Maledetta guerra del petrolio

  • 29 Aprile 2006

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Con l'attentato ai militari italiani sale ancora la tensione in Medio Oriente. Le previsioni Usa rispetto la guerra si sono rivelate totalmente sbagliate

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Tutto sta tragicamente andando a rotoli in Iraq, specialmente dopo l’attentato di ieri che ha visto coinvolti i nostri militari, e così pure l’idea originaria di mettere una seria ipoteca sulle riserve più importanti del Mondo dopo quelle dell’Arabia Saudita (120 miliardi di barili con una possibile estensione di altri 100 miliardi di barili).

La BBC ha reso pubblici i piani americani sull’Iraq, predisposti prima dell’attacco alle torri gemelle.

Il controllo sulle enormi riserve irachene risulta strategico, anche in relazione al possibile picco della produzione di petrolio nei prossimi 10-20 anni. Del resto la legislazione predisposta in Iraq in questi ultimi tre anni ha introdotto i Products Sharing Agreements che contengono clausole molto favorevoli per le compagnie straniere. Solo 17 degli 80 giacimenti individuati finora sono sfruttati dalla società nazionale irachena mentre gli altri 63 dovrebbero essere gestiti da compagnie straniere.

Secondo un rapporto del Global Policy Forum questo schema di sfruttamento delle riserve petrolifere farebbe entrare da 50 a 250 miliardi di dollari in meno al governo iracheno.

L’occupazione dell’Iraq doveva portare a un crollo dei prezzi sulla scena mondiale, ma la realtà è stata completamente diversa.

Bush puntava a un accrescimento della produzione petrolifera che si era ridotta a 2,6 Mb/g per l’embargo (era di 3,5 Mb/g prima del 1990). La produzione invece, malgrado il controllo sugli impianti di 14.000 soldati, si è ridotta a 1,1- 2 Mb/g. Considerando che 0,5 Mb/g sono consumati internamente, all’esportazione non restano che 0,6-1,5 Mb/g.

Proprio questa riduzione ha contribuito, insieme ad alcuni altri importanti fattori, a far schizzare i prezzi del greggio da 25 a 75 dollari a barile.

Gli americani parlano di restare in Iraq per altri dieci anni. La posta in gioco è alta, come ricorda la battuta del film “Gli ultimi giorni del condor” a proposito della necessità vitale del petrolio per l’occidente. La risposta è però completamente sbagliata e una guerra nata sotto il manto dell’ipocrisia e della menzogna rischia di far bruciare tutto il Medio Oriente.

 
Gianni Silvestrini

28 aprile 2006 

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