurre l’effetto serra.

Dal novembre scorso il governo ha creato un ‘”tavolo nucleare” formato da esperti, politici ed ecologisti per dare una risposta al problema e le cui conclusioni possono essere già incluse alla fine di maggio nel dibattito parlamentare sullo stato della nazione.


L’articolo è tratto da E-gazette

8 maggio 2006