Il caso della scelta nucleare di Enel in Slovacchia è inquietante non tanto per la spesa che di certo l’ex ente elettrico si può permettere, ma per il pericolo collegato di fatto all’insistenza su un tipo di reattori superati. E rischiosi. Onufrio di Greenpeace lo spiega nell’intervista G. RA. A fine aprile dovrebbe completarsi l’accordo tra Enel e governo slovacco per l’acquisto della società elettrica Se. Ne abbiamo chiesto a Giuseppe (Pippo) Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace, l’organizzazione ambientalista, molto attiva in Slovacchia.

Quali i punti dell’accordo Enel-Se?
In questi giorni – nel ventennale di Cernobyl – verrà siglato l’accordo tra Enel e governo slovacco per l’acquisto del 66% della Slovenske Electrarne (Se), l’azienda elettrica slovacca. In cambio della cessione, il governo slovacco vuole, oltre alla privatizzazione della Se – ancora ente pubblico – un piano di investimenti che per l’85% riguarda il completamente delle due unità nucleari a Mochovce del tipo Vver 440/V-213, destinate a sostituire le unità operanti a Bohunice (del tipo Vver 440/230), che verranno dismesse tra il 2006 e il 2008 in base all’accordo di partenariato per l’adesione nell’Ue, in quanto al di sotto degli standard minimi di sicurezza.

In che consiste il completamento dei due reattori di tipo sovietico Vver?
Uno dei punti più controversi riguarda la nuova legislazione per il fondo destinato alla gestione delle scorie e allo smantellamento dei vecchi reattori nucleari e la gestione dei vecchi reattori (A-1, reattore moderato a gas che ebbe un serio incidente nel 1977), e i reattori Vver-230 che dovrebbero esser chiusi tra il 2006 e il 2008. Durante il negoziato Enel ha presentato un piano di investimenti per un totale di 1,9 mld di Euro buona parte dei quali per 1,6 mld di Euro (85% dell’investimento totale) destinati al completamento dei reattori Mochovce 3 e 4. Questi sono reattori ad acqua pressurizzata di costruzione sovietica tipo Vver 440/V-213. Il resto della spesa riguardava l’aggiornamento dei reattori Bohunice V-2 (del tipo VVER 213).

Ma non si tratta di reattori superati?
Nel corso degli anni ’90 furono condotti diversi studi sulla convenienza economica di questo investimento – incluso uno della Ebrd (European Bank for Reconstruction and Development) Il sito è a 100 km a est di Bratislava e a 150 km da Vienna: L’inizio della costruzione è il 1984 (dunque precedente il disastro di Cherrnobyl) e nel 1990 ci fu una prima interruzione dei lavori per mancanza di fondi; nel 1993 vi è stata la separazione dalla Repubblica Ceca. Le prime due unità sono entrate in funzione rispettivamente nel 1998 e 1999, mentre la costruzione delle due unità 3 e 4 si è fermata al 50% della costruzione. L’Erbd rifiutò di finanziare il completamento delle unità 3 e 4 per mancanza di mercato interno che ne motivasse la messa in funzione. Uno studio dell’Agenzia di stato slovacca nel 2000 valutava in 17 anni il tempo minimo per il ritorno dell’investimento. Lo studio di fattibilità per il completamento dei reattori Mochovce-3 e 4 è previsto per il maggio 2007.

Mi puoi spiegare meglio le caratteristiche di questi reattori Vver?
Si tratta di reattori di tipo sovietico Vver 440/V-213, che rappresentano la seconda generazione di questo tipo di reattori ad acqua pressurizzata (la prima generazione è Vver 440/230). Le unità hanno una potenza ciascuna di 408 MW. Rispetto ai reattori di prima generazione, considerati non adeguabili agli standard occidentali, è presente un sistema di raffreddamento d’emergenza, ma il sistema di contenimento secondario non è confrontabile con quello dei Pwr occidentali di concezione moderna. Il sistema di depressurizzazione non è adeguato per gli incidenti che vadano oltre quelli assunti dai criteri progettuali. Un altro punto debole di questo genere di reattori è la scarsa qualità dei materiali utilizzati, e un difetto che permane nonostante gli aggiornamenti è la mancanza di spazio tra tubazioni, sistemi di controllo e cavi e uno sfavorevole assetto delle turbine rispetto all’edificio del reattore con potenziali danni in caso di incidente alle turbine. Per quanto riguarda la sicurezza rispetto a eventi esterni, i Vver sono al di sotto degli standard occidentali aggiornati. Va ricordato che dopo l’unificazione tedesca, a Greisfwald nell’ex Ddr, le prime 4 unità della centrale che erano della prima generazione Vver furono subito chiuse, e l’unità 5, un Vver di seconda generazione che aveva raggiunto la criticità nel 1989 fu disattivato mentre non era ancora a regime.

Quali sono le convenienze per Enel?
Una cosa è certa: si tratta di reattori la cui sicurezza è lontana dagli standard occidentali e il cui costo di completamento stimato in 1,6 mld di euro per 816 MWe, si aggira sui 2000/kW, da 4 a 5 volte il costo di una centrale a gas equivalente. Solo dal 1994 si è iniziato l’accantonamento dei fondi per lo smantellamento dei reattori nucleari slovacchi e la gestione delle scorie; per questa ragione si è già creato un deficit oscillante tra 400 e 660 milioni di euro. Nel giugno 2004 il governo slovacco ha approvato un piano di ristrutturazione del Fondo che prevede un accantonamento annuale dell’ordine dei 68,5 milioni di euro. Stime indipendenti rivedono al rialzo la cifra annuale da accantonare, tra 103 e 158 milioni di euro l’anno. Nell’autunno 2005, durante le negoziazioni con Enel, il governo ha rivisto le proprie stime al ribasso, valutando l’accantonamento annuale a 42,1 milioni di euro. Secondo alcune fonti, Enel avrebbe proposto un accantonamento di 34 milioni di euro l’anno fino al 2010 e poi una quota decrescente. Il deficit accumulato finora dal Fondo verrebbe coperto da una tassa fissa sull’elettricità da applicarsi a tutti gli utenti.

Gulielmo Ragozzino
Intervista pubblicata su Il Manifesto del 16 aprile 2006