L’effetto serra degli ambientalisti

  • 5 Maggio 2006

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Ecco cosa dice delle quote di CO2 il mondo dell'ecologismo

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Non si è fatto in tempo a fare il bilancio del primo anno di attuazione della Direttiva sull’Emissions trading che già gli occhi sono puntati sull’impostazione dei Piani di allocazione della fase 2 della direttiva (2008-12).

Un rapporto da poco pubblicato da parte del Climate Action Network (CAN) Europe, l’ombrello che raggruppa le principali associazioni impegnate nella sfida dei cambiamenti climatici, presenta una valutazione “ambientalista” sul comportamento dei singoli Stati nella definizione degli obiettivi nella prima fase e sulle regole che dovrebbero essere seguite nella fase 2.

L’analisi sul passato è impietosa. Si punta il dito sulla maggioranza dei 15 Paesi della UE che non hanno usato questo strumento per ridurre le emissioni. Complessivamente, secondo l’analisi del CAN, i comparti industriali coinvolti avrebbero ricevuto l’autorizzazione a emettere nel periodo 2005-7 una quantità di CO2 del 4% superiore rispetto all’anno di riferimento. Va detto che, in questa stima del CAN, all’Italia vengono attribuite per il triennio 232 Mt/a che era il tetto contenuto nella proposta iniziale e non il tetto finale di 223 Mt/a, dopo il taglio richiesto dalla UE.

Severo il giudizio sulla trasparenza del processo che ha portato alla definizione degli obiettivi. Si è generalmente seguito infatti un approccio che ha privilegiato il rapporto con i settori industriali, con una consultazione pubblica limitata.

Per quanto riguarda i Piani relativi alla prossima fase, che andranno presentati entro il 30 giugno, il CAN ricorda come la Commissione abbia sollecitato una riduzione di almeno il 6% rispetto ai livelli di emissioni del periodo 2005-7, ma il CAN ritiene che questo taglio sia assolutamente insufficiente a raggiungere gli obiettivi di Kyoto.

 
Gianni Silvestrini
6 maggio 2006

Il rapporto del CAN in formato Pdf

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